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 2007  marzo 21 Mercoledì calendario

GRAMELLINI SU PISTORIUS. SEGUE STORIA DEL MEDESIMO


Dice sempre: «Non sono un disabile, è solo che non ho le gambe». E a forza di dirlo ha finito per cambiare la realtà, adeguandola alle sue parole. Oscar Pistorius, biondo, sudafricano, con quel cognome da professore di Harry Potter, ha vent’anni e non è un disabile: è solo che non ha le gambe. Gliele hanno amputate quand’era piccolo e da allora ha cominciato a correre in groppa alle protesi. Sempre più forte, fino a tagliare il traguardo dei 400 metri in 46 secondi e mezzo, a un soffio dal tempo che gli consentirebbe di partecipare alle Olimpiadi di Pechino nella gara di chi le gambe le ha ancora. Le gambe e poco altro, se è vero che sono stati proprio alcuni di questi atleti «normodotati» a chiedere alla federazione mondiale di escludere Pistorius dalla loro corsa: le esili grucce al carbonio, rendendo più elastica la sua falcata, lo avvantaggerebbero rispetto ai legittimi possessori di alluci e polpacci.
Quanto è più facile commuoversi davanti alla diversità che accettarla, soprattutto quando non ci viene incontro con il ricatto della commiserazione, ma guardandoci sportivamente negli occhi. Eppure l’impari sfida fra il sogno di Pistorius e la grettezza dei suoi avversari contiene anche un risvolto ironico: se dei corridori ubriachi di doping hanno paura di misurarsi con un paio di piedi d’acciaio, significa che per la prima volta sono loro a sentirsi in una posizione di svantaggio. Chissà se accetterebbero di fare cambio. Ma tanto sarebbe Pistorius a rifiutarlo. Specie se di quei tipi, oltre le gambe, fosse costretto a prendersi anche la testa.

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Oscar va veloce. Per qualcuno, anche troppo. A un anno non riusciva nemmeno a camminare. Madre natura glielo aveva negato. Una grave malformazione, fin dalla nascita: non aveva perone, in nessuna delle gambe. Di lì, il tragico dilemma per mamma Sheila e papà Heinke: fargliele amputare o rassegnarsi a vederlo su una sedia a rotelle vita natural durante. Scelta obbligata. E fu così che, in una sala operatoria, gli recisero parte della sua giovinezza, prima di restituirgliela con due protesi. Il bimbo cresceva, le protesi cambiavano. Il bimbo diventava un adolescente, cambiavano pure i suoi interessi. Lo sport, innanzitutto. Nel water polo era una promessa. Perfino nel rugby riusciva a emergere. Ma la malasorte gli si mise di traverso: un infortunio al ginocchio, a 14 anni, gli chiuse per sempre la porta di qualunque sport di contatto. Scelse l’atletica.
Oscar Pistorius, 20 anni, ora è un mito, non solo in Sud Africa, il paese che gli ha dato i natali. conosciuto dappertutto, come «la cosa più veloce senza gambe». Normale per uno che straccia record e miete successi, dalle Paralimpiadi di Atene del 2004 (vinse nei 200 metri) ai Mondiali dello scorso anno (oro nei 100, 200 e 400), senza contare che nella sua categoria detiene i primati iridati di 100, 200 e 400 metri. Un grande in pista, un personaggio fuori. Biondo, bello e simpatico, un sex-symbol, con molte fans. E poi ha alle spalle sponsor che se ne disputano il perfetto volto e la storia a suon di quattrini. Un tipo incredibile, che ha attratto perfino Tom Hanks che, manco a dirlo, della sua vita vuol farne un film: sta trattando per acquistarne i diritti. Provate a chiedergli se si sente diverso, lui vi risponderà: «Non sono disabile, è solo che non ho due gambe. Non c’è nulla che io non possa fare: ho solo avuto bisogno di gambe differenti». Le gambe, appunto. Quelle protesi. La sua fortuna, forse non fino in fondo. Gli hanno dato tanto finora, in termini di successi e notorietà. Forse, però, gli negheranno il grande sogno: le Olimpiadi, quelle vere, non per disabili. I tempi parlano in suo favore: è giunto secondo ai campionati sudafricani sui 400 metri con il tempo di 46.56, ottimo. Un altro passo in avanti, e a Pechino ci andrebbe anche lui. Ma quelle protesi no, non piacciono. Le Cheetahs, un prodigio della tecnologia, in fibra di carbonio. Sembrano lame, tanto che qualcuno lo ha definito Blade Runner. E sarebbero troppo lunghe, secondo molti, soprattutto i rivali. E, soprattutto, aiuterebbero ad andare veloce, troppo. Da necessario ausilio a ingombrante doping, insomma. Troppe polemiche e accuse. E allora la Iaaf è pronta a cambiare regolamento: niente atleti disabili in gara contro atleti normali. Al massimo, spazio a chi è senza protesi. E per Oscar Pistorius sarebbe il naufragio del sogno di una vita. (IVO ROMANO)