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 2007  marzo 20 Martedì calendario

Il Parlamento egiziano, dove il partito del raìs Mubarak (Pnd) domina incontrastato, ha approvato i 34 emendamenti alla Costituzione presentati dal governo in dicembre, asseritamente ispirati "a una riforma democratica"

Il Parlamento egiziano, dove il partito del raìs Mubarak (Pnd) domina incontrastato, ha approvato i 34 emendamenti alla Costituzione presentati dal governo in dicembre, asseritamente ispirati "a una riforma democratica". Inutile l’opposizione di Fratelli Musulmani, marxisti, e liberali, che gridano al colpo di Stato, e accusano la revisione costituzionale di provocare "la morte di ogni libertà personale" e "la fine di libere elezioni". Secondo l’appello sottoscritto da 82 personalità (l’ex premier Aziz Sedqi, il poeta dissidente Ahmad Negm, il leader della Fratellanza Essam Al Aryan...), gli emendamenti trasformano la repubblica in monarchia ereditaria ("preparano la via al figlio del raìs, Gamal"). Per Amnesty International è "il peggior colpo ai diritti umani dalle leggi speciali dell’81". Sit-in in piazza organizzato in concomitanza con le votazioni, da oltre 100 parlamentari, dopo aver abbandonato l’aula. Mohamad Katatny, capo dei deputati della Fratellanza (eletti come indipendenti): "Vogliamo avere la coscienza pulita, che sia il solo Pnd a rispondere di questa vergogna davanti al popolo". La tv di Stato, che di solito trasmette le sessioni, ha preferito non mostrare i seggi vuoti, un quarto del totale. La "riforma democratica" non risparmia nessuno. In particolare l’art. 5 (esclude dalle candidature alle elezioni partiti di ispirazione religiosa) è mirato contro i Fratelli Musulmani, unica forza d’opposizione organizzata, riuscita nelle pur truccatissime elezioni del 2005 a mandare in Parlamento 88 uomini (il gruppo, che ha preso le distanze dalla lotta armata ma non dal progetto di Stato islamico, conta milioni di sostenitori). Vittima dell’articolo 88 è invece la magistratura, che si è opposta compatta ai brogli plateali delle ultime elezioni, riuscendo in parte minima a contenerli. Molti giudici hanno sfidato perfino fisicamente le forze di sicurezza che impedivano agli elettori (anche sparando e uccidendoli) di votare in seggi dove il Pnd era debole. Ora la garanzia di correttezza del voto non è più responsabilità loro, ma di una commissione governativa. Il "colpo finale alla nostra democrazia" (parole di Nasser Amin, capo del Centro arabo per l’indipendenza dei magistrati), è segnato dall’emendamento dell’art. 179, che dà forza di norma costituzionale alle leggi speciali introdotte dopo l’omicidio di Sadat, che eliminano l’inviolabilità della libertà personale, del domicilio e della riservatezza della comunicazione (telefono, Internet, posta). La "riforma democratica" sarà oggetto di un referendum popolare, ma senza garanzia di correttezza della votazione.