Giovanna Favro, La Stampa 21/3/2007, 21 marzo 2007
Che notte dev’esser stata, la notte del 10 febbraio, per i 40 miliardari che hanno cenato a Bangkok al gala dell’«Epicurean masters of the World» da 25 mila dollari a coperto
Che notte dev’esser stata, la notte del 10 febbraio, per i 40 miliardari che hanno cenato a Bangkok al gala dell’«Epicurean masters of the World» da 25 mila dollari a coperto. Venticinque mila dollari a testa, per gustare i migliori vini del mondo e un’infilata di delizie cucinate da chef pluristellati. Ingredienti prelibati e terribilmente costosi sono stati accostati con sapienza per dar vita a portate da urlo, come il miglior caviale che esista, l’imperiale Beluga, abbinato alle ostriche più prelibate e alla ricercatissima carne di vitello Kobe, nutrito esclusivamente a birra e grano e massaggiato per tutta la sua breve vita con guanti di crine. Sapori irripetibili esaltati da vini introvabili, bottiglie rigorosamente francesi che vengono d’abitudine battute alle aste. Uno schiaffo alla miseria così forte da apparire quasi immorale, se non fosse che, come ricorda Italo Bassi dell’Enoteca Pinchiorri, l’unico chef italiano presente - insieme ad Annie Feolde - al galà, «se si ammette la possibilità del trionfo del lusso, e se qualche fortunato può permettersi la Ferrari o le creazioni di Cartier, allora quest’opportunità va garantita anche alla cucina». Per chi è tanto ricco da potersela permettere, la chance si ripeterà il 12 dicembre. Ai piedi delle piramidi di Giza, in Egitto, trenta chef da 3 stelle Michelin cucineranno questa volta a prezzi, si fa per dire, più bassi: ogni commensale pagherà un conto da 10 mila euro. A organizzare le soirée per super-palati è Deepak Ohri, manager dell’hotel Lebua nello State Tower di Bangkok, che a febbraio ha richiamato con la sua cena stra-esclusiva misteriosi ricchissimi gourmet, giunti con i loro jet privati soprattutto dall’America e dall’Europa. Allestito sulla terrazza al 65° piano dell’hotel, il gala è stato il culmine di una settimana di pranzi preparati da grandi chef, quasi tutti francesi. Il ricavato andrà in beneficenza, e lo stesso accadrà con la serata alle Piramidi; ma lo scopo è ovviamente un altro, come ha ammesso lo stesso Ohri: «Vogliamo reinventare il turismo di lusso a Bangkok. Per i nostri commensali, quella di febbraio è stata la migliore esperienza per il palato della loro vita. A dicembre il mondo vedrà se ci sono più stelle sulla terra o nel cielo». Anche per gli chef, la notte di febbraio è stata un’emozione forte: «La mattina - dice Bassi - c’erano talmente tanti fotografi e cameramen che sembrava la notte degli Oscar. Poi ognuno di noi s’è messo ai fornelli, e ha cucinato con naturalezza». Ha scelto di rappresentare l’Italia con la pasta fresca, e l’ha fatto portandosi appresso da Firenze 80 chili di ingredienti: «Avevo contenitori termici pieni di burrata di Corato, farcia di faraona e tartufi di Norcia, oltre all’olio toscano e al Parmigiano». Se in cucina mancavano superstar come Adrià, Bocuse o Ducasse, si sono confrontati con il nostro Bassi, nomi come Antoine Westermann e il parigino Alain Solivérès. Hanno proposto trionfi di aragoste e di ostriche abbinate agli champagne Krug e Cristal, o ad annate introvabili delle migliori etichette del mondo. Se, ciononostante, 25 mila euro vi sembrano troppi, sappiate che «giorni fa, da noi, un tavolo ne ha spesi 20 mila - confida ancora Bassi -. Al nostro livello la cucina è creazione d’amore, da trasmettere in forma di emozione. E le cose belle, purtroppo, non sono quasi mai per tutti».