Andrea Garibaldi, Corriere della Sera 8/2/2012, 8 febbraio 2012
ROMA —
Sulla legge elettorale non ci sono testi su cui discutere, il campo è aperto. Dicono così i protagonisti dell’incontro di ieri, ma l’argomento è consumato e la direzione chiara, almeno quella dei due partiti maggiori. Un occhio spalancato su Madrid e un altro attento a Berlino. Sistema spagnolo in salsa tedesca. «Non ci possiamo ispirare a nessun sistema straniero in purezza», sintetizza Gianclaudio Bressa, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera. E prosegue: «Il sistema spagnolo è fortemente bipolare e fortemente territoriale». Dove «fortemente» sta per «troppo». Il sistema spagnolo prevede le preferenze e il Pd è schierato contro le preferenze. Ed ecco quindi, in soccorso, la correzione tedesca: collegi uninominali (ogni partito, un solo candidato).
Poco scostato il pensiero di Gaetano Quagliariello, delegato del Pdl alle Riforme, che si è pronunciato per «un sistema similspagnolo, ma più proporzionale, con un premio di maggioranza molto limitato. E indicazione di coalizione e premier». Quindi, innesti di sistema tedesco. Sulle preferenze, il Pdl è possibilista.
Il sistema spagnolo è considerato proporzionale con rilevanti effetti maggioritari. I membri del Congreso sono 350, eletti in 50 (piccole) circoscrizioni: in media, 6-7 seggi per circoscrizione. Nonostante il minimo per ottenere seggi sia il 3 per cento, lo sbarramento implicito arriva fino al 10. Con il cosiddetto «metodo d’Hondt» si distribuisce un premio di maggioranza decrescente: più grande per il partito più votato, fino a poche briciole per i meno votati. Risultato: favoriti i partiti maggiori (tendenza bipolare), favorite le formazioni forti in determinati territori, penalizzati i piccoli partiti «nazionali». Esempio: alle elezioni dello scorso novembre Izquierda unida con 1,6 milioni di voti ha preso meno seggi dei nazionalisti catalani (un milione di voti). Il sistema tedesco invece prevede un voto uninominale per eleggere il candidato della propria zona e un voto proporzionale per decidere quanti eletti per ogni partito.
Il sistema spagnolo può conquistare il consenso della Lega, ma non quello del Terzo polo, che gradirebbe l’avvicinamento maggiore possibile al proporzionale. Ed è considerato assolutamente da evitare da tutte le formazioni minori: Vendola, Di Pietro, i Verdi.
Questa sintesi fra Spagna e Germania, e soprattutto la sintesi fra gli interessi di ciascuno, è il miracolo che finora non è mai riuscito.
Andrea Garibaldi