Varie, 21 marzo 2007
COSTA
COSTA Claudio Imola (Bologna) 20 febbraio 1941. Il ”medico dei motociclisti” • «Al camice bianco preferisce la camicia di jeans. E alla cura delle pillole, quella della pastasciutta. Se ti incontra per la prima volta ti attacca subito bottone con la sua teoria del dolore o la storia dei piloti-semidei. Tanto che non riesci a capire se è un medico o San Benedetto da Norcia. Per i piloti del Motomondiale, Claudio Costa da Imola è più di un dottore. un amico. Per alcuni un salvatore. Se non fosse stato per lui, Franco Uncini sarebbe morto sull’asfalto del Salzburgring, una domenica di maggio del 1977. Doohan avrebbe perso la gamba destra e Biaggi e Capirossi avrebbero probabilmente visto sfumare un titolo mondiale a testa. [...] dove c’è una corsa in moto c’è anche Costa, con la sua clinica mobile. Una specie di ospedale viaggiante su quattro ruote attrezzato per prestare soccorso ai piloti infortunati. Bende, cerotti, ma non solo. Anche tanta psicologia, perché il trauma di un pilota che cade a 200 all’ora non è solo fisico. Per cui è importante saper elargire pomate e conforto in parti uguali. Non a caso, nell’ambiente, Claudio Costa è considerato un po’ medico, un po’ psicologo e un po’ santone. Una persona su cui puoi sempre contare per una visita come per un consiglio. Soprattutto, un taumaturgo in grado di attuare imprese ai limiti del possibile. Come quando [...] ad Assen, in Olanda, ha consentito a Loris Capirossi di correre con una doppia frattura alla mano sinistra e di salire sul podio. Ma, per carità, non parlategli di miracoli. Col suo accento romagnolo vi risponderebbe che, quelli, li fa solo il Signore. Che i veri eroi sono i piloti. E che lui è solo un personaggio di contorno della favola. Un San Francesco delle due ruote passato di lì per caso. [...] Il primo intervento in pista, Claudio Costa l’effettuò a soli 16 anni. Era il 1957: a Imola, all’uscita di una curva, Geoff Duke volò dalla sua moto, rimanendo immobile sull’asfalto. Contro il volere di suo padre (Checco Costa, inventore dell’autodromo di Imola e di alcune delle più famose corse motociclistiche italiane), il giovane Costa corruppe il guardiano e si lanciò in pista portando in salvo il pilota. Il giorno dopo, la foto era su tutti i giornali. Il padre lo riconobbe e lo mise in castigo, ma gli predisse, ”Questo, un giorno, sarà il tuo lavoro”. Da allora Claudio Costa vive il suo impegno come una sorta di missione. Forse anche in memoria del padre, che oltre a un medico e a un avvocato avrebbe desiderato un figlio sacerdote. All’ingresso del camion-clinica, c’è una scritta a mo’ di lapide: ”Abbiate ogni assistenza, o voi che entrate”. Dentro, su una lavagnetta, campeggia una dedica: ”A tutti i piloti di moto, agli eroi del motomondiale, ai centauri che racchiudono nella vera vita l’immensa follia di Dioniso e la splendida luce della ragione di Apollo”. Il paradiso dei piloti può attendere» (Massimiliano Cassani, ”Specchio” 14/10/2000).