GIUSEPPE BOTTERO, La Stampa 8/2/2012, 8 febbraio 2012
Chi vince e chi perde nell’high tech di tutti i giorni - Lasciate da parte futurologi, maghi dell’hi-tech, creatori di realtà virtuali
Chi vince e chi perde nell’high tech di tutti i giorni - Lasciate da parte futurologi, maghi dell’hi-tech, creatori di realtà virtuali. Pensate al vostro ufficio e date un’occhiata in giro: la rivoluzione digitale comincia da lì, dalla scrivania che ogni giorno perde un pezzo, dal collega che, invece dei post-it, vi martella di messaggini sulla chat aziendale. Si estinguono come vecchi dinosauri, gli oggetti della quotidianità, e lo fanno ad una velocità difficile da controllare. Il primo a sparire, tra gli strumenti del nostro lavoro, sarà il telefono da scrivania, disintegrato dallo smartphone, il cellulare intelligente dalle mille funzioni: sempre connesso a internet, attrezzato per scattare foto, girare video, registrare le chiamate. La cavalcata è inarrestabile, dicono i dati del colosso delle ricerche «Gfk», elaborati da «Pixmania»: in Italia i telefonini sono 50 milioni, e la metà è in grado di navigare online. Una fiammata che stravolge le abitudini e le giornate. Pronti alla pensione - dice il report - anche chiavette Usb e cd, sostituiti dal cloud computing, la nuvola virtuale lanciata da Apple, Google e Microsoft che ospita migliaia di gigabyte accessibili in ogni momento. Hanno scelto di migrare sul cloud il 77% delle piccole e medie imprese italiane: un record rispetto alla media europea, ferma al 73%. Vita breve pure per gli scanner, in picchiata di vendite: i tablet di ultima generazione hanno fotocamere così potenti da non farli rimpiangere, e sono più pratici e veloci. Poco spazio, sulla scrivania, perfino per le calcolatrici: telefonini e computer integrano tutto, e tra le app spuntano strumenti sempre più sofisticati. Ma la rivoluzione si fa sentire anche sull’arredamento. Se la casa-robot resta un sogno, nel 2012 dagli uffici inizieranno a sparire schedari a scaffale e a cassetto, retaggio di un passato fatto di faldoni e archivi. Sul campo di battaglia resteranno, definitivamente, post-it e bacheche in favore di mail, intranet aziendali, sistemi di «instant messaging» stile Skype e social network personalizzati. A partire da Yammer, sorta di Facebook per colleghi sempre connessi. Anche, qui, la sorpresa è tricolore: se a livello globale solo il 32% dei responsabili delle imprese ammette di aver modificato le procedure per rendere più interessante il luogo di lavoro per i dipendenti più giovani, in Italia la percentuale è doppia. Più difficile convincere i manager a sborsare per aggiornare gli strumenti: nell’88% dei casi- dice un’indagine di Avanade - i dipendenti utilizzano i propri dispositivi. Nei corridoi, però, resiste l’ultimo totem aziendale: il «boccione dell’acqua», minacciato sì dalla brocca con i filtri, verde e low cost, ma impossibile da abbattere. Nonostante la recessione, insomma, la corsa verso l’hi-tech non dà segni di rallentamento. Entro il 2016-prevede uno studio presentato al «World Economic Forum» di Davos da Google e il Boston Consulting Group - l’Internet economy nei Paesi del G-20 raggiungerà i 4.200 miliardi di dollari, quasi raddoppiati rispetto ai 2.300 di fine 2010. «La crisi c’è e si fa sentire - dice Fabrizio Cataldi, presidente del Forum della Comunicazione Digitale, partito ieri a Milano - ma il nostro settore è un po’ più fortunato di altri». Nei corriodi di Palazzo Mezzanotte, dove sfila il meglio dell’hi-tech «made in Italy», Marco Corsaro, amministratore delegato di «77Agency», ha presentato la «Social Machine», una «tecnologia - spiega- che permette di trasferire Facebook nel mondo reale. Chiunque abbia una pagina Facebook - spiega Corsaro - può trasferirla su un supporto materiale, ad esempio un braccialetto, che permetterà di generare dei post predefiniti sulla propria bacheca con un semplice gesto, senza il bisogno di collegarsi in rete e scriverlo manualmente dal proprio device». Un altro passo - l’ultimo? verso la cyber-quotidianità.