Fabio Martini, La Stampa 21/3/2007, 21 marzo 2007
E alla fine l’operazione «commissariamento» è partita. Da alcuni mesi gli ex popolari della Margherita avevano deciso di ridimensionare di fatto il leader del partito Francesco Rutelli, ma ora la sortita di un personaggio posato come Pierluigi Castagnetti dimostra che si sta passando alla fase operativa
E alla fine l’operazione «commissariamento» è partita. Da alcuni mesi gli ex popolari della Margherita avevano deciso di ridimensionare di fatto il leader del partito Francesco Rutelli, ma ora la sortita di un personaggio posato come Pierluigi Castagnetti dimostra che si sta passando alla fase operativa. Scrive l’ex segretario del Ppi sulla Newsletter «Fermenti»: «Il doppio incarico di Rutelli, ministro-vicepresidente del Consiglio e leader della Margherita, ha creato difficoltà serie al partito, che ha perso colpi» e anche se «gli ex popolari sono contenti di tornare a votare Rutelli al prossimo congresso», da parte sua «Rutelli o fa il presidente del partito a pieno titolo, chiedendo a Prodi di sostituirlo al governo (come già avviene nei Ds) o viceversa. Oppure, terza ipotesi, si distribuiscono i poteri del presidente ad altre figure dirigenziali». Ben argomentato ma pur sempre uno spruzzo di vetriolo quello lanciato da Castagnetti ad un mese esatto dall’apertura di quello che dovrebbe essere l’ultimo congresso della Margherita, fissato a Roma dal 20 al 22 aprile. Con un ordine del giorno inequivocabile: l’avvio della fase costituente del partito democratico, da consumarsi assieme ai ds in un arco di tempo ancora indefinito ma destinato a non protrarsi oltre la primavera del 2008. Una sortita puntuta quella di Castagnetti, che ha suscitato una reazione aspra da parte di Roberto Giachetti, rutelliano di ferro: «Si ha la sensazione che Castagnetti abbia un’incontenibile nostalgia di un partito del 4 per cento, di cui come è noto è stato segretario». Un conflitto dialettico con pochi precedenti nella giovane vita della Margherita. E che va oltre il problema del doppio incarico posto da Castagnetti. Gli ex popolari, oramai maggioranza nel partito e nei gruppi parlamentari, vogliono che la fase di transizione dalla Margherita verso il partito democratico sia gestita collegialmente. Nelle loro intenzioni l’ex popolare Antonello Soro, attuale coordinatore, dovrebbe diventare lui il segretario del partito, mentre il nevralgico incarico di tesoriere - attualmente nelle mani nel rutelliano Luigi Lusi - dovrebbe passare di mano. Ma la vera partita - anche se gli ex ppi lo ammettono solo a microfoni spenti - è un’altra: «Rutelli può restare presidente della Margherita fino allo scioglimento, ma difficilmente sarà lui che entrerà nella struttura di comando del partito democratico...». Nell’impalcatura ancora virtuale del futuro partito ci sarà infatti al vertice un presidente super partes - ovviamente Romano Prodi - ma il vero potere sarà nelle mani di due vicepresidenti, designati dai Ds e della Margherita. E gli ex ppi lo hanno già deciso: il loro «delegato» non sarà Francesco Rutelli, ma Dario Franceschini, attuale presidente del gruppo dell’Ulivo alla Camera. La movimentata stagione pre-congressuale della Margherita si spiega anche con i risultati dei congressi locali: l’area degli ex popolari - che fa capo a tre maturi capofila (Franco Marini, Pierluigi Castagnetti, Ciriaco De Mita) e vanta alcuni dei personaggi di punta del partito (Dario Franceschini, Peppe Fioroni, Enrico Letta, Rosy Bindi) - è uscita rafforzata dalla prima vera conta territoriale da quando esiste il partito. E anche se non sono ancora disponibili dati certi, almeno il 60% dei delegati sono schierati con gli ex popolari, che hanno fatto il pieno anche dei coordinatori locali finora eletti: 73 su 81. Certo, ci sono ancora tre regioni in bilico - Lazio, Friuli e Calabria - ma il peso tra le correnti non è destinato più a mutare, anche se Francesco Rutelli, che ha anticipato di 12 ore il rientro a Roma dalla visita di governo a Tokyo, sta preparando le sue contromosse.