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 2007  marzo 22 Giovedì calendario

VonHohenlohe Christoff

• Losanna (Svizzera) 8 novembre 1956, Bangkok (Thailandia) 8 agosto 2006 • «Il volo senza posti liberi. L’impossibilità di raggiungere subito le Hawaii, la decisione di ritardare di qualche giorno la partenza, il tempo di trovare un nuovo aereo per Honolulu. Ma con un problema, il visto scaduto. Che fare? Il principe Christoff Hohenlohe, 50 anni, figlio di Ira von Fürstenberg, non voleva perdere tempo e trascinarsi in lunghe discussioni all’ufficio immigrazione di Bangkok. Con la penna ha modificato la data del visto e ci ha scritto sopra 6 agosto. La polizia se ne è accorta, l’ha fermato e arrestato. In carcere c’è rimasto quasi una settimana. Poi un malore improvviso gli è stato fatale. Questo, almeno, secondo la versione ufficiale che parla di una morte avvenuta poche ore dopo in ospedale. Nessuna certezza sulle cause: si va dall’attacco cardiaco, a un’infezione, ad una grave crisi per mancanza di insulina. La famiglia è incredula per l’epilogo di una vicenda che pensava potesse risolversi in poco tempo. [...] Christoff in Thailandia c’era arrivato intorno alla metà di luglio. L’idea era quella di frequentare un famoso centro benessere per perdere quei chili in più che ormai lo ossessionavano. Dopo una decina di giorni trascorsi a Bangkok aveva deciso di tornare in quella che ormai considerava la sua vera casa, le Hawaii. Ma il volo che aveva previsto di prendere non aveva più posti. Così ha deciso di rinviare il viaggio di tre giorni. Partenza sabato 29 luglio. Con una difficoltà non da poco: il visto di ingresso scaduto. All’ufficio immigrazione gli avrebbero fatto storie. Forse avrebbe rischiato di perdere un’altra volta l’aereo. Ai cittadini di tutti i Paesi europei e degli Stati Uniti non è richiesto pagare la tassa di ingresso. Ma il principe era cittadino del Liechtenstein, aveva quella pratica in più da sbrigare. Per evitare lungaggini ha falsificato la data, pensando di riuscire a passare inosservato. All’ufficio immigrazione dell’aeroporto la polizia di frontiera si è accorta subito di quel falso. Kiko è stato fermato, perquisito, interrogato e portato in un posto di polizia dove è rimasto due giorni. Ha tentato di spiegare, di assicurare che non voleva commettere alcun reato, ma solo andarsene in fretta dalla Thailandia. Ad avvertire la famiglia è stato uno dei suoi amici che vivono a Bangkok. Dopo 48 ore il giudice ha confermato l’arresto e l’ha mandato in carcere. Una prigione vera, di quelle che Amnesty International denuncia periodicamente per i maltrattamenti e le condizioni disumane in cui sono rinchiusi i detenuti. [...]» (C. Mar., ”Corriere della Sera” 9/8/2006).