Varie, 21 marzo 2007
Tags : Walter Villa
Villa Walter
• Castelnuovo Rangone (Modena) 13 agosto 1943, Modena 20 giugno 2002. Motociclista, tre volte campione del mondo in 250 (1974, 1975, 1976) e una in 350 (1976) • «Il suo maggior pregio: avere un passo velocissimo e soprattutto costante: non amava gli affondi, ma era capace di mordere l’avversario dal primo all’ultimo giro, senza un attimo di respiro, costringendolo all’errore. E una volta al comando, tirava dritto per la sua strada, senza voltarsi mai indietro» (’La Stampa” 21/6/2001) • «Nasce in una famiglia da corsa: sei i figli, il maggiore, Francesco, col pallino delle moto era un pilota. Non solo, anche costruttore nelle classi minori. Anche Walter eredita il gene fraterno, quello che unisce la moto alle corse. Una data da ricordare, da stampare in testa: 19 marzo 1960. il battesimo di Walter Villa pilota. Guarda caso, in quel giorno si celebra il debutto di Giacomo Agostini sulla pista dell’aerodromo di Modena. Villa si impegna in tutte le classi e con numerose marche. Il salto di qualità arriva nel 1974 con l’ingaggio nella Harley Davidson: anche qui il ragazzo è versatile, visto che corre con le bicilindriche nelle classi 250 e 350. La Harley Davidson lo ingaggia per sostituire Renzo Pasolini, pilota indimenticabile, pilota puro, scomparso nel maggio ”73 in un maledetto incidente a Monza. Muore anche Jarno Saarinen. In quel tragico incidente è coinvolto anche lui, in sella a una Yamaha, e riporta varie fratture. Ma è con la Harley Davidson che dà il meglio di sé: con la 250 vince la bellezza di 20 gare e addirittura tre titoli mondiali consecutivi. Non contento, conquista anche il titolo mondiale della 350. In quei giorni va forte anche con la Benelli 500 4 cilindri. Ci vuole classe per arrivare a simili trionfi: tanto per dire, la doppietta del 1976 è riuscita solamente a grandi come Jim Redman e Mike Hailwood. Era un uomo socievole, simpatico, dalla battuta pronta. Amava ricordare: ”Quando andavo dagli organizzatori a battere cassa, mi dicevano sempre: soldi non ce ne sono, è gia passato il tuo amico Agostini”. Cone le vittorie del Mondiale, però, le cose cambiano. Battezzato dagli amici ”prete”, un soprannome che, passando da un successo all’altro, si trasforma in ”monsignore”. Quattro Mondiali, e un quinto finito a sorpresa nelle mani di Mario Lega. Accade sulla pista di Brno, in Cecoslovacchia, quando Franco Uncini parte male e lui nel gruppo al comando addormenta un po’ la corsa per poter contare sull’aiuto del compagno di squadra. Uncini recupera, ma prosegue l’azione battendo Villa che faceva conto sugli ordini di squadra. Una beffa, perché Villa perde la possibilità di vincere il quinto titolo. Quel giorno era una furia, soprattutto con la sua squadra. Aveva validi motivi per esserlo. Di lui il compagno Uncini, poi campione del mondo nel 1982 della 500 ed ora ispettore della sicurezza dei circuiti, ha più volte detto: ”Era un grande difensore delle sue scelte, un testardo”. Virginio Ferrari: ”Chi era? Un gentleman, corretto in pista e fuori. Un appassionato della meccanica”. Giacomo Agostini: ”Non ho disputato molte gare con lui come avversario diretto. Ricordo al Nurburgring dove lottammo a lungo ed alla fine si ruppe il motore della mia Mv Agusta con lui che volò verso la vittoria. Era un ottimo pilota, leale”» (Giancarlo Falletti, ”Corriere della Sera” 21/6/2002).