Corriere della Sera Magazine 22/03/2007, Aldo Grasso, 22 marzo 2007
Storia d’Italia attraverso la TV. Corriere della Sera Magazine 22 marzo 2007. 1989. Santoro mette in piazza la notizia
Storia d’Italia attraverso la TV. Corriere della Sera Magazine 22 marzo 2007. 1989. Santoro mette in piazza la notizia. Inizia la stagione di Samarcanda e del suo conduttore Michele Santoro. L’obiettivo del programma è quello di offrire uno spaccato dell’attualità più scottante, raccontata attraverso le parole dei protagonisti presenti in studio e soprattutto attraverso la voce della «piazza», la cui visibilità viene assicurata dai collegamenti in esterno irradiati dal grande schermo che invade, fisicamente e metaforicamente, lo studio centrale. Espressione di un periodo tumultuoso della vita italiana e internazionale (crollo del Muro di Berlino e delle ideologie, sfaldamento del sistema partitocratico, crisi di Tangentopoli), Samarcanda dà forma al diffuso malessere sociale, alternando, in un allegorico montaggio in parallelo, le dichiarazioni degli uomini del «Palazzo» alla denuncia, talora sgrammaticata e scomposta, dei cittadini comuni (chiamati a intervenire, dall’edizione 1988, anche telefonicamente). Inequivocabilmente connotata dalla presenza «aggressiva» del conduttore-autore, Samarcanda enfatizza caratteristiche specificamente televisive come la diretta, puntando sull’immediatezza e sul giornalismo in fieri; la conduzione di Santoro, sempre in piedi e in movimento, è la traduzione prossemica di un’informazione concepita come «work in progress». Accusato di tendenziosità e di facile e dogmatico criticismo, il programma è progressivamente cresciuto negli ascolti, passando da una media di 803.000 telespettatori nel primo anno ai 4.541.000 della stagione 1991-92. La sera del 4 agosto a Parma Ferdinando Carretta, pony express, spara al padre, alla madre e al fratello. Infila i cadaveri e in tre sacchi di plastica, va a nasconderli a Viarolo, in una discarica. Poi sparisce. Scovato a Londra, confessa di essere un pluriomicida. Ma lo rivela al programma Chi l’ha visto?. Prefigura una giustizia a misura di tv. Gli arresti, le confessioni, le sanzioni, le assoluzioni, le detenzioni devono da ora presentare una qualità mediatica. A novembre, le immagini del «crollo» del muro che separava Berlino Est e Berlino Ovest, costruito nel 1961 per iniziativa della Repubblica democratica tedesca allo scopo di arrestare l’esodo dei propri cittadini verso la Germania occidentale, invadono prepotentemente il piccolo schermo. Per 28 anni il muro (alto 4 metri e lungo 46 chilometri) ha simboleggiato la separazione delle due Germanie, ma anche la divisione del mondo in blocchi contrapposti e la guerra fredda tra Paesi della Nato e membri del Patto di Varsavia. Il suo crollo è la notizia di apertura di tutti i telegiornali: una folla di giovani piccona il muro per impossessarsi di una scheggia di cemento; si stappano bottiglie, si formano capannelli festosi. Dai varchi, i tedeschi dell’Est si riversano nella zona un tempo controllata da americani, francesi e inglesi. RECENSIONI TV UMBERTO FOLENA SAMARCANDA Rivista del cinematografo, marzo 1991 Samarcanda si fa vedere, ha buoni tempi scenici, parla chiaro.E di che parla? Di una cosa su tutte: del Paese delle magagne. Di un’Italia tutta da rifare. Dell’Italia delle patologie. Forse anche per questo - e qui cominciano le note più problematiche - Samarcanda predilige i toni cupi e acidi, e la denuncia secca e vibrata qua e là condita con qualche spruzzo di sana retorica ruspante. Stupisce fino ad un certo punto, se ciò è vero, l’assoluta mancanza di ironia (forse a volte c’è del sarcasmo, ma ironia no, mai), l’assoluta mancanza di sorriso. Nel mondo a tinte forti di Samarcanda, fatto - checché ne dicano i curatori - di buoni e di cattivi, non c’è spazio per le sfumature, i paradossi, le ambiguità logiche o solo verbali, com’è in fondo l’ironia. Ma la mancanza d’ironia e sorriso - in verità ottimi fustigatori di costumi corrotti, e quindi ottime armi potenziali per Samarcanda e i suoi dichiarati intenti - rivela forse un