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 2007  marzo 21 Mercoledì calendario

PABLO TRINCIA

MIAMI
Il grosso fuoristrada si ferma nel parcheggio di un cantiere navale nella periferia di Miami. Dall’interno emerge un energumeno alto più di 1 metro e 90, afroamericano, fisico da lottatore, barba nera, denti d’oro e sguardo arrabbiato. L’uomo, conosciuto come Kimbo, si toglie la canottiera. Poi infila in bocca un paradenti: «Let’s do it». Lo aspetta un altro tizio ben piazzato, ma meno muscoloso: anche lui afroamericano. I due si squadrano per qualche attimo, girando in circolo. Kimbo avanza, abbassando la testa. Gli piazza un violento gancio destro in faccia, mandandolo sull’asfalto. Il poveraccio si copre la faccia con le mani, sanguinate. L’incontro è finito. Meno di un minuto.
La scena si svolge su un video caricato sul sito di YouTube il 9 maggio del 2006 e già visto più di mezzo milione di persone. Solo uno delle centinaia di video con protagonista lui, Kimbo Slice, il picchiatore di Miami, re dei combattimenti clandestini su Internet. I video si assomigliano tutti: due avversari che hanno scommesso alcune migliaia di dollari si incontrano in un parcheggio o in un cortile. Attorno a loro un capannello di amici e scommettitori. Poche regole: mani nude. Niente calci. Ci si mena senza pietà, finché uno dei due non va giù. Se non si rialza entro 30 secondi, l’altro intasca il malloppo e la gloria. Tutto disponibile su Internet. « un modo di fare soldi. Niente di più», sintetizza Kimbo. Circa 32 anni, vero nome Kevin Ferguson, un figlio quindicenne, Kimbo è cresciuto nei sobborghi poveri e violenti di Miami. La sua carriera da gladiatore da cortile comincia due anni fa. In quell’occasione, Kimbo riduce in poltiglia l’occhio destro del suo primo sfidante, un certo Leonard Byrd.
Poi arrivano altre sfide e incontri, tra cui quello sfortunato, contro Sean Gannon, un poliziotto di Boston. I due se le danno di santa ragione, ma stavolta è Kimbo a finire k.o. Una sconfitta che gli brucia ancora: dopo l’incontro, Gannon firma un contratto per partecipare all’Ultimate Fighting Championship, uno dei campionati di lotta più violenti del mondo. «Un giorno spero di partecipare anch’io», confessa Kimbo. «Non ho mai digerito quel k.o».