Diego Gabutti, ItaliaOggi 08/02/2012, 8 febbraio 2012
Dove mafie e camorre ingrassano con i soldi pubblici, il problema sarebbe lo scontrino del barista Nel paese con più di un milione di incarichi politici – Nel paese in cui tutti i partiti politici, compresi quelli morti e sepolti, incassano qualcosa come 4 euro (dicesi quattro inspiegabili euro) per ogni voto raccolto alle elezioni; nel paese in cui balla qualcosa come un milione d’incarichi politici retribuiti; nel paese in cui mafie e camorre ingrassano col denaro degli appalti pubblici_ ebbene, in questo paese il nemico numero uno dell’economia nazionale è il barista che non rilascia lo scontrino
Dove mafie e camorre ingrassano con i soldi pubblici, il problema sarebbe lo scontrino del barista Nel paese con più di un milione di incarichi politici – Nel paese in cui tutti i partiti politici, compresi quelli morti e sepolti, incassano qualcosa come 4 euro (dicesi quattro inspiegabili euro) per ogni voto raccolto alle elezioni; nel paese in cui balla qualcosa come un milione d’incarichi politici retribuiti; nel paese in cui mafie e camorre ingrassano col denaro degli appalti pubblici_ ebbene, in questo paese il nemico numero uno dell’economia nazionale è il barista che non rilascia lo scontrino. * * * «Non bastano cinque o sei brevi secoli per cambiare il carattere dell’uomo; non è detto che, quaranta millenni fa, Venere non si coricasse con lo scimpanzè, e l’umanità non danzasse già sull’orlo dell’abisso, e non ci fosse qualcuno a illudersi di dirigere la danza» (J. Rodolfo Wilcock, Il caos, Bompiani 1960). * * * Pensate cosa non avrebbero scritto Repubblica, il Fatto quotidiano e persino Tuttosport se la Buonanima (col paese semiparalizzato dalla neve, mentre il sindaco di Roma s’agitava come un forsennato su tutti gli schermi televisivi dando del sabotatore al capo della protezione civile) si fosse fatto beccare a San Pietroburgo con Vladimir Putin, come Nonno Mario in Germania con Angela Merkel (o forse era a Parigi con Nicolas Sarkozy). * * * Pierluigi Bersani, allo scopo d’arruffianarsi le toghe imbufalite dopo il voto del parlamento sulla responsabilità civile dei magistrati, ha preteso un incontro col Caro Leader (che però, come sempre, era probabilmente a Monaco di Baviera, oppure a Strasburgo, o a Parigi, e così deve avergli fatto dire di ripassare in un altro momento). Bersani voleva denunciare i berlusconiani, colpevoli d’aver teso un agguato parlamentare (con «agguato parlamentare» qui s’intende il libero voto della maggioranza dei parlamentari, tale e tanta è ormai la confusione sotto i cieli della repubblica). Per la fretta di fare la spia al signor professore, e d’apparire affidabile agli occhi della magistratura, il segretario democratico non ha tenuto conto dei numerosi voti democratici, e persino dei voti espressi (così si dice) da alcuni deputati dipietristi, che si sono uniti a quelli del centrodestra decretando la responsabilità civile dei giudici. * * * Sempre Bersani, stavolta per arruffianarsi Nichi Vendola e Tonino Di Pietro, nonché geloso della Lega e del suo populismo sempre più aggressivo e de sinistra, ha invitato il Caro Leader a «darsi una regolata», e «basta scherzare», sull’Art. 18 famoso. Nonno Mario, indifferente alle minacce vuote, non ha replicato nemmeno con un sorriso di compatimento. * * * «Una volta ho letto che “sul piano etico la cupola di Michelangelo ha un valore educativo infinitamente maggiore di un’intera biblioteca di precetti morali” e per me c’è qualcosa di vero, e ho sempre immaginato che nel giorno del Giudizio si potrebbe essere accusati altrettanto duramente per aver accoppiato i colori sbagliati che per aver reso falsa testimonianza» (Karen Blixen, Lettere dall’Africa 1914-1931, 5 settembre 1926, Adelphi 1987). * * * Su La7 parte un collegamento con non so quale sezione toscana del partito democratico. Militanti e piccoli dirigenti locali, con l’aria dei primi della classe, antropologicamente sicuri della loro superiorità morale su chiunque abbia mai imbottito un panino in una festa di partito, oppongono il partito dei volontari, dei militanti eternamente in marcia verso un radioso avvenire e in particolare delle salamelle al partito degli ex tesorieri che svaligiano la cassa comune. Proprio non vogliono capire che le salamelle e il radioso avvenire (le salamelle in particolare) hanno fatto più danni al paese della corruzione politica diffusa, della crisi economica e forse persino di due guerre mondiali. Ormai Buonanima, oltre che di nome, anche di fatto, il Cavaliere non si ricandiderà. Persino lui, con i suoi tacchetti, con i suoi capelli trapiantati, con le sue idee fisse, cioè la patonza, poi la patonza e ancora la patonza, pensa d’essere ormai troppo vecchio per Palazzo Chigi, casomai gl’italiani de destra volessero rimandarcelo. Farà da consigliere politico ad Angelino Alfano e s’occuperà d’una Fondazione Berlusconi per raccogliere denaro allo scopo di finanziare le attività di partito. Questo durante il giorno; la sera, eleganza ed allegria. * * * «Chi dice la verità? Chi conosce la verità? Cos’è la verità? Anche le esistenze svoltesi interamente nell’epoca dei giornali, delle registrazioni video e delle testimonianze orali non usciranno mai dal campo delle supposizioni» (Gore Vidal, Remotamente su questi schermi, Anabasi 1993). * * * Non ha l’aria d’una gran soluzione mettere la Grecia alla fame (e magari in futuro anche l’Italia, la Spagna, il Portogallo e via commissariando) per salvare l’Europa dal destino di tutte le utopie fallite: il fallimento. Cioè proprio il destino che la Banca centrale europea ( anzi «tedesca», come ha detto Nonno Mario con un lapsus) augura al paese di Omero e del sirtakì.