altro fatto, il più inquietante. Samarcanda dà troppo spesso l’impressione di essere una trasmissione a tesi. Assistiamo apparentemente a un’indagine giornalistica. Testimonianze, commenti, inviati in loco. Tutto regolare, insomma. Ma è solo apparenza. BENIAMINO PLACIDO SANTORO IL NUMERO UNO MA QUANTO ANTIPATICO La Repubblica, 29 dicembre 1991 Due sono le ragioni (personali, personalissime) per le quali Michele Santoro non mi è simpatico. Michele Santoro, il conduttore di Samarcanda? Sì, proprio lui. Michele Santoro il nostro, l’eroe nazional- popolare, il Masaniello televisivo che ha condotto (con Maurizio Costanzo) la fragorosa serata di giovedì 26 settembre, in onore di Libero Grassi? Proprio lui. Non mi è simpatico. Anche se riconosco che ha guadagnato milioni di telespettatori ad una trasmissione politica, cosa mai accaduta prima. Anche se so che Berlusconi lo voleva, per accoppiarlo a Giuliano Ferrara (Cane e gatto) e che lui ha rifiutato, dando prova di generoso disinteresse(...) Nonostante tutto questo mi rimane antipatico. Per due ragioni personalissime che mi appresto a confessare. Primo: per quello che ha fatto il primo maggio 1969. Forse non tutti lo ricordano, ma il primo maggio del 1969 (il ”68 era appena passato) vide in piazza la più grande manifestazione popolare di sinistra. Erano i lavoratori? Erano i sindacalisti? No, erano i giovanissimi militanti di «Servire il popolo» erano i marxisti-leninisti. Che avevano un solo Dio, un solo modello, un solo ideale: il Presidente Mao Tze-Tung. (…) Ebbene, come risulta da gli articoli e dalle biografie pubblicate nelle ultime settimane, militava tra quei fervidi marxisti-leninisti anche il nostro Michele (Santoro) […]. Ancora oggi, quando guardo Santoro in televisione un sospetto mi prende. Il sospetto che qualcosa di quell’antica grossolanità ideologico sentimentale ancora alberghi in lui. Tutti buoni da una parte, tutti cattivi dall’altra. E i buoni naturalmente siamo noi. Cattivi, tutti gli altri […]. E con questo non intendo dire che Santoro non fa un’opera meritoria, spesso, a Samarcanda. Al contrario. Lo fa però con quello stile che non mi piace. Del resto anche Benedetto Croce, malgrado le sue tiepidezza euforiche ha dato un serio contributo che ha dato alla lotta contro il Fascismo. Sto dicendo che Michele Santoro è il nostro Croce? No, è la nostra croce. E il giovedì sera la dobbiamo portare. I FATTI In Italia Dal 17 al 22 febbraio si tengono i congressi dei due partiti più importanti d’Italia, Pc e Dc. I delegati Dc nominano segretario Forlani, mentre al congresso del Pc si parla di rinnovamento e di una nuova fase costituente per il partito. Il 9 aprile Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo cedono il pacchetto azionario dell’Editoriale L’’Espresso alla Mondadori di Carlo De Benedetti. Ha inizio uno scontro con Silvio Berlusconi, azionista del gruppo, per ottenere il controllo della casa editrice che si concluderà due anni dopo. Il 14 aprile Leoluca Orlando forma a Palermo una giunta comunale anomala (Pc, Dc, Psdi,Verdi e altri) con l’obiettivo di «ripulire» il Palazzo dai legami con la mafia. Il 18 giugno si tengono le elezioni europee: Dc 32,9%, Pc 27,6%, Psi 14,8%. Il 22 giugno fallisce un attentato mafioso contro il giudice Giovanni Falcone all’Addaura, presso Mondello, in merito a cui Falcone ebbe a dire «Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi». Il 23 luglio Giulio Andreotti forma il suo sesto governo. Il primo agosto il ministro della Sanità De Lorenzo avvia un indagine per appurare il rispetto delle norme sanitarie negli ospedali italiani. Il 29 novembre Gorbaciov giunge a Roma per una visita ufficiale, nel corso della quale sarà ricevuto in Vaticano da Giovanni Paolo II. Il 4 dicembre nasce la Lega Nord: Umberto Bossi e altri autonomisti e federalisti ne firmano l’atto costitutivo. Il 18 dicembre l’esponente del Psi Franco Carraro è sindaco di Roma. La madre di Cesare Casella si incatena a Locri per chiedere la fine del sequestro per il figlio e per gli altri ostaggi. Achille Occhetto è il primo segretario comunista a viaggiare