Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri, tra le 13 e le 13.30, i talebani hanno liberato Daniele Mastrogiacomo, l’inviato di Repubblica che era stato sequestrato il 5 marzo. Daniele, camminando a piedi per un’ora e mezza, ha raggiunto l’ospedale di Gino Strada a Laskargah. Strada ha poi dato la notizia a tutto il mondo. Il presidente del Consiglio, Prodi, l’ha confermata ufficialmente alle 15. Sul tetto del quotidiano la Repubblica è stata a quel punto alzata una bandiera tricolore.
• Quando ritornerà in Italia?
Forse già stasera. Oggi sarà a Kabul. In ospedale l’hanno trovato a posto. In fotografia – la foto che è stata messa in rete da Peace Reporter – anche col turbante e la barba resta, nonostante la brutta avventura, il bel ragazzo che è sempre stato. Solo la voce è roca, deve aver preso freddo. In Afghanistan adesso il tempo è bruttissimo.
• Che è successo alla fine, che ci hanno messo così tanto per lasciarlo libero?
E’ possibile che gli americani abbiano fatto storie sul terzo ostaggio, il portavoce Mohammed Hanifi. Oltre tutto, si sapeva che il mullah Dadullah lo voleva per tagliargli la gola, dato che lo ritengono un traditore. certo che i talebani hanno comunque fatto alla fine quello che gli americani avevano previsto, cioè hanno alzato il prezzo. All’ultimo si son dovuti lasciare liberi cinque prigionieri invece di tre.
• Come si sono potuti persuadere gli americani, che sono sempre stati contrari a ogni trattativa?
Perché i prigionieri liberati erano sotto il controllo afgano. Quando laggiù prendono qualcuno di importante, lo affidano subito agli americani che lo interrogano a fondo. Alla fine dell’interrogatorio, il prigioniero viene restituito agli afgani, che ne fanno quello che vogliono. I cinque talebani liberati dovevano già essere stati spremuti a dovere e riconsegnati agli afgani, perché gli americani non li avrebbero mai lasciati liberi.
• Ed è stato pagato un riscatto?
Denaro? Ieri lo ha chiesto Calderoli e certamente nei prossimi giorni si faranno parecchie illazioni su questo punto. Ma è possibile che stavolta di denaro non ne sia corso. Daniele aveva per i talebani un grande significato politico, anche per i loro equilibri interni, come le ho spiegato ieri.
• Secondo lei ha corso davvero il pericolo di essere ucciso?
Scherza? stato in pericolo in ogni minuto di ogni giorno. Lo hanno tenuto in catene ventiquattr’ore su ventiquattro. Gli hanno fatto cambiare prigione tutte le sere. Gli hanno fatto vedere quello di cui sono capaci giovedì scorso, quando hanno ammazzato Sayed Agha: bendato, fatto inginocchiare, faccia premuta sulla sabbia fino a soffocare, testa spiccata dal busto con i coltelli. Dadullah guardava con soddisfazione il lavoro fatto dai suoi ragazzi. Daniele e l’autista Ajmal, liberato ieri anche lui, assistevano con la morte nel cuore. Anche Prodi, ieri, ha detto di aver avuto molta paura. E non ci dimentichiamo le volte in cui D’Alema ci ha avvertito che la trattativa era tanto complessa. La complessità derivava dalla ferocia dell’avversario. Mastrogiacomo ha raccontato ai suoi primi intervistatori di come questi guerriglieri siano decisi, presenti, attivi, gioiosi. Sì, molto gioiosi e molto giovani, non fanno che scherzare tra di loro. Poi, a un tratto, eccoli trasformarsi nei ceffi implacabili capaci di decapitare senza un tremito un ragazzo di 25 anni. Sa che anche Daniele è stato fatto inginocchiare in un tratto deserto? Lo hanno costretto a implorare il direttore del suo giornale Ezio Mauro. Mentre lui lo implorava di salvargli la vita, loro giravano un video, che non ci hanno fatto avere. No, riportare a casa questo nostro compatriota è stato arduo, molto arduo. Si deve, una volta tanto, alla cooperazione di tutti. Gente di destra e gente di sinistra, uomini della beneficienza, come Emergency, e servizi segreti come il Sismi (Prodi: «Raffinatissimi»). Ezio Mauro ha detto che è tutto merito del governo, nel senso che il governo italiano ha saputo tirare dalla sua parte il primo ministro afgano Karzai. Karzai, che è in Europa e ieri mattina stava in Germania con la Merkel, era così sicuro del lieto fine che chiedeva di continu «Ma non l’hanno ancora lasciato libero? Ma siete sicuri?». [Giorgio Dell’Arti, Gazzetta dello Sport 20/3/2007]
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