Vittorio Sabadin, La Stampa 21/3/2007, 21 marzo 2007
VITTORIO SABADIN
Mao Zedong ci fece il bagno a 72 anni, per dimostrare che il «grande timoniere» aveva ancora la forza di un ragazzino. A pochi decenni di distanza, se l’attuale presidente cinese Hu Jintao decidesse di nuotare nello Yangtze, probabilmente non ne uscirebbe vivo. Il Fiume Azzurro ha perso da tempo la sua romantica colorazione e nelle sue acque, esclusi i pesci, si può trovare di tutto: acido solforico, gasolio, rifiuti organici animali ed umani, sostanze chimiche provenienti dalle industrie e dalle cartiere, fertilizzanti. Un cocktail spaventoso, che secondo Lu Jianjian, docente universitario ed ecologista, ha reso l’intero fiume cancerogeno.
La Cina rimpiangerà certo fra pochi anni di non avere preso misure per evitare un disastro che avrà ripercussioni gravissime sulla vita di centinaia di milioni di persone che dipendono dallo Yangtze, ma certamente non potrà sostenere di non essere stata avvisata. Direttamente o attraverso affluenti, circa il 40% delle acque di scolo dell’intero Paese finiscono senza essere depurate nel fiume, diventato la fogna del più popoloso paese della Terra. Delle oltre 120 specie di animali che vivevano nel bacino fluviale negli Anni 80 del secolo scorso ne sono rimaste meno della metà e stanno a loro volta scomparendo. Quando sarà completata nel 2009, la diga delle Tre Gole, che ha costretto un milione e 140 mila persone a lasciare 13 città, 140 paesi e 326 villaggi che saranno sommersi dalle acque, cambierà drasticamente l’ecosistema del bacino e lo stesso clima della regione.
Anche i turisti danno il loro contributo alla distruzione del fiume. Oltre che dall’allevamento di bestiame, i rifiuti organici riversati nell’acqua vengono in gran parte dalle navi da turismo o da trasporto che lo navigano senza sosta: sono 210 mila all’anno, e lasciano sul loro percorso milioni di tonnellate di rifiuti. La città di Shanghai, che si trova sul delta dello Yangtze, ha dovuto risolvere problemi enormi per rifornire di acqua 15 milioni di abitanti. A Pechino le cose non vanno meglio: la desertificazione avanza e in città è ormai disponibile solo un terzo dell’acqua utilizzata nelle metropoli occidentali.
Il miracolo cinese sta pagando prezzi altissimi per l’ambiente e le distruzioni operate avranno riflessi sull’intero pianeta. Già ora città come San Francisco e Los Angeles, che hanno adottato misure severe contro l’inquinamento, non importano solo magliette, ma anche tonnellate di particelle inquinanti «made in China» trasportate dal vento attraverso il Pacifico. Il problema più grave per il Paese diventerà presto quello dell’acqua potabile e delle risorse idriche per le coltivazioni, ma nessuno sembra preoccuparsi troppo e i contadini che protestano finiscono in prigione nel disinteresse globale.
Una spedizione britannica ha cercato di individuare qualche Baiji, il delfino dello Yangtze, per portarlo nel lago di Tian-e-Zhou, dove creare un’area protetta. Non ne ha trovato nessuno. Il «Lipotes vexillifer» è un altro nome latino da aggiungere all’elenco delle specie estinte, ucciso da uomini che, nell’illusione di vivere in una casa più bella, distruggono l’unica insostituibile casa che abbiamo nell’Universo.