giornali, 22 marzo 2007
Giampaolo Granzo, 40 anni. Veneziano, fruttivendolo ambulante, solare, sposato e padre di due bambini, la nascita di un terzo pupo da festeggiare tra qualche giorno
Giampaolo Granzo, 40 anni. Veneziano, fruttivendolo ambulante, solare, sposato e padre di due bambini, la nascita di un terzo pupo da festeggiare tra qualche giorno. Giovedì scorso come d’abitudine aprì con la moglie Romina la bancarella nella popolosa zona di Rio Terrà San Leonardo, a un certo punto la verdura finì e lui andò nel magazzino, a meno di duecento metri dal banchetto, per recuperarne un’altra cassetta. Siccome tardava a tornare la consorte, affaticata dal pancione di otto mesi, spedì il garzone a cercarlo e a dirgli di spicciarsi. Il garzone in effetti lo trovò ma in terra, naso e bocca tappati col nastro da pacchi, mani e piedi stretti con un’unica corda secondo il rituale mafioso dell’incaprettamento, la testa fracassata da un colpo di spranga e avvolta in un sacchetto di nylon, il corpo pieno di lividi per via dei calci e pugni che l’avevano ammazzato. Prima di eliminarlo, gli assassini erano andati a casa sua in calle Priuli e avevano rovistato ovunque in cerca di qualcosa che evidentemente non avevano trovato. Tra le 11 e le 12 di giovedì 22 marzo in un magazzino vicino al ponte delle Guglie nel sestiere di Cannaregio a Venezia, dove da venticinque anni non s’ammazzava nessuno.