negli Usa. Il comitato centrale del Pci approverà una riforma del partito, per modificarne il nome e avviare una fase costituente. Muoiono Cesare Zavattini e Leonardo Sciascia. All’estero Il 20 gennaio negli Stati Uniti si insedia alla presidenza il repubblicano George Bush. Tra il 15 e il 22 gennaio in Cecoslovacchia, la commemorazione del ventennale della morte di Jan Palach è brutalmente repressa dalla polizia. Centinaia di manifestanti sono arrestati, tra di loro c’è anche Vaclav Havel, drammaturgo, firmatario della Charta 77 e oppositore del regime. Le proteste porteranno a una riforma costituzionale che abolisce il ruolo guida del Partito Comunista. Il 28 dicembre Havel è eletto Presidente della Repubblica. In febbraio in Iran i guardiani della rivoluzione pronunciano la condanna a morte nei confronti dello scrittore Salman Rushdie, autore de I versetti satanici. Il premier inglese Margaret Thatcher ritira i diplomatici inglesi dall’Iran. Il 15 febbraio le truppe sovietiche si ritirano definitivamente dall’Afghanistan. In aprile in Cina cominciano le proteste degli studenti universitari, che avanzano richieste di maggiore democrazia nel Paese. Il 17 maggio in Piazza Tienanmen si raduna un milione di persone. Il 15 aprile nel corso della partita di calcio tra Liverpool e Nottingham Forest allo stadio di Hillsborough a Sheffield, 96 persone muoiono schiacciate per la calca suscitata da disordini tra le tifoserie. Il 2 maggio le truppe ungheresi abbattono la cortina di ferro eretta al confine con l’Austria. Comincia in questo corridoio un massiccio esodo di tedeschi verso la Germania Ovest. Le ambasciate della Repubblica federale tedesca a Praga e Varsavia permettono ai tedeschi dell’est che vi si sono rifugiati di entrare nella Germania ovest. A maggio Gorbaciov è nominato capo dello stato russo e Carlos Menem vince le Presidenziali in Argentina. Tra il 3 e il 4 giugno i carri armati intervengono in piazza Tienanmen per disperdere la folla radunata per interporsi fra studenti ed esercito. I militari sparano sui dimostranti e compiono una strage: i morti sono circa settemila. Il 16 luglio muore il direttore d’orchestra Herbert Von Karajan. Il 14 agosto in Sudafrica diventa presidente Frederik Willem de Klerk, che annuncia la volontà di superare l’apharteid e inaugurare nuovi rapporti con i paesi confinanti e il resto del mondo. Il 4 settembre muore Georges Simenon. Tra il 9 e il 10 novembre viene abbattuto il muro che separa Berlino est e ovest. Il 23 novembre, dopo aver apportato radicali cambiamenti alla costituzione per assicurare libertà e diritti civili, è proclamata la nuova Repubblica ungherese. Il 28 novembre il cancelliere Kohl propone un piano per la riunificazione tedesca. Il 14 dicembre in Cile il candidato democristiano alla presidenza, Patricio Alwyn, vince le elezioni. Finisce la dittatura militare instaurata nel 1973, ma Pinochet resta a capo delle forze armate. Il 20 dicembre gli Stati Uniti intervengono a Panama per catturare il dittatore Noriega, accusato di traffico di droga. L’operazione causa migliaia di morti, Noriega si consegna e il potere passa a Endara, candidato gradito agli Usa. Il 25 dicembre in Romania, a seguito di disordini e proteste popolari violentemente represse dalla polizia, il dittatore Nicolae Ceausescu e la moglie Elena vengono catturati, processati e giustiziati. Il Dalai Lama Tenzin Gyatso vince il Premio Nobel per la pace. MODI DI DIRE La Rai Tre di Samarcanda è spesso definita Telekabul: «denominazione polemica attribuita, soprattutto negli anni Ottanta, alla terza rete televisiva italiana e al suo telegiornale, ritenuti eccessivamente legati alle posizioni della sinistra». Tullio De Mauro, Nuove parole italiane dell’uso. Abituale frequentatore di Telekabul è il Kabulista: «comunista intransigente e ostile ad ogni rinnovamento politico». Tullio De Mauro, Grande dizionario italiano dell’uso. Il corvo è il soprannome dato dalla stampa all’autore delle astiose lettere anonime provenienti dalla procura di Palermo dirette a screditare il lavoro del giudice Falcone e di altri collaboratori. LETTERATURA