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 2007  marzo 22 Giovedì calendario

BAIO

BAIO DOSSI Emanuela Bernareggio (Milano) 10 settembre 1956. Politico. Eletta al Senato nel 2001, 2006, 2008 (Margherita, Pd) • «[...] esponente teodem della Margherita, e capogruppo dell’Ulivo alla commissione Sanità del Senato, è stata una delle firmatarie dell’ordine del giorno che nel novembre 2006 aveva cercato di bloccare il decreto del ministro della Salute che innalzava la ”soglia” dell’uso personale di cannabis. Un affondo partito dalla maggioranza contro un’esponente della maggioranza, fuoco amico insomma contro un decreto del Governo. [...] ”[...] pur con il lodevole intento di evitare sanzioni penali ai consumatori, sanzioni che anch’io ritengo inutili e dannose, quel provvedimento era diseducativo. Non possono esserci distinzioni quando si parla di droga [...] La droga è droga e basta. E lo dico sulla base di quanto ormai affermano autorevoli scienziati, a cominciare da Silvio Garattini. Oggi anche le sostanze cosiddette leggere hanno quantità di principio attivo talmente alte da non giustificare una distinzione con quelle pesanti. E l’autocritica fatta recentemente dagli scienziati inglesi che per anni avevano difeso la non dannosità della cannabis, mi sembra una prova più che evidente [...] Rispetto a chi è nel tunnel della tossicodipendenza non si può avere un atteggiamento punitivo ma soltanto rieducativo. Né le pene amministrative, e ancora meno il carcere, hanno mai convinto un giovane ad uscire dalla droga. Sono convinta che la depenalizzazione sia la strada giusta, ma non nel senso che drogarsi è lecito, ma nel senso che è inutile punire chi si droga [...] bisogna potenziare [...] le campagne di prevenzione, il recupero, il reinserimento dei tossicodipendenti. Tenendo fermo un concetto: non esiste modica quantità, non esiste differenza di sostanze, e non è praticabile a mio avviso nemmeno la teoria della riduzione del danno, se questa si limita al mero supporto sanitario di chi utilizza marijuana, ecstasy o cocaina. Il senso è: la droga è da respingere sempre e comunque. Per questo il decreto firmato da Livia Turco era dannoso e diseducativo”» (Maria Novella De Lu ca, ”la Repubblica” 22/3/2007).