Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Il Wwf, in occasione della Giornata dell’Acqua (oggi), ha ricordato che dieci fiumi del mondo...
• Scusi, ma con Sircana sotto accusa, il governo nei guai per il modo in cui è stato liberato Mastrogiacomo, lei si mette a parlare di fiumi?
Scommettiamo che l’anno prossimo lei mi chiederà ancora lumi sulla crisi dell’acqua e si sarà completamente dimenticato di Mastrogiacomo, Sircana e magari – la conosco – persino del governo Prodi? No, no, avremo tempo di parlare con calma nei prossimi giorni di queste cose, soprattutto quando avremo capito se producono qualche conseguenza concreta nella nostra politica, qualche conseguenza, voglio dire, che vada al di là delle chiacchiere da cui siamo frastornati oggi. I fiumi invece non sono chiacchiere, e l’allarme del Wwf è in linea con tutto quello che dicevamo ieri. L’acqua potabile sulla Terra è poca, noi la sprechiamo non solo con l’inquinamento, ma anche col nostro modo di vivere. Ha visto quanta ce ne ne serve per l’agricoltura? C’è poi il problema delle megalopoli, cioè delle città con 20 o 30 milioni di abitanti, di solito collocate su un fiume e, magari, alla foce di un fiume, e che lo esauriscono con le loro necessità: bere, lavarsi, coltivare, scaricare i rifiuti, eccetera. Per esempio il Rio Grande, che sulle carte geografiche vediamo scorrere dal Colorado al Golfo del Messico, finisce ormai a Rio Bravo, cioè dopo soli mille e trecento chilometri. In Cina lo Yangtze, il fiume dove Mao fece il bagno per dimostrare d’essere ancora forte, è zeppo di acido solforico, gasolio, rifiuti organici animali ed umani, scarti delle industrie e delle cartiere, fertilizzanti. Non è mica solo un problema ambientale: lo Yangtze da solo rappresenta il 40 per cento delle risorse idriche cinesi, permette la coltivazione del 70 per cento del riso di quel paese e del 50 per cento di quella del grano. Sette volte su dieci il pesce che mangiano i cinesi viene da questo fiume.
• Mi pare che lei all’inizio abbia detto che i fiumi in queste condizioni sono dieci.
No, sono molti di più. Dieci sono i grandi fiumi. Anche il nostro Pescara – tanto per fare un nome – sta messo male, ma rispetto al Gange o al Danubio è un ruscello. L’Indo e il Nilo, insieme, dànno da campare a 500 milioni di persone. E l’uomo senz’acqua non può vivere. I futurologi collocano il top della crisi tra il 2030 e il 2040.
• Senta, c’è una cosa che non capisco. Non è che l’acqua può andare persa, no? C’è un ciclo naturale, mi pare: evapora, poi si formano le nuvole, poi piove. Insomma, anche quando facciamo la doccia, l’acqua che adoperiamo ritorna in ciclo, no? O no?
Bella domanda. Qualche anno fa i giapponesi studiarono il problema del rapporto tra l’acqua e il resto del materiale di cui è fatta la Terra. Stiamo parlando di tutta la Terra, dal centro della sfera fino alla superficie. Motohiko Murakami, il responsabile di questo gruppo di studi, aveva calcolato che al momento della sua formazione, quattro miliardi di anni fa, la Terra aveva un due per cento d’acqua. Adesso gli oceani sono un centesimo dell’acqua che c’era allora. Dov’è finito il resto? Murakami dice che si trova nelle rocce di uno strato interno, il mantello inferiore, ad alta pressione e temperatura. Questo dimostrerebbe che una parte dell’acqua va perduta, nel senso che «finisce sotto». Ma c’è un’altra parte che va persa, ed è quella che finisce in mare.
• In che senso?
Nel senso che esiste un fenomeno di ritiro delle coste, sa quegli scenari del futuro che prevedono la sommersione di Venezia? Ebbene, uno degli effetti del ritiro delle coste è che i fiumi finiscono la loro corsa prima e che perciò aumenta la quantità di acqua dolce riversata in mare e non più utilizzabile. Non sol la maggior quantità di acqua dolce modifica profondamente l’habitat marino in prossimità delle coste, perché cambia le caratteristiche chimiche del mare e obbliga gli animali che vivono sott’acqua a spostarsi altrove. Anche le megalopoli, dal punto di vista del ciclo dell’acqua, sono un guaio.
• Perché?
Perché grandi concentrazioni umane rendono più rare le piogge. Saskia Sassen, della Columbia University, pensa che le megalopoli faranno la stessa fine dei dinosauri. No, per l’acqua non c’è che una soluzione: irrigare più razionalmente, non inquinare le fonti, adoperarne di meno per usi futili. Persino lavarsi di meno, guardi, può servire a salvare l’umanità. [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 22/3/2007]
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