Danilo Mainardi, Corriere della Sera 20/3/2007, 20 marzo 2007
Una differenza funzionalmente molto importante tra la comunicazione animale e il linguaggio umano è la straordinaria capacità che la nostra specie possiede di produrre nuove parole, cioè nuovi segnali più o meno simbolici, mentre gli altri animali comunicano con sistemi molto statici, conservativi perché, tutto sommato, più controllati direttamente da istruzioni genetiche
Una differenza funzionalmente molto importante tra la comunicazione animale e il linguaggio umano è la straordinaria capacità che la nostra specie possiede di produrre nuove parole, cioè nuovi segnali più o meno simbolici, mentre gli altri animali comunicano con sistemi molto statici, conservativi perché, tutto sommato, più controllati direttamente da istruzioni genetiche. Ciò, in definitiva, riflette la grande differenza tra il nostro stile di vita, dominato da una sempre più rapida evoluzione culturale, e quello degli altri animali, in cui invece è l’evoluzione biologica a farla da padrona. La differenza tra la nostra comunicazione e quella altrui non è però così netta da potere essere definita, in modo assoluto, qualitativa, quanto piuttosto quantitativa. Un caso particolarmente interessante di creatività comunicativa non-umana è ora stato descritto negli scimpanzé, che, in ben definite circostanze, sanno produrre nuove vocalizzazioni finalizzate ad attrarre l’attenzione di esseri umani per farli agire a loro vantaggio. Sottolineano gli autori che, data la parentela tra queste grandi scimmie e la nostra specie, quest’ultimissima scoperta dimostrerebbe che la nostra grande creatività comunicativa ha radici biologiche molto antiche e condivise. L’esperimento è stato effettuato nello Yerkes National Primate Research Center dell’Università Emory di Atlanta (USA), è stato pubblicato da William D. Hopkins e collaboratori su «Animal Behaviour». I ricercatori si sono posti il seguente quesito: che succede se uno scimpanzé vede qualcosa che gli interessa ma che è irraggiungibile, mentre è invece a portata di un essere umano? Si sono osservati 26 scimpanzé, da soli o qualche volta in coppia, che sono stati fatti entrare in una stanza divisa in due da uno sbarramento. Dall’altra parte delle sbarre, quella irraggiungibile, venivano proposte tre alternative. Nella prima entrava un uomo con in mano una banana, la posava sul pavimento e poi se ne stava fermo, ben in vista, mettendosi di spalle alle sbarre. Nella seconda l’uomo entrava senza niente in mano e ancora dava di spalle alle sbarre. Nella terza entrava, posava una banana sul pavimento e subito se ne usciva. Ebbene, salvo rarissime eccezioni, solo nella prima alternativa, cioè quando erano contemporaneamente presenti sia l’uomo che la banana, gli scimpanzé emettevano delle vocalizzazioni particolari e originali, non comprese cioè nel loro repertorio vocale naturale. Queste sono state descritte come «extended grunts», cioè grugniti prolungati, oppure come «splutters», borbottii o farfugliamenti. Suoni ben riconoscibili che, comunque, avevano lo scopo manifesto di attrarre l’attenzione dell’uomo di spalle per poi indurlo a raccogliere per loro la banana. Certi individui preferivano usare il «grunt», altri invece lo «splutter», suoni che, comunque, sortivano il medesimo effetto. L’aspetto più interessante è che le vocalizzazioni vengono prodotte esclusivamente quando gli esseri umani sono di spalle, cioè impossibilitati a vedere gli scimpanzé. Se invece si mettono di fronte vengono sollecitati con gesti ed espressioni facciali. Gli intelligenti bestioni, come è logico, in questo caso non sentono l’esigenza di richiamare l’attenzione con quegli specialissimi suoni.