7 febbraio 1992
Vent’anni fa la firma
del trattato di Maastricht
Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Ieri i finanzieri si sono presentati al Senato, con l’idea di acquisire materiale contabile della Margherita e ricostruire meglio le operazioni finanziarie di questo partito. Ma i senatori li hanno fatti tornare indietro, cioè non hanno loro concesso di entrare a Palazzo Madama, opponendo le “guarentigie parlamentari”. Ne è nata subito una polemica, con una marcia indietro della Procura romana, e svariate dichiarazioni politiche a mezzo tra lo stupore e l’indignazione.
• Naturalmete
stiamo parlando del caso Lusi.
Sì, il caso del tesoriere della Margherita accusato di aver distratto 13 milioni dai fondi di quel partito, un partito morto per la politica dopo la fusione con i democratici di sinistra, ma ben vivo dal punto di vista finanziario, dato che doveva amministrare i patrimoni già acquisiti e incassare ancora i rimborsi elettorali fino al 2011. Ieri è uscito fuori, tra l’altro, che secondo i magistrati le malversazioni sono cominciate ben prima del 2007 (anno della fusione) e che i soldi spariti sarebbero più di 13 milioni. Registriamo anche una dichiarazione del senatore Lusi, nel frattempo espulso all’unanimità dal Pd e dimissionario sua sponte dalla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, ma che sta passando a quanto pare al contrattacco: «Ho fatto un patto con i magistrati per non dire nulla. So di uscirne a pezzi e che i tempi mediatici mi ammazzano, ma io voglio rispettare questo patto. Provo un grande fastidio per il fatto che mi vengano attribuite delle frasi e delle cose che non ho mai detto o mai fatto. Io non ho ammesso nulla, non ho detto nulla. Voglio aspettare che emerga la verità. Mi sono assunto le mie responsabilità, come deve fare un tesoriere. Ora tocca ad altri». L’espulsione, in effetti, dà per scontata la colpevolezza del tesoriere, che la commissione di garanzia del Pd – presieduta da Luigi Berlinguer – ha motivato così: «Sono emerse gravi responsabilità non contestate, ma anzi assunte da Lusi stesso, che hanno causato un grave danno al Pd e che comportano incompatibilità con la sua permanenza nel partito». L’imputato non è stato neanche ascoltato. Non proprio il massimo del garantismo.
• Comì’è andata la storia dei finanzieri al Senato?
Lusi è indagato per appropriazione indebita (i 13 milioni). La Procura di Roma ha delegato alle Fiamme Gialle comandate dal generale Virgilio Pomponi il compito di acquisire la documentazione contabile del partito, proprio per capir meglio, operazione per operazione, tutto quello che Lusi ha fatto. La Guardia di Finanza si è perciò presentata al Senato, chiedendo di accedere alla sede interna della Banca Nazionale del Lavoro, dove sarebbero conservati una parte dei documenti. Ma la vigilanza di Palazzo Madama s’è messa in mezzo: i finanzieri non erano in possesso dell’autorizzazione della presidenza.
• Cioè di Schifani, che poi è uno del Pdl.
Ma guardi che qui la differenza tra un partito e l’altro non si è vista, hanno fatto tutti muro. Schifani (Pdl), saputo che aveva i finanzieri alla porta e non avendo precedenti a cui ispirarsi, ha chiesto un parere alla Giunta per le immunità, presieduta da Marco Follini, oggi Pd, ieri Udc e da sempre profondamente democristiano. La Giunta ha poi riscontrato di non avere documenti su cui basare un parere, e del resto neanche Schifani aveva ricevuto una richiesta formale, e insomma i finanzieri non sono entrati, mentre le agenzie battevano varie dichiarazioni, tra cui, molto significativa, questa del senatore democratico Felice Casson, già magistrato a Venezia: «Potevano andare direttamente nella sede centrale della Bnl, senza fare la scena qui al Senato».
• Cioè l’ex giudice Casson pensa che i giudici della Procura di Roma abbiano cercato di creare clamore, per avere titoli più forti sui giornali.
Potremmo fare a nostra volta i maliziosi. Che avrebbe detto Casson se i finanzieri si fossero presentati per visionare i conti di Berlusconi (tralasciamo che Berlusconi è deputato)? E d’altra parte è un fatto che il 96 per cento degli italiani (sondaggio Demos di una settimana fa) non ha nessuna fiducia nei partiti e quindi leggerà questa vicenda come il tentativo del Bene (la Guardia di Finanza) di forzare i segreti del Male (i politici), tentativo andato ancora una volta a vuoto. Aggiungiamo che un caso simile non si è mai presentato, a nostra memoria, in questo dopoguerra.
• Ma la Finanza aveva diritto o no di entrare al Senato?
Non direi, e infatti la Procura di Roma ha emesso in tutta fretta un comunicato in cui spiega di aver chiesto alle Fiamme Gialle di ottenere «elementi di acquisizione» (si deve aver pazienza con l’italiano dei magistrati), ma non di aver dato loro l’ordine di presentarsi a Palazzo Madama. Si tratterebbe dunque di una gaffe commessa dalla GdF. Un eccesso di zelo.
• L’inchiesta come va?
Gli ex della Margherita hanno fretta di chiudere al più presto e sono pronti ad accettare la transazione di cinque milioni offerta da Lusi. I magistrati non sembrano intenzionati a rinunciare prima di aver capito bene quello che è successo. I tre revisori dei conti, interrogati l’altro giorno, hanno ammesso di non essersi accorti di certe magagne che adesso risultano invece chiare. Un altro mistero.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 8 febbraio 2012]

