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 2007  marzo 22 Giovedì calendario

Il Medio Oriente

• Stamattina le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno arrestato quindici marinai inglesi che stavano pattugliando il canale dello Shatt el Arab. Sostenendo che avevano sconfinato, li hanno condotti a Teheran e di qui in una prigione imprecisata del paese. Minacciano di processarli e l’accusa di sconfinamento (negata da un pescatore iracheno che ha assistito alla scena) può in teoria tramutarsi in quella di spionaggio e portare fino alla pena capitale. Nello Shatt el Arab il contrabbando, specialmente di armi, è incessante. Americani e inglesi fanno di continuo su e giù, con le loro navi, non solo per fermare il traffico illegale, ma anche per sorvegliare che non vi siano attacchi suicidi alle due piattaforme petrolifere da cui transita il 90 per cento del petrolio iracheno. Nel caso in questione, gli inglesi della fregata Cornwall stavano interrogando il capitano di un mercantile giapponese che portava automobili da smerciare sul mercato iracheno. Tra i quindici c’è una donna di vent’anni, sposata da poco.

• In Medio Oriente, creare casi internazionali mediante il sequestro di cittadini stranieri è una prassi consolidata. Gli iraniani sono famosi per il sequestro dei 62 funzionari americani, tenuti rinchiusi per 444 giorni, messo in atto dai khomeinisti all’alba di quel regime (era il 1979, il presidente Carter ci rimise alla fine la Casa Bianca in favore di Reagan). Il caso più recente è quello dei tre soldati israeliani rapiti dagli hezbollah l’anno scorso e che provocò l’invasione israeliana del Libano meridionale (mai tornati a casa). Stavolta la situazione è doppiamente delicata per via delle sanzioni Onu (vedi più avanti) e del prossimo abbandono di Tony Blair. Il premier laburista dovrebbe lasciare in maggio e non è certamente disponibile a fare la fine di Carter, uscito di scena tra i fischi proprio per il disastro degli ostaggi. La prima reazione inglese è stata infatti dura nelle dichiarazioni e negli atti. L’ambasciatore iraniano a Londra è stato già convocato due volte. Il dubbio che tutti quanti (iraniani, inglesi e americani) vogliano sul serio aprire un nuovo fronte di guerra è legittimo. In questo caso, sarebbe solamente in corso una gara in cui ciascuno tenta di costringere l’altro a sparare il primo colpo.

• L’arresto dei marinai è avvenuto in concomitanza con le sanzioni votate all’unanimità dal Consiglio di sicurezza dell’Onu (risoluzione 1747). Fanno parte del Consiglio di sicurezza quindici paesi, cinque dei quali permanenti (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna), gli altri a rotazione. In questo momento sono compresi nel gruppo sia i tedeschi che gli italiani. Le sanzioni impongono all’Iran di cessare le operazioni di arricchimento dell’uranio entro sessanta giorni. In caso contrario saranno bloccati i conti delle persone e delle società coinvolte in quella lavorazione. Tra queste la banca di Stato Sepah e parecchi conti che appartengono ai Guardiani della Rivoluzione. Secondo gli esperti non si tratta di sanzioni troppo severe. Ma Teheran ha già fatto sapere che «sarà meglio per gli occidentali ripensarci e sedersi al tavolo delle trattative senza porre condizioni».

• in questo clima che il Senato ha affrontato martedì scorso la discussione sul rifinanziamento della missione in Afghanistan. Scriviamo di lunedì e non possiamo conoscerne l’esito. Ma le posizioni dei partiti sono state fortemente influenzate dal peggiorare del clima politico medio-orientale (è tra l’altro in corso l’offensiva Nato contro i talebani nella zona di Helmand) e dalle rivelazioni sulla trattativa che ha permesso la liberazione del giornalista di Repubblica Daniele Mastrogiacomo, tenuto in ostaggio dai talebani per 15 giorni. Durante la trattativa, infatti, gli americani hanno fatto finta di non vedere e di non sapere, soprattutto per non mettere a rischio la partecipazione degli italiani (con duemila soldati) alla guerra. Ma a ostaggio liberato hanno fatto sapere, prima informalmente e poi ai massimi livelli, che il comportamento tenuto dall’Italia nella vicenda non va bene, perché con i tagliagole non si tratta e perché il cedimento ai terroristi afgani, mostrando che un rapimento può essere conveniente, mette in pericolo altre persone. Il Dipartimento di Stato ha detto a chiare lettere: «E’ l’ultima volta», ribadendo quindi il messaggio consegnato all’Italia alla fine del rapimento Sgrena in Iraq (l’ultimo, infatti, in quel paese). Quella volta, per farsi capire, gli americani avevano ucciso per sbaglio Calipari. Questa volta, sono spariti sia l’autista di Mastrogiacomo che il mediatore di Gino Strada, il fondatore di Emergency che fonda ospedali in quelle zone tormentate e che ha condotto l’ultima parte del negoziato con i talebani. Strada, benefattore dell’umanità ma uomo di rara imprudenza, s’è vantato a gran voce, subito dopo la liberazione di Mastrogiacomo, d’esser lui solo l’eroe che aveva riportato a casa l’italiano. Frasi piene di disprezzo nei confronti di tutti: governo, ministri, servizi segreti. E pagate poi a caro prezzo con l’arresto del suo collaboratore più prezioso. [Giorgio Dell’Arti]