Varie, 22 marzo 2007
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Voller Rudolph
• VÖLLER Rudolph Hanau (Germania) 13 aprile 1960. Ex calciatore. Campione del Mondo nel 1990, vice nel 1986. In Italia dal 1987 al 1992 con la maglia della Roma, 142 presenze e 45 gol vincendo la coppa Italia 1990/91 (nello stesso anno perse la finale di coppa Uefa contro l’Inter). Con l’Olimpique Marsiglia ha vinto la Champions League 1992/93 (1-0 nella finale contro il Milan). Allenatore della Germania ai mondiali del 2002, riuscì a salvarsi dall’esonero nonostante la sconfitta 5-1 in casa contro l’Inghilterra in un incontro del girone di qualificazione e ad arrivare poi alla finale di Tokyo persa 2-0 col Brasile. Nel 2004/2005 pochi giorni sulla panchina della Roma • «Una frase perentoria. ”Völler? Vi do la mia parola, resterà alla Roma”. Giuseppe Ciarrapico, allora presidente del club di Trigoria, nell#annunciare al popolo giallorosso la lieta novella ostentava la consueta sicurezza. Da qualche minuto, quella domenica, era il 24 maggio, la Roma aveva chiuso il campionato 1991/92 battendo all’Olimpico il Bari, grazie ad una rete di Rudi e al radddoppio di Di Mauro. ”Völler non si tocca”, la sottolineatura del presidente, tanto per mettere a tacere le malelingue che da settimane ipotizzavano un clamoroso divorzio tra il tedesco e la Roma. E l’acquisto di Caniggia? ”Sciocchezze”, la replica dei colloboratori di Ciarrapico. Tranquilli, il centravanti scelto da Vujadin Boskov, il nuovo allenatore giallorosso, è Rudi. Un paio di settimane dopo, fu ceduto all’Olympique Marsiglia. E Caniggia, ovviamente, fu ingaggiato dalla Roma. doveroso cominciare dalla fine per capire che cosa abbia rappresentato (e rappresenti tuttora) il ”tedesco che vola” per i tifosi della Lupa. Una speranza, soprattutto. Ecco: per anni Rodolfo è stato il simbolo dei sogni dei tifosi della Roma. Gente abituata a sperare tanto, tantissimo e ad accontentarsi di poco, di pochissimo. Quel tedesco veloce come il vento e romano nell’anima, conquistò tutti per il suo modo di interpretare la professione. Rudi era uno che si caricava la squadra sulle spalle e la trascinava in avanti, ama ripetere Ruggiero Rizzitelli, suo partner lì in attacco. Un campione vero e nel più ampio senso della parola; uno che dopo aver segnato non esultava ma andava immediatamente a ringraziare il compagno che gli aveva fornito l’assist; un attaccante che, racconta la leggenda metropolitana, batteva il calcio d’angolo e andava a centro area a colpire di testa. Strepitoso, Rodolfo. Fu Tonino ”Cicoria” Tempestilli ad italianizzare il suo nome. Rudi impiegò mezza giornata per imparare l’italiano e per capire Roma e la sua gente, ma dovette faticare quasi un anno per conquistare la Roma. Un giorno, poco dopo il suo arrivo, s’infortunò e per parecchio tempo nessuno riuscì a capire che cosa avesse. ”Cerco di correre, ma il mio cagnolino va più veloce...”, ripeteva triste. Così, Rudi andò vicinissimo al ”taglio”, al ritorno in Germania. Sembrava tutto fatto: ciao Rudi, urlavano i titoli dei giornali. Voeller va all’Eintracht Francoforte. Poi, il presidente Viola s’impuntò: ci ho messo una vita per prenderlo dal Werder Brema e adesso gli do tutto il tempo che vuole per guarire. Mai scelta fu più azzeccata. Una volta guarito, divenne al volo il simbolo della Roma. Era una Roma alla perenne ricerca di un’identità certa; una Roma composta da buoni, alcuni ottimi giocatori ma poco squadra. Una Roma che brillava di luce intermittente e quasi sempre era Rodolfo a manovrare l’interruttore. ”Vola, sotto la curva vola, la curva s’innamora....”: la Sud, che è il cuore di Roma, impiegò un attimo a coniare in suo onore un coro da brividi. Un coro intonato anche in occasione della finale di Italia 90, quando Voeller divenne campione del mondo nel ”suo” stadio, di fronte a migliaia di tifosi della Roma armati di bandiere giallorosse e nere. […] Roma nel suo destino, dunque, e non soltanto perché nella capitale sono nati Marco e Laura, i suoi due primi