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 2007  marzo 21 Mercoledì calendario

HAMILTON Bethany North Shore (Stati Uniti) 8 febbraio 1990. Surfista • «’Non l’ho visto avvicinarsi

HAMILTON Bethany North Shore (Stati Uniti) 8 febbraio 1990. Surfista • «’Non l’ho visto avvicinarsi. L’ho sentito. Uno strattone, poi un altro. Nemmeno troppo violenti. In qualche secondo era tutto finito. Ricordo l’acqua intorno a me diventare rossa del mio sangue. Il braccio sinistro non c’era più, strappato all’altezza della spalla. Non ho gridato. Non ho pianto. Mi sono chiesta: perché proprio io? Poi ho pensato: stai tranquilla, abbi fiducia, sei nelle mani di Dio”. La surfista-guru ha occhi di un azzurro inesistente in natura, denti irregolari pronti per l’apparecchio, voce di velluto e parole che arrivano dritte al cuore. La vita di Bethany Hamilton, americana di Kauai, Hawaii [...] è cambiata alle 7.10 della mattina del 31 ottobre 2003, tra le onde di Tunnels Beach, quando uno squalo ha deciso di fare colazione con lei. Bethany è uscita dall’ospedale in tempi record aggrappandosi alla fede. Ha compreso e accettato. Si è rimessa prima in piedi e poi sulla tavola. tornata a surfare. E a vincere. Mutilata e, anche se è difficile da credere, felice. Questa è una storia che ha fatto il giro del mondo [...] la surfista dell’anima è diventata una baby-predicatrice e uno strepitoso strumento di marketing, parla a folle adoranti, ipnotizza alla tv, vende libri, dvd, tavole da surf e bagnischiuma col suo nome [...] Negli States, Bethany è già una celebrità. stata ospite negli show di Jay Leno, Ellen DeGeneres, Oprah Winfrey, People e Times Magazine l’hanno messa in copertina come esempio di forza, ”e io non smetto mai di sorprendermi di tanta curiosità, anche se alla fine parlare sempre di me stessa mi annoia moltissimo”. Bethany è speciale perché la sua anima ha scelto una sfida impossibile. Quale, Beth, l’hai capito dopo quattro anni? Sorride, dolcissima: ”La mia amica Sarah dice che sono la voce di Dio. Non sto dicendo che lui abbia fatto in modo che lo squalo mi attaccasse, ma credo che lo sapesse e che sia contento che io mi sia ripresa e vada in giro a raccontarlo. Le risorse, con due braccia o solo uno, sono dentro di noi. importante che tutti lo sappiano. E io sono orgogliosa di fare parte di piani così alti”. L’ispirazione di Bethany arriva da lontano. Due genitori ex hippy, surfisti fino al midollo. Una famiglia cattolica e profondamente osservante, disposta a interrompere i riti e la routine della tavola soltanto per andare a messa. Tom e Cheri, i signori Hamilton, erano a casa quella mattina di ottobre. Bethany è stata salvata dalla sua amica Alana e dal padre di lei, a mollo con la piccola promessa del surf sin dall’alba, aspettando il sorgere del sole e le onde migliori. Hanno usato la corda di ancoraggio della tavola come laccio emostatico. E si sono sentiti travolgere dai sensi di colpa: perché lo squalo ha scelto Bethany? Perché ha risparmiato noi? Lei, la Bibbia nello zainetto Rip Curl e il volto da bambina, ha risposte per tutti. ”Odio chi mi tratta con pietà e chi pensa che la mia vita sia rovinata. Stare a casa a compatirmi sarebbe una perdita di tempo. La mia vita non è distrutta. diversa, ecco tutto”. Porta in giro con disinvoltura un corpo flessuoso, scolpito dall’Oceano, e amputato, senza vergognarsene, senza nascondere l’handicap. Ha una protesi che non usa quasi mai: ” appesa alla finestra della mia cameretta, a Kauai”. Ci tiene a mostrarsi senza maschere, pura Bethany. Bermuda, T-shirt, trecce bionde, piedi nudi. Infradito per le occasioni importanti. ”Allacciarsi le scarpe con una mano è troppo complicato!”. Il mare rimane la sua linfa. ”Surfare è una dipendenza. Non diventerò una campionessa, ma nessuno mi toglierà mai il piacere di cavalcare le onde”. Le chiedono se non ha paura, se non teme che uno squalo spunti dal nulla come quel giorno di lacrime e sangue nel paradiso delle Hawaii. ”La risposta è sì – spiega con la calma dei forti ”, e ogni tanto mi scoppia il cuore nel petto quando vedo un riflesso sotto la superficie dell’acqua. Di notte, nei miei incubi, rivivo l’attacco dello squalo, e spesso sogno di avere ancora il braccio. Ma non mi arrendo. Vado per la mia strada. Quella che Dio ha scelto per me”. Per la ragazzina senza un braccio che sussurra alle onde, e al cuore della gente» (Gaia Piccardi, ”Corriere della Sera” 21/3/2007).