Varie, 20 marzo 2007
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Rosenberg Stuart
• Brooklyn (Stati Uniti) 11 agosto 1927, Beverly Hills (Stati Uniti) 15 marzo 2007 • «Una cosa è rimasta costante nella carriera di Stuart Rosenberg [...] ed è quello spirito progressista e liberal che gli aveva fatto abbandonare il set del suo primo film, Sindacato assassini (1960), per solidarietà con la protesta sindacale degli attori (il film fu finito da Burt Balaban). Lo si ritrova nei suoi film più riusciti, dove la carica ribellistica – ora più ”anarcoide” come in Nick mano fredda (1967), ora più ”civile” come in Un uomo, oggi (1970) e Brubaker (1980) – si mette al servizio di un grande attore come Paul Newman o Robert Redford. Sono loro, e la forza anticonvenzionale dei loro personaggi, a sollevare dei film (e delle regie) altrimenti piuttosto convenzionali. Rosenberg, come altri registi della sua generazione, da Penn a Frankenheimer, si era fatto le ossa negli anni Cinquanta alla televisione, dirigendo episodi di serie diventate famose, come Alfred Hitchcock presenta. Poi il passaggio al cinema, alternando ad alcune riuscite (i film con Newman e Redford) regie decisamente più anonime, come Sento che mi sta succedendo qualcosa (1969, con Lemmon e la Deneuve) o Sai... muoviti (1970) o anche Amityville Horror (1979), dove il successo di pubblico non cancella le lungaggini. Molto meglio, perché più asciutti, il poliziesco L’ispettore Martin ha teso una trappola (1976, con Walter Matthau) e la tragicommedia Il Papa di Greenwich Village (1985)» (Paolo Mereghetti, ”Corriere della Sera” 20/3/2007) • «Quando nel 1967 uscì sugli schermi Nick mano fredda si parlò di Stuart Rosenberg come di uno dei migliori registi della nuova Hollywood: attento ai problemi individuali e sociali, all’analisi di certi comportamenti violenti nella vita di relazione, alla rappresentazione della realtà non soltanto in forme tecnicamente raffinate, ma anche articolata su più livelli interpretativi. D’altronde il film, nell’ interpretazione eccellente di Paul Newman, tratteggiava il ritratto di un giovane ribelle che non accetta la vita del carcere, e in questa ribellione forniva un’immagine non edulcorata della violenza della società americana contemporanea [...] dopo una carriera di regista cominciata in televisione a metà degli Anni 50 con ottimo successo e proseguita nel cinema con alterna fortuna, è possibile ripercorrerla proprio alla luce di quel film emblematico, che rimane probabilmente la sua opera migliore. E se è vero che altri film drammatici come Brubaker (1980), interpretato da Robert Redford, che in parte riprende il tema carcerario di Nick mano fredda, o come Un uomo oggi (1970), ancora con Newman, che indaga con attenzione certi aspetti inquietanti dell’America di quegli anni, confermano le doti incontestabili di Rosenberg regista esperto e rigoroso; è altrettanto vero che la maggior parte degli altri film da lui diretti non escono da quello che una volta si chiamava un buon artigianato, senza infamia e senza lode. Così è delle scialbe commedie Sento che mi sta succedendo qualcosa (1969) e Dai… muoviti (1970), o dello storico- drammatico La nave dei dannati (1976), sull’esodo degli ebrei dalla Germania nazista, o di Amityville horror (1979), un film dell’orrore alquanto scontato» (Gianni Rondolino, ”La Stampa” 20/3/2007).