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 2007  marzo 21 Mercoledì calendario

LEONE

LEONE Giancarlo Roma 14 marzo 1956. Giornalista. Vicedirettore generale unico della Rai (votato all’unanimità il 12 luglio 2006). Amministratore delegato di RaiCinema • «Inizio Anni 90. Alla Rai ci sono Enrico Manca e Gianni Pasquarelli, presidente e direttore generale della tv pubblica per conto del Caf, do you remember? Il trio Craxi-Andreotti-Forlani. E Giancarlo Leone? Presente! Come capo ufficio stampa. Poi, sull’onda anomala di Mani Pulite, arrivano i cosiddetti professori, Gianni Locatelli e Claudio Dematté, e Leone è sempre lì, capo ufficio stampa. Quindi Berlusconi vince le elezioni, e in viale Mazzini sbarcano Letizia Moratti e Gianni Billia, e Leone che fa? sempre capo ufficio stampa. [...] il più piccolo dei ”tre monelli” (così come la scrittrice Camilla Cederna definì i tre figli del presidente Giovanni Leone, Mauro, Paolo e appunto Giancarlo) [...] laureato in legge [...] ”Sono diventato giornalista professionista nel 1977 a 21 anni, dopo aver fatto il praticante a Roma nella sala stampa di piazza San Silvestro per il giornale Il Piccolo di Trieste. A dividere lo stesso piccolo ufficio c’era il figlio di un generale triestino, Alberto Castagna, e data la nostra giovane età i colleghi più anziani ci consideravano due monelli” [...] Mentre pratica il giornalismo fa anche l’aiuto regista di Romolo Valli al Teatro Eliseo in ben sette spettacoli. La tragica scomparsa di Valli in un incidente d’auto lo conduce però al bivio: carta stampata o palcoscenico? Il monello opta per la prima. E sì, perché Leone nel 1982 - evitando saggiamente di chiedere un posto al Tg1, temendo che il suo cognome, più che un aiuto, potesse rivelarsi un boomerang - finisce in una neotestata Rai, Televideo, considerata una cayenna, una destinazione professionale poco ambita, ma di cui intuisce le potenzialità. In breve non solo Leone entra, ma in poco tempo corre; redattore ordinario, capo servizio, capo redattore, vice direttore. Il tutto all’ombra di Giorgio Cingoli, capo di Televideo già direttore di Paese Sera, un comunista ortodosso che arriverà a stimarlo indicandolo come ”la prova vivente che esistono Dc presentabili”. Dopo 8 anni, Leone sente il bisogno di novità, e, con i buoni uffici di Agnes, diventa condirettore, quindi con il Caf, direttore dell’ufficio stampa. Nel 1995 diventa vicedirettore di Franco Iseppi in una struttura altrettanto delicata, il coordinamento palinsesti, e quando Iseppi viene nominato direttore generale , ne prende il posto. Per poi allungare il suo cursus honorum approda al vertice di Rai International, dove ”nel 1999, su 50 milioni di budget assegnato, ne spendo solo 37 aumentando la produttività”. Forte di questo successo, quando nasce RaiCinema, società che deve fare investimenti per 500 miliardi producendo film, varando coproduzioni e trattando diritti di trasmissione e distribuzione, diventa amministratore delegato. RaiCinema non fa in tempo a diventare operativa, dopo sei mesi di rodaggio [...] ed ecco scatenarsi lo sturm und drang di Celli&Zaccaria, che giubilano Agostino Saccà, direttore di RaiUno, e chiedono a Leone di prenderne il posto. E, incredibile ma vero, Leone replica: ”Niet” [...] ”[...] Gli ho fatto il seguente ragionamento: ma come, a RaiCinema ho appena impostato il lavoro. Secondo: divento direttore in una situazione di oggettiva debolezza dei vertici, dato che il vostro mandato scade da qui a un anno, mentre per mettere insieme una programmazione con la mia impronta dovrei attendere la prossima primavera. Terzo: non mi va di arrivare a prendere il posto di un collega a torto o a ragione silurato. Detto questo, se fossi stato chiamato in una normale tornata di nomine, avrei accettato” [...] per due legislature non è andato a votare, dopo che la Dc scaricò il padre, costretto a dimettersi dalla presidenza della Repubblica sull’onda di uno dei tanti scandali che a periodi investono il Palazzo (per la cronaca, era quello della Lockeed, con annesse antilopi Cobbler e quant’altro): ”Però mi sono tolto la soddisfazione di leggere la riabilitazione che di una persona distrutta è stata fatta a distanza di anni da Marco Pannella e Emma Bonino, si vede che mio padre non era quel genio del male che qualcuno aveva avuto interesse a creare” [...]» (Antonello Piroso, ”Specchio” 4/11/2000).