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 2012  febbraio 08 Mercoledì calendario

LE DUE FACCE DEL COLOSSO GAZPROM

Gazprom è affidabile? È il braccio armato del Cremlino impegnato a ricattare l’Occidente aprendo o chiudendo rubinetti oppure quel "patrimonio nazionale" degli spot sulla tv russa, che tra immagini di piattaforme in mezzo al mare e mamme che spengono la luce al bimbo garantisce che «i sogni si avverano»? Un sondaggio condotto dalla Bbc tra i cittadini di 19 Paesi divideva gli interpellati grosso modo a metà tra chi si fidava della capacità del monopolio russo di garantire energia al mondo, e chi invece di fidarsi non se la sentiva proprio. Tutto questo, però, avveniva nell’estate 2006, dopo soltanto la prima delle due intense "guerre del gas" tra Russia e Ucraina, e prima della crisi attuale. In questa la prima causa dei guai è il freddo, che non toglie però rischi d’immagine per una compagnia che alla propria reputazione ha sempre tenuto molto - fin dai tempi sovietici in cui non era ancora Gazprom. «Gazprom non taglia mai le proprie forniture di gas», ha garantito ieri il vicepresidente del gruppo, Aleksandr Medvedev.
Lo aveva detto anche Paolo Scaroni, a Venezia l’11 dicembre 2009, festeggiando 40 anni di forniture russe di gas all’Italia. In questo periodo, spiegò l’amministratore delegato dell’Eni, «Gazprom non è mai venuta meno ai propri obblighi commerciali». Cominciando dai tempi in cui Enrico Mattei iniziò – tra i primi in Occidente – a comprare petrolio sovietico; poi con la costruzione (1973) del gasdotto che arriva in Italia attraverso l’Austria, l’Accordo di partnership strategica del 2006 che ha aperto a Gazprom la possibilità di un canale diretto sul mercato italiano. Il progetto Blue Stream sotto il mar Nero e, per il futuro, South Stream che schiverà l’Ucraina: tanto più necessario, dice oggi Aleksandr Medvedev, «se l’Europa vuol vedere garantite le forniture di gas indipendentemente dalle condizioni meteorologiche».
Agli occhi dei fornitori russi e dei loro clienti europei, il concetto di "sicurezza energetica" ha interpretazioni diverse. Richiamo alla diversificazione delle fonti per l’Europa, per Gazprom necessità di un legame ancora più stretto. Legame messo invece a rischio, per i russi, dal Terzo pacchetto energia con cui la Ue prevede la separazione tra produzione e distribuzione delle fonti. «Se il Terzo pacchetto fosse stato già implementato – fa notare Medvedev – non avremmo avuto la possibilità di fornire le quantità di gas necessarie ai nostri partner sulla base dei contratti take or pay. Speriamo che tale situazione porti la Commissione europea a una seria riflessione su come garantire al meglio la creazione di una vera concorrenza».
La soluzione, per Gazprom, è dunque continuare sulla strada iniziata sul Baltico con Nord Stream – una prima linea del gasdotto è già in funzione – e con South Stream, dal mar Nero all’Italia. L’idea della moltiplicazione dei gasdotti nacque proprio con le guerre ucraine. La prima il giorno di Capodanno del 2006, forniture di gas bloccate perché Kiev rifiutava di passare a prezzi di mercato. Durò pochi giorni, fino al 4 gennaio, con l’Europa ad assistere al freddo. Stesso scenario tre anni dopo, una crisi lunga l’intero mese di gennaio 2009: rubinetti di Gazprom chiusi per l’Ucraina della Rivoluzione arancione, decisa a sfuggire alla presa politica di Mosca. Questa volta l’offensiva mediatica di Gazprom ebbe successo a convincere gli europei che non erano loro nel mirino, ma gli ucraini a sottrarre il gas dalla rete di transito. Oggi i problemi tra Mosca e Kiev sono tutt’altro che risolti: per questo il Cremlino vuole emarginare l’Ucraina, perché l’Europa non sia più coinvolta. I gasdotti ucraini sono buoni per il museo, ironizza Aleksej Miller, amministratore delegato di Gazprom. Quanto al futuro, le sue idee sono molto chiare: «I consumi europei continueranno a crescere, e la Russia è al primo posto nella produzione di gas – scrive Miller sul sito di Gazprom –. La cosiddetta "rivoluzione del gas shale (ricavato dalle rocce, ndr) è una trovata americana da Hollywood, le nostre previsioni sono diverse. Il mercato (del gas naturale) ha un grande futuro». Sotto il segno della fiammella azzurra.