Camilo José Cela è premio Nobel per la Letteratura Incipit GIUSEPPE PONTIGGIA LA GRANDE SERA Dopo avere atteso altri dieci minuti sdraiata sul letto, lo sguardo al soffitto inclinato, le mani sulla coperta, attenta a qualunque rumore salisse dalle scale, cominciò ad avere paura. Non era arrivato mai in ritardo, con una puntualità vanamente ricattatoria, poiché lei considerava suo diritto farsi aspettare. «Teniamo come limite estremo tre quarti d’ora», le aveva detto una volta, senza riuscire a dissimulare l’irritazione. Ora erano già passati sessantotto minuti. Si alzò dal letto e si avvicinò a piedi nudi alla finestra. Scostò le tendine. Sul marciapiede in basso si vedevano camminare uomini minuscoli. Alcuni si fermavano davanti alle vetrine, altri attraversavano il viale, sparendo e riapparendo tra gli ippocastani. Di solito lui arrivava a piedi da sinistra, dopo avere lasciato l’automobile al parcheggio. Il suo studio era, in linea d’aria, a non più di un chilometro. ANDREA DE CARLO DUE DI DUE La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi, così provvisori nelle nostre vite, da stare a guardare come spettatori mentre quello che ci succedeva entrava a far parte del passato, schiacciato senza la minima prospettiva. Il ricordo che ho del nostro primo incontro è in realtà una ricostruzione, fatta di dettagli cancellati e aggiunti e modificati per liberare un solo episodio dal tessuto di episodi insignificanti a cui apparteneva allora. In questo ricordo ricostruito io sono in piedi dall’altra parte della strada, a guardare il brulichìo di ragazzi e ragazze che sciamano fuori da un vecchio edificio grigio, appena arginati da una transenna di metallo che corre per una decina di metri lungo il marciapiede. Ho le mani in tasca e il bavero del cappotto alzato, e cerco disperatamente di assumere un atteggiamento di non appartenenza alla scena, anche se sono uscito dallo stesso portone e ho fatto lo stesso percorso faticoso solo un quarto d’ora prima. Ma ho quattordici anni e odio i vestiti che ho addosso, odio il mio aspetto in generale, e l’idea di essere qui in questo momento. MODA, COSTUME, ARTE La moda sembra essere a un bivio: «Siccome il mondo è incerto e sempre più inquieto, e la gente è spaventata per disastri ecologici, instabilità economiche e intrighi politici, pare che ci sia, soprattutto tra le donne, una gran voglia di pulizia e di semplicità nel vestire, via gli orpelli, al macero i lussi strabordanti, al rogo quel poco di avventato che era rimasto nei guardaroba già disinfestati negli ultimi mesi di gonne troppo corte o di vestiti troppo stretti. […] Le grandi firme della moda, quelle che ancora fanno fremere di desiderio le pur composte signore cosmopolite, hanno come sempre sensibilità di veggente e di mago: e per il prossimo inverno in bilico tra la fine dei folgoranti anni ”80 e i prudenti anni ”90 hanno subito visto la loro signora imbacuccata, non tanto per l’eventuale freddo quanto per pudicizia, alterezza, distacco dalla frivolezza, eccesso di spiritualità e spregio dell’esibizionismo. Quindi sarà un inverno con gonne lunghe o lunghissime, cappottoni avvolgenti e ondeggianti, colli e braccia ben coperti, seno e vita raramente segnati e come vezzi chador, cappuccio, saio, cordone da penitente: per dame di San Vincenzo, suore laiche, pie donne, signorine votate alla castità, come se la moda fosse stata fulminata da Formigoni, benedetta da Forlani, sgridata da Andreotti; in un nuovo corso non solo politico, ma anche mondano ecclesiale che preannuncia tempi neri non si dice per la sessualità così poco di moda, a anche per la giovialità, le cose buontempone, l’intrigo a scopo matrimoniale». (Natalia Aspesi, Vestirà in lungo la donna del ”90) L’architetto Ming Pei realizza a Parigi la famosa piramide di vetro nella Cour Napoléon del Louvre. Si diffonde il Pet, materiale plasmabile e trasparente, dalla superficie liscia e brillante, che rivoluziona il packaging delle acque minerali e dei soft drink. Sono in commercio le prime agende computerizzate. Lo spirito degli anni Ottanta è ben rappresentato da alcuni