figli, e perché romana (e romanista) è Sabrina, la sua attuale compagna. Rudi nel cuore di Roma perchè, nonostante lo sgarbo dell’anno precedente, quando a Monaco di Baviera vinse con l’Olympique la Coppa dei Campioni ai danni del Milan di Capello, ai microfoni di Gianni Cerqueti, in diretta tv, dichiarò: ”Dedico questo successo ai tifosi della Roma”. Rudi nel cuore di Roma perché nessuno ha dimenticato quel rigore a cucchiaio nel derby, con Fiori impotente, beffato ma non umiliato; perché tutti hanno ancora nella mente l’immagine di quella rete segnata all’ultimo sospiro di gioco contro il Broendby, semifinale di Coppa Uefa; oppure quel gol firmato nel derby del Flaminio, con Radice in panchina e una manciata di tifosi stretti l’uno sopra l’altro in Tevere, impazziti di gioia. Rudi nel cuore di Roma perché nessuno ha dimenticato niente, perché è vietato dimenticare. [...]la sua prima rete alle pendici di Monte Mario, il 20 settembre dell’87, vittima il Cesena di Sebastiano Rossi. Cinque anni abbondanti con la Roma vissuti in maniera esemplare, sempre da protagonista positivo. Un esempio di lealtà. Così, Roma non smette di volergli bene, come se il tempo si fosse fermato. Come se Rudi fosse ancora lì, ogni domenica, a volare sotto la Sud» (Mimmo Ferretti, ”Il Messaggero” 30/6/2002). «Chi l’avrebbe detto, quando la curva sud romanista all’Olimpico cantava ”vola, tedesco vola”, che sarebbe diventato un grande allenatore? Nessuno ne aveva il presentimento, lui stesso non aveva mai annunciato di volerlo fare. Altri sì (Vialli, Mancini, Gullit...), lui mai. Quelli che lo hanno annunciato hanno spesso fallito. Lui ha già vinto. Il suo è anche il caso esemplare (come lui, a questi livelli, soltanto Platini) di un ct arrivato su una panchina della nazionale senza avere mai allenato niente, ed è un bell’esempio di come si può gestire una crisi. La Federcalcio tedesca, dopo il disastro all’europeo 2000, aveva una nazionale allo sfascio: non è andata dal vecchio santone ma dai giovani. Völler aveva 40 anni, faceva il direttore sportivo al Bayer Leverkusen quando fu contattato per succedere a Ribbeck. ”Ok, ma sto solo un anno” disse, un incarico di transizione. Il predestinato era Cristoph Daum, che però fu trovato positivo per cocaina. E Völler non è mai più disceso dal suo trono. [...] sopravvissuto a un terremoto, l’1-5 in casa con l’Inghilterra, un risultato che avrebbe spazzato via ct più sperimentati. Ma i giocatori si sono stretti intorno a lui e l’hanno difeso, lo stesso la federazione, mentre il settimanale ”Kicker” lo nominava sportivo dell’anno. ” prezioso avere qualcuno che sa cosa pensi, di cosa hai bisogno, che sai è già passato per le cose che stai vivendo” dice Oliver Kahn, che era riserva nell’ultimo mondiale di Völler (1994). Forse non è un lettore di Kant (ma chi lo è tra i ct?) ma sa esattamente di cosa un giocatore ha bisogno e di cosa no. I tempi delle risse interne alla nazionale, che portarono ai miseri risultati dei mondiali 1994 e 1998, sono d#incanto finiti. Quando ha preso la Germania non ha annunciato rivoluzioni: ma i cambiamenti sono stati costanti per quanto inavvertiti. Ha accantonato vecchie cariatidi e ha cominciato a portare dentro una nuova generazione di giocatori: Schneider, Frings, Metzelder, Klose, Ballack [...] Quindi ha introdotto subliminalmente qualche novità tattica. Quella su cui ha insistito spesso è l’abolizione del centrale difensivo: in quel posto inserisce un centrocampista che va a fare gioco in avanti. Una scelta anche in linea con una tradizione (da Beckenbauer a Sammer): ma spesso lì, al centro della difesa, c’è letteralmente un buco, con due difensori intorno. Mette l’intuizione, la reazione ”di pancia” da ex giocatore che lo porta a preferire certe soluzioni ad altre. […]Karl Heinz Rummenigge, che è il team manager della Germania, dice di ammirare di Völler soprattutto la pazienza […] Deve anche arginare il criticismo di Franz Beckenbauer, particolarmente spietato» (Corrado Sannucci, ”la Repubblica” 25/6/2002).