Varie, 20 marzo 2007
VEGAS Giuseppe
VEGAS Giuseppe Milano 16 giugno 1951. Politico. Nel 1996, 2001, 2006 eletto al Senato, nel 2008 alla Camera (Forza Italia, Pdl). Sottosegretario all’Economia nel Berlusconi II e III (2001-2006), viceministro nel Berlusconi IV (2008-). Dal novembre 2010 presidente della Consob • «[...] tra i più amati nelle schiere parlamentari: sia dai peones che dalle prime file. [...]» (Bianca Di Giovanni, “l’Unità” 9/5/2009) • «Schivo. Riservato. Non perde mai la calma per via di una naturale tendenza all’autoironia e allo scetticismo. Quando scoppia una grana, alza lo sguardo e risponde sempre allo stesso modo: “Vedremo”. Oppure: “Troveremo una soluzione”. [...] Però capisce di numeri. Ferratissimo di finanza (pubblica), talvolta finge una calcolata ignoranza [...] costantemente impegnato a sfuggire alle etichette. Ha la passione di De Gaulle e della politica, ma al mestiere della politica approda quasi per caso. Milanese di padre catanese, nipote dello storico Ferdinando, cresce a Milano. Dopo la laurea in legge e una parentesi come professore a contratto di diritto ecclesiastico, si avvicina al più laico dei partiti della prima Repubblica, il Pli di Valerio Zanone e Antonio Baslini. Con loro approderà a Roma e alla Fondazione Luigi Einaudi. Consigliato da Paolo De Joanna - uomo legato a Carlo Azeglio Ciampi e Tommaso Padoa-Schioppa - nel 1978 prova e vince un concorso da funzionario al Senato. Per diciassette anni la sua occupazione principale saranno la contabilità di Stato e la finanza pubblica. Il nuovo incontro con la politica è nel 1995. Suggerito “da un comune amico”, l’allora ministro Augusto Fantozzi gli chiede di diventare sottosegretario alle Finanze nel governo Dini. Quando si torna alle urne, nel 1996, il novarese Silvano Boroli, liberale eletto nelle file di Forza Italia, gli propone di candidarsi nel suo collegio. Stimato da Berlusconi e Tremonti per il pugno di ferro nel difendere i saldi di bilancio, in quindici anni di Parlamento le battute polemiche verso un avversario si contano sulla punta delle dita. Non ama la ribalta mediatica, sempre distinto, con la cravatta in ordine anche dopo le maratone notturne, alterna la barba a repentini cali di peso. Una volta, pur in minoranza, si disse contrario alla norma che esenterà tutti gli edifici di proprietà delle chiese dal pagamento dell’Ici. Ma da sottosegretario, con una battuta che passerà alla storia per la sottile ironia, ebbe modo di rassicurare i vescovi sul ripristino del taglio alle scuole paritarie: “Possono dormire tranquilli fra quattro cuscini”» (Alessandro Barbera, “La Stampa” 18/11/2010).