Sergio Romano, Corriere della Sera 21/3/2007 - Lettere, 21 marzo 2007
TRE LETTERE
Corriere della Sera, 21/3/2007 - Un episodio sintomatico dell’insicurezza morale della «sinistra perbene» è il rifiuto sorto dal presidente Rai nei confronti dell’emissione di un francobollo commemorativo di Concetto Marchesi, scomparso esattamente 50 anni fa. Marchesi fu un grande maestro e notevolissimo scrittore, ma soprattutto promotore della Resistenza nel Veneto e degli aviolanci angloamericani ai partigiani del Nord, e redattore della bozza della nostra Costituzione approntata dalla Commissione dei 75. La grama argomentazione addotta contro di lui è stata: non prese le distanze sull’Ungheria. A suo tempo non lo fece nemmeno l’attuale capo dello Stato.
Marchesi morì tre mesi dopo. Un francobollo è stato emesso per Giovanni Gentile che numerose distanze non prese.
Luciano Canfora Caro Canfora, aggiungo per i lettori più giovani che Concetto Marchesi fu uno dei maggiori classicisti della cultura italiana del Novecento. La sua «Storia della letteratura latina» in due volumi, pubblicata fra il 1925 e il 1927, è l’opera magistrale su cui si formarono almeno due generazioni di studenti e studiosi italiani. I suoi saggi su Marziale, Petronio, Giovenale, Fedro e Tacito ebbero il merito di avvicinare l’antichità romana allasensibilità di coloro che erano cresciuti nel distacco freddamente positivista della generazione precedente. Ebbe anche una intensa vita politica. Fu socialista, divenne membro del Partito comunista italiano sin dalla sua fondazione, e nel 1944, come rettore dell’Università di Padova, incoraggiò pubblicamente gli studenti alla lotta contro i tedeschi. Più tardi, divenne membro della Consulta (l’assemblea consultiva formata nell’immediato dopoguerra), deputato alla Costituente, parlamentare e membro del Comitato centrale del suo partito. In politica fu irruente, combattivo e risolutamente partigiano. Forse la pagina meno bella della sua vita fu una invettiva contro Giovanni Gentile, apparsa nel 1944 in un giornale clandestino, che fu letta da molti come una condanna a morte. un episodio che il lettore potrà trovare in un libro apparso presso Sellerio («La sentenza») che lei stesso, caro Canfora, ha scritto sull’assassinio del filosofo siciliano.
Lei ricorda nella sua lettera che Gentile, a differenza di Marchesi, ha avuto diritto a un francobollo. vero. Fu emesso nel 1994, all’epoca del primo governo Berlusconi, quando il ministro delle Poste era Giuseppe Tatarella, esponente del Movimento Sociale Italiano e successivamente di Alleanza Nazionale. Il francobollo ebbe una diffusione alquanto limitata, provocò contrasti e dimostrò come fosse difficile per il nostro Paese onorare i maggiori esponenti della nostra cultura. Vedo che la stessa cosa accade ora nel caso di un altro grande studioso e che il parere negativo del presidente della Rai è stato espresso nell’ambito di un comitato nominato a suo tempo dal ministro delle Poste. I governi cambiano, ma l’emissione di un francobollo rimane, nella società italiana, un problema spinoso. Dovremmo forse decidere di evitare la filatelia celebrativa? Dovremmo limitarci a emettere, come in altri Paesi, serie dedicate ai monumenti, agli animali, alle opere d’arte?
Forse la soluzione migliore, caro Canfora, sarebbe quella di raggruppare i nostri uomini celebri in alcune grandi categorie (filosofi, storici, narratori, poeti, scienziati, imprenditori) e di sceglierli indipendentemente dalla loro collocazione politica. Mi piacerebbe una serie dedicata agli storici e ai filosofi in cui vi fosse spazio per Benedetto Croce, Antonio Gramsci, Giovanni Gentile, Antonio Labriola, Concetto Marchesi, Gioacchino Volpe e, perché no, persino Julius Evola. Se la lettera superasse il peso e fosse necessario incollarvi due francobolli, il caso potrebbe unire, magari su una lettera d’amore, Gentile e Marchesi. E avremmo finalmente una «memoria condivisa».
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Corriere della Sera, 22/3/2007 - Il francobollo
Caro Romano, con riferimento alla lettera di Luciano Canfora pubblicata ieri dal Corriere
in merito al francobollo celebrativo di Concetto Marchesi mi sembra utile precisare che, dopo mie molteplici sollecitazioni, il ministro delle Comunicazioni, qualche giorno fa, mi ha ufficialmente comunicato che «è stato deciso, a integrazione del programma filatelico per l’anno 2007, di celebrare con un’emissione filatelica la memoria del grande latinista Concetto Marchesi che, al profilo intellettuale e di umanista che lo colloca tra le personalità di spicco del panorama letterario nazionale del dopoguerra, ha saputo coniugare, in qualità di componente dell’Assemblea Costituente, quello di protagonista degli atti fondanti delle istituzioni democratiche del nostro Paese. Il francobollo dedicato a Concetto Marchesi, pertanto, commemorerà il cinquantesimo anniversario della morte».
Severino Galante
Deputato veneto del PdCI Camera dei Deputati
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Corriere della Sera, 25 marzo 2007 - Caro Romano, la vicenda del francobollo per Concetto Marchesi
è stata davvero complicata. A formulare la proposta dell’emissione fu, nella riunione del 14 marzo 2006 della Consulta nazionale per l’emissione di carte valori postali e la filatelia, della quale faccio parte, il senatore Giulio Andreotti. L’allora ministro Mario Landolfi non accolse la proposta motivandola col fatto che non riteneva di dover affollare la filatelia italiana di personaggi della stessa area politica. Il programma prevedeva infatti la celebrazione di Nilde Jotti, raffigurata sul francobollo celebrativo del sessantesimo anniversario del voto alle donne italiane. Nella riunione del 14 dicembre 2006 il presidente della Rai, Petruccioli, non si espresse contro l’emissione, ma invitò i presenti ad un ripensamento essenzialmente legato alla coincidenza della celebrazione con il cinquantenario dell’insurrezione e della repressione d’Ungheria. Il 15 marzo il ministro Gentiloni ha comunicato ai componenti della Consulta di aver sciolto positivamente la riserva formulata nel corso dell’ultima riunione, in ordine all’emissione da dedicare a Marchesi.
Danilo Bogoni,
Milano