gadget kitsh: telefoni a forma di pianoforte in miniatura, ma soprattutto le radioline portatili dalle sembianze di un piccolo distributore automatico in miniatura sono classici esempi del kitsh anni Ottanta, che crea confusione tra la funzione degli oggetti e stravolge le loro dimensioni. Il 17 dicembre sul canale televisivo Fox va in onda la prima puntata della serie animata «I Simpson». SPORT Il 28 maggio, con quattro giornate d’anticipo, l’Inter dei record guidata da Giovanni Trapattoni si aggiudica il suo tredicesimo scudetto, sconfiggendo il Napoli di Maradona, diretto concorrente al titolo. Decisiva una potente punizione tirata da Lothar Matthaus, trascinatore della squadra insieme al capocannoniere Aldo Serena. Il 24 maggio a Barcellona il Milan batte la Steaua Bucarest per 4-0 e conquista la sua terza Coppa dei Campioni. L’Italia impazzisce per le imprese di Alberto Tomba: si infortuna in supergigante, ma ottiene una grande vittoria nello slalom speciale. CINEMA Il cinema racconta il cambiamento del mondo femminile: nelle sale italiane ci sono Donne sull’orlo di una crisi di nervi e Una donna in carriera. MICHELE ANSELMI COMPAGNI DI SCUOLA, NON VI AMO PI L’Unità, 22-12-1988 Diciotto compagni di scuola, una lussuosa villa nei pressi del litorale romano, una «rimpatriata» a quindici anni dalla maturità c1assica. Grande freddo o no (quante feste altolocate abbiamo visto in questi ultimi tempi, da Partitura incompiuta per pianola meccanica al Destino dell’im-pero americano per fare due esempi «nobili»), Carlo Verdone è arrivato al suo film più impegnativo; magari era impensabile sul piano commerciale, ma anche se si fosse ti-rato da parte come attore, Compagni di scuola avrebbe funzionato lo stesso. Il che, in anni di narcisismo mattatoriale e di scrittura frettolosa, lascia ben sperare sui progressi futuri di questo cineasta venuto dal Centro sperimentale ma cresciuto sui palcoscenici. Non so se, come pure qualcuno suggerì, «Troisi e Benigni sono di sinistra» mentre «Verdone è di destra»; certo è che Compagni di scuola realizza una sintesi molto interessante tra comicità corale e retrogusto amaro, tra leggerezza del racconto e sguardo impietoso su una generazione che è la solita. Quella dei trentaquarantenni, molto cinemato-grafica ma anche rischiosa da descrivere senza impantanarsi nelle secche dello «yuppismo teleguidato». GUALTIERO DE MARINIS DONNE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI Cineforum, aprile 1988 Almodovar non è Cukor, né Bergman, è però essenzialmente un direttore d’attrici. E non solo perché le donne «lloran mejor», ma perché sono capaci di decisioni eccessive, di reazioni improvvise ed estreme. Da un punto di vista freddamente dinamico le donne sono agenti trascinatori della narrazione (anche con le lacrime). Gli uomini al contrario sono spenti. Fernando Guillen non è neppure una figura odiosa, è una figura debole che serve soltanto perché sta o non sta all’altro capo del telefono. Ma potrebbe esserci chiunque. E poi, ad essere precisi, l’anima del cinema di Almodovar non sono le donne, ma le sue donne. Da Carmen Maura con «tacòn y falda tubo» a Julieta Serrano con i suoi insostenibili cappellini anni ”50. Da Rossy De Palma (era l’intervistatrice televisiva nella Ley del deseo) grossa e grande con un naso grande e grosso e Chus Lampreave, 30 secondi scarsi di portinaia assolutamente perfetti. Non si tratta di semplici collaborazioni o di sintonie con un regista. Sono loro ad aver inventato Almodovar, il quale, in caso contrario, non esisterebbe neppure. […] Che ne sarà di Pedro ora che è giunto al successo? Farà delle brutte copie di Mujeres e si perderà per strada? O continuerà a fare quel che gli passa per la testa senza dar ascolto a nessuno, senza invischiarsi in un genere definito, senza farsi fregare dalle lusinghe del film colto? Tutto sommato ci sono buone speranze. Innanzitutto perché la sua cultura è quella televisiva. Ha iniziato col punk senza sapere cosa fosse, ha praticato il pop senza sapere che si chiamava così e tuttora fa cose che neppure lui sa definire. Aldo Grasso (continua)