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 2007  marzo 21 Mercoledì calendario

L’acqua si è trasformata in miraggio. A volte appare in modo catastrofico con alluvioni che hanno lasciato il segno, tra il ”94 e il 2002

L’acqua si è trasformata in miraggio. A volte appare in modo catastrofico con alluvioni che hanno lasciato il segno, tra il ”94 e il 2002. A volte scompare in modo altrettanto doloroso, com’è successo con le siccità tra il 2001 e il 2006. I fiumi e i fiumiciattoli d’Italia condividono lo stesso destino delle grandi vie liquide del pianeta: inquinamento, argini sbagliati, prelievi eccessivi, canalizzazioni demenziali ed effetto serra li stanno ammazzando e il Wwf Italia ha preparato un «Dossier 2007», che presenterà domani in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua. Andrea Agapito Ludovici, lei è il responsabile del settore acque dolci del Wwf: perché la situazione sta sfuggendo di mano e si passa da un’emergenza all’altra? «Perché manca una visione globale delle tante funzioni del bene-acqua: quella sociale e sanitaria, quella economica e quella ecologica. Assistiamo invece a una totale assenza di pianificazione. Anzi: mentre le Autorità di Bacino, che dovrebbero avere i compiti di gestione, sono state delegittimate, le Regioni sono in feroce competizione tra loro». Dove sono al momento le situazioni più gravi? «E’ il Po, prima di tutto, a preoccuparci. Ecco un dato: l’acqua concessa è di 1840 metri cubi al secondo, ma la portata - in media - si è ridotta a 1400. E’ chiaro che, per quanto ci sia un riutilizzo, la crisi esiste ed è amplificata da una situazione di anarchia: ogni protagonista - idroelettrico, agricoltura, industria - finisce in conflitto con gli altri. Ma i casi-simbolo del malessere sono tanti: Tagliamento, laghi di Nemo e Albano, fiumi Pescara, Sagittario e Tordino in Abruzzo, ecosistema di Serre Persano in Campania, Ofanto in Basilicata, Lago di Pergusa in Sicilia». Avete soluzioni concrete da proporre? «Proponiamo 4 misure. Applicare al meglio la nuova legge - la Direttiva Quadro Acque che il governo tiene bloccata - e poi istituire una task-force di esperti, riordinare il caos delle competenze e rilanciare le Autorità di Bacino. Non c’è più tempo da perdere».