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 2012  febbraio 08 Mercoledì calendario

L’ENTE MPS AL RIASSETTO DEL DEBITO

Una settimana per trovare l’accordo che potrebbe cambiare (in meglio) l’orizzonte della Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Oggetto della trattativa è il finanziamento di almeno 900 milioni, a 18 mesi, da parte di tre primari istituti italiani (Mediobanca, Intesa Sanpaolo e UniCredit), grazie al quale l’Ente presieduto da Gabriello Mancini potrebbe rimborsare interamente il pool di creditori nazionali e internazionali (tra cui Jp Morgan, Credit Suisse e la stessa Mediobanca), che per metà febbraio aspetta un piano di rientro.
La deputazione amministratrice (il board) della Fondazione senese si riunisce martedì 14, festa di San Valentino. E nelle aspettative dei vertici di Palazzo Sansedoni, impegnati in queste ore nella messa a punto del nuovo finanziamento, sotto la guida del direttore generale Claudio Pieri (e con la consulenza operativa di Antonio Vigni), è quella la data per dare il via libera all’operazione che, senza retorica, può essere un "regalo" speciale della Fondazione alla città, e un segno tangibile di coesione per il sistema bancario italiano.
Se l’accordo viene raggiunto, Siena ha un mese di tempo (fino a metà marzo) per chiudere la partita con gli attuali creditori e un anno e mezzo per vendere "al meglio" il 15% di Banca Mps. Il titolo da inizio d’anno ha guadagnato oltre il 30% (ieri è arretrato dell’1,17% a 0,3379 euro) e quel pacchetto di azioni, insieme alla cessione di altre partecipazioni non più strategiche (Cdp, F2i, Sator), potrebbe consentire alla Fondazione di azzerare le posizioni debitorie, magari incamerando un piccolo margine per garantire l’operatività del 2012, quando non sono attesi dividendi dalla banca.
Il regalo per la città è questo: una Fondazione senza più debiti che riesce a mantenere il 33% di Montepaschi (quota decisiva nelle assemblee straordinarie). Certo, in prospettiva non ci saranno più le ricche erogazioni del passato (oltre 100 milioni la media annuale fin qui), ma la redditività futura della banca, attesa alla prova del nuovo piano industriale che sarà pronto per aprile, dovrebbe comunque garantire all’Ente di Palazzo Sansedoni un orizzonte sereno.
La prova di coesione del sistema bancario sarebbe evidente: Mediobanca, UniCredit e Intesa Sanpaolo, cioè tre leader nazionali, scenderebbero in campo con un’operazione di mercato il cui effetto collaterale (ma non proprio secondario) sarebbe quello di assicurare stabilità agli equilibri del settore. Il fatto che l’istituto di Piazzetta Cuccia guidato dall’amministratore delegato Alberto Nagel faccia anche parte del raggruppamento di creditori esposti nei confronti della Fondazione senese (190 milioni la posizione di Mediobanca) aumenta il valore strategico dell’eventuale nuovo accordo di finanziamento.
Il rischio è che una fetta importante (15% circa) del terzo polo bancario del Paese finisca in "mani sbagliate". Magari all’estero. Con più tempo a disposizione e il titolo in ripresa la strada diventerà più agevole. Anche perché i soggetti interessati a entrare nell’azionariato stabile di Banca Mps non mancano. A cominciare dal fondo Clessidra di Claudio Sposito. Secondo quanto riportato dal Corriere economia, Clessidra potrebbe scendere in campo affiancato dai fondi inglesi Apax e Cvc. E in questa direzione guarderebbe anche il fondo Cinven, guidato da Roberto Italia.
Di sicuro Sposito è un buon amico di Siena, versante Rocca Salimbeni. La banca presieduta da Giuseppe Mussari è anche partner al 23% di Clessidra Sgr (38%) dentro Anima, che opera nel settore del risparmio gestito e dei servizi finanziari (l’altro socio è gruppo Bipiemme col 36%). Un eventuale ingresso in pianta stabile nell’azionariato di Banca Mps, insomma, troverebbe più di un consenso nella città toscana.
Una settimana per decidere, dunque. E poi un mese per chiudere con gli attuali creditori (circa 800 milioni la posizione complessiva, a cui si sommano 200 milioni d’indebitamento operativo). Ma se l’operazione con Mediobanca, Unicredit e Intesa Sanpaolo va in porto, la Fondazione avrà il tempo per trattare la vendita del pacchetto Montepaschi. A quel punto, molto dipenderà dall’esito del dossier Eba, dalla possibilità cioè che la banca guidata da Fabrizio Viola possa effettivamente evitare di ricorrere a un nuovo aumento di capitale.