Giulia Zonca, La Stampa 20/3/2007, 20 marzo 2007
GIULIA ZONCA
Non è la precisione che stupisce, ma il numero. I cinesi si alternano sul trampolino: salgono, saltano e scendono con l’oro al collo. Non si capisce neppure se fanno il conto alla rovescia come tutti gli altri prima di buttarsi o se si intendono via ipnosi. Hanno occupato i tuffi, un esempio di quello che arriverà, sport dopo sport. E Pechino forse è solo una scusa.
Ieri hanno liquidato i sincronizzati, due gare e due primi posti, uno alla coppia maschile dai 3 metri e l’altro alla coppia femminile dai 10. Due ori geneticamente modificati perché la sintonia perfetta non è arrivata da anni e anni di allenamenti contemporanei, ma in laboratorio. Wang Feng saltava insieme a He Chong e il vecchio partner è a Melbourne, convocato, solo che è migliorato troppo, non era possibile pensare a combinazioni tanto sofisticate. La federazione ha disfatto quella che fino al giro prima era sintonia perfetta e l’ha corretta. Come se fosse telemetria. In niente, è bastato un mattino per decidere e non è servito chiamare psicologi: questi cinesi sono studiati per essere agili. Li hanno spaccati da bambini e adesso non si rompono più.
Stavolta Wang Feng ha trionfato con un nuovo partner, Qin Kai, giovane e inespressivo, aveva il compito di essere la fotocopia perfetta del collega e ci è riuscito. Hanno dominato la gara, controllato il Canada di Despatie, lo Schumacher dei tuffi, e mandato in tilt i russi. Sono bastati 25 minuti di black out al Melbourne Sports and Acquatic Center per far sballare la coppia che doveva fermare lo strapotere cinese. Uno dei due è rimasto sul trampolino, zero punti e fine dei giochi. Lo scarso pubblico ha agitato le bandiere rosse e, nel giro di mezz’ora, c’era già un’altra coppia a prendersi il dovuto. Ruolin Chen e Ja Tong, 30 kg per ognuna e tre 10, tondi e perfetti, presi dalla giuria per una combinazione studiata come arma letale.
I cinesi hanno iniziato a vincere a Seul e sono scomparsi a Barcellona, colpa della prima ondata di aviaria che ha bloccato la colonizzazione delle piattaforme. Si allenano a secco, in palestra, e l’entrata in acqua è giusto una rifinitura che molti non arrivano a meritarsi. I potenziali campioni vengono reclutati verso i 4-5 anni, li impostano con la ginnastica artistica, poi li spezzettano. Lasciano semplicemente che si facciano del male, che si frantumino le punte dei piedi e si snodino il bacino. Nessuna reale tortura, solo esercizi infiniti e una disciplina che non prevede marce indietro o compassione. Che piangano se vogliono diventare perfetti e lo vogliono davvero, gran parte della fatica se la autoinfliggono.
Quando iniziavano a girare le medaglie, ma non ancora i soldi, code di bambini si preparavano dentro i corridoi di vecchie scuole: in coda per il proprio turno all’esercizio. Ora le palestre ci sono, anche se l’idea è sempre quella di piegarli al massimo, per vedere dove possono arrivare. Se si rompono, pazienza. Sulla quantità di aspiranti tuffatori a disposizione, i tecnici possono anche permettersi di perderne qualcuno per strada. Da adolescenti li usurano, li mettono sulla piattaforma dove servono fisici asciutti e li lasciano lì a dare spinte di gambe con 10 metri di spazio per le giravolte. Se resistono agli anni e incassano vittorie, cambiano altezza altrimenti scompaiono. He Chong ha messo su tanta massa da sembrare un Big Jim, forzuto e snodato, lo hanno assegnato al trampolino da un metro, perché lo sa tenere basso quanto serve, tocca l’acqua quando prende la spinta e in un solo metro fa quello che tanti altri fanno in tre. Compatto e rapido, ha un salto che sembra una frustrata.
Ci sono tre grosse scuole in Cina e in tutte i ragazzi vengono sequestrati alle famiglie. Tornano a casa per le feste comandate e sono seguiti in ogni minuzia, dal cibo che ingurgitano alle ore di sonno. Pianificazione integrale e anche sensibili accenni di modernità. Chi esce da questo addestramento è una star, ha diritto di avere sponsor, in accordo con la federazione, e comportarsi come crede. Persino a parlare. Guo Jingjing, dopo i due ori ad Atene, ha firmato un contratto con la McDonald’s e il suo presunto flirt con un altro tuffatore famoso, Tiang Lian, è diventato la telenovela più seguita della Cina. Gli uomini del trampolino sono degli eroi e non solo per la bravura o i successi, proprio per la capacità di non lasciare nulla agli altri. Nel 2005, i cinesi hanno vinto 5 medaglie su 10, qui le pretendono tutte e lo dicono dolci e sorridenti mentre raccontano che piatto preferiscono o qual è l’ultimo film che hanno visto. Per dimostrare di essere umani e anche che i tempi sono cambiati. Non sono atleti al guinzaglio, ma star che hanno volontariamente scelto di spaccarsi le ossa. Sono liberi, l’unica cosa che non possono fare è perdere: alle Olimpiadi di Atene, nel sincronizzato da 3 metri, Wang Kenan ha toccato la pedana con i piedi all’uscita da una rotazione. Ha perso il titolo e lasciato alle statistiche un podio senza Cina. Nessuno lo ha più sentito nominare.
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