Bruno Villois, Libero 8/2/2012, 8 febbraio 2012
SENZA NUOVE REGOLE SI RISCHIA LA FUGA DALLA BORSA
La Grecia, magna in passato, disastro oggi, tiene, ancora una volta, in scacco i mercati finanziari europei e le borse, dopo tre settimane di buone performance, rallentano. I rumor, intanto, cavalcano nuovi problemi per gli azionisti, soprattutto i piccoli, con una presunta valanga di delisting. Ha cominciato Benetton, annunciando un Opa, a discreto valore aggiunto con un +15% in rapporto al prezzo medio degli ultimi tre mesi, rifiutato dal mercato che di sua sponte ha fatto salire il titolo del 17%, poi a seguire molti altri rimbalzi di altri titoli hanno rialimentato una possibile fuga dalla borsa per i prezzi stra-convenienti per chi fa l’Opa.
Un ulteriore scoramento travaglia i piccoli azionisti che hanno visto crollare i listini nell’ultimo triennio in media di oltre il 60%, con punte dell’80% e anche 90%. Gli azionisti di riferimento subodorando un possibile rally dei prezzi dei titoli, stanno facendo i conti sul collocamento, su quanto avevano portato a casa e sugli attuali valori e, in molti, hanno cominciato a pensare che ricomprarsi interamente l’azienda non solo è possibile ma è anche un secondo sicuro affare, dopo quello della quotazione.
A gennaio erano parecchi i titoli che quotavano meno del prezzo di collocamento, avvenuto magari 10 o 15 anni fa, nel periodo intercorso fior di cedole sono state distribuite e dividendi più incasso da collocamento possono valere ben di più di quanto costa ritirare il titolo.
Quest’anno cresceranno di valore solo quei titoli che daranno dividendi accattivanti, se poi come per Parmalat si ha in cassa 1,4 miliardi di euro e magari si può o si deve distribuire, a causa dell’ingombrante indebitamento, un maxi dividendo, diventa chiaro che delistare prima della distribuzione, peraltro impedita da un’ardita disposizione del governo Berlusconi, ardita e inapplicabile norma che impedirebbe a un’azienda, totalmente privata, di dare dividendi per un massimo della metà dell’utile netto, diventa un vero affare per i francesi di Lactalis, molto meno per molti piccoli azionisti che se va bene riportano a casa i propri soldi.
Consob e legislatore dovrebbero definire regole per cui chi si colloca deve farlo con almeno il 66% del capitale in modo da impedire che con meno della metà dell’incassato ci si ricompri l’intera azienda. La borsa è e dev’essere uno strumento primario per finanziare le aziende a bassissimo costo, non una compravendita che fa guadagnare solo l’azionista di riferimento. Il rischio che succeda per parecchi titoli è assai elevato, chi riacquista oltre ad avere il possesso della totalità del bene ha anche il vantaggio di poter liberamente, senza i vincoli della borsa, ricercarsi azionisti a cui conferire quote minoritarie a prezzi ben più elevati di quelli che la borsa riconosce oggi alle quotate. Sono i fondamentali che stabiliscono il prezzo in una trattativa privata, indebitamento finanziario, netto, utili, portafoglio ordini e settore stabiliscono il valore e così succede che il prezzo di borsa è sovente sotto l’utile lordo, mentre nella vendita diretta può anche essere tante volte di più.
Chi sono, oltre a Parmalat, le aziende in odore di delisting? Genericamente tutte quelle a media o bassa capitalizzazione che hanno un prezzo inferiore a quello ottenuto in collocamento, statisticamente non sono certo poche. Chi vuole lanciare un’Opa, ed ha un mercato internazionale con potenziali di crescita e di risultati o opera in un settore che potrebbe beneficiare di un significativo recupero da un rilancio dell’economia, deve farlo il prima possibile per evitare di vedere schizzare il prezzo per azione tale da non rendere più conveniente il ritiro dalla borsa. Il perdente dal lancio di un Opa è come sempre il piccolo risparmiatore, il quale, sull’onda di giudizi positivi degli analisti che, per una ragione o per l’altra, sono di rado confermati dall’andamento dell’azione, finisce schiacciato. Unico riparo un azione di class action che coinvolga la maggioranza dei piccoli azionisti, in modo da obbligare l’acquirente a rilanciare o desistere. Altro da fare oggi, purtroppo, non c’è.
Bruno Villois