Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2007  marzo 21 Mercoledì calendario

«Fra un mese esatto la Francia vota per il nuovo presidente della Repubblica, e mette fine all’era di Jacques Chirac (1995-2007), l’uomo che The Economist, con albionica e perfida sintesi, definisce «un fallimento occidentale in mezzo a tante delusioni»

«Fra un mese esatto la Francia vota per il nuovo presidente della Repubblica, e mette fine all’era di Jacques Chirac (1995-2007), l’uomo che The Economist, con albionica e perfida sintesi, definisce «un fallimento occidentale in mezzo a tante delusioni». Prima di lasciare l’Eliseo, Monsieur Chirac ha voluto appoggiare Nicolas Sarkozy, l’uomo che il nostro Massimo Nava, nel titolo del suo nuovo libro, definisce il francese di ferro. Lasciamo ai residenti e ai competenti il giudizio sul metallo del gollista Sarkozy, «oggetto politicamente non identificato» (ancora Nava). Da lontano, sembra prefigurare una sorta di blairismo al contrario: politiche di centrosinistra vendute col bollino del centrodestra. Non che i rivali convincano di più. La socialista Ségolène Royal, come il mentore Mitterrand, ha scelto la tattica «nessun nemico a sinistra» (temendo la brutta fine di Jospin nel 2002). Il centrista François Bayrou vuol fare «l’uomo- ponte» e «ridefinire i tradizionali criteri di divisione» (Barbara Spinelli su La Stampa). Il 22 aprile – compleanno di Montanelli e Lenin – vedremo se c’è riuscito. Più interessante delle proposte politiche, per noi vicini e spettatori, è l’eco di una campagna elettorale competitiva e, a suo modo, spettacolare. Non sarà un sistema perfetto, quello francese. Però produce un risultato, e non annoia. Ci sono battaglie tra blog, faccia a faccia, candidati bersagliati di domande dal pubblico in tv: una modalità bellamente ignorata nella campagna elettorale italiana del 2006 (Cosa vuole, questa gente? Voti, e non rompa!). E poi c’è Sarko, c’è Sego e c’è Bayrou. Tre cinquantenni nati nell’ arco di tre anni e mezzo, dal 1955 al 1951. Due andranno al secondo turno. Alla fine, uno vincerà (so chi è, ma non ve lo dico). Il sistema francese, com’è noto, non piace ai nostri partiti tascabili (i «nanetti», come li chiama Mastro Vanni Sartori). ovvio, direte: un meccanismo a due turni non può entusiasmare i signori del 2,5%. Sapendo di non poter arrivare in finale, hanno bloccato il torneo. Il sistema italiano è predisposto per l’eterno pareggio...» (Beppe Severgnini)