Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
Prendiamo ad esempio la bagarre che si è scatenata ieri alla Camera e domandiamoci: il governo Monti è alla fine identico al governo Berlusconi e a tutti gli altri governi che lo hanno preceduto? La natura tecnica dell’attuale esecutivo è solo un belletto che nasconde i soliti armeggi?
• Cominciamo
a capire che cosa è successo ieri alla Camera.
A un certo punto è arrivato il ministro Piero Giarda, quello con le orecchie a sventola, e ha annunciato che sul decreto svuota-carceri il governo avrebbe posto la fiducia. S’è alzata allora dai banchi della Lega una gran cagnara, con fischi e urla, perché mettendo la fiducia il governo faceva cadere gli oltre 500 emendamenti che la Lega aveva presentato ieri. Indignazione anche di Di Pietro. I leghisti e i dipietristi sostengono che il decreto svuota-carceri metterà in libertà un sacco di malviventi. Ieri la Padania ha titolato: «Colpo di spugna. Amnistia sui criminali». Paola Severino, ministro della Giustizia, assicura che il decreto non rimetterà in circolazione «nessun delinquente pericoloso e ci tengo molto a rassicurare di questo l’opinione pubblica». Ma tutta una serie di critiche, e la bagarre in aula, dipendono anche da un altro problema: il governo Monti sta procedendo di fiducia in fiducia, senza lasciare al Parlamento il tempo di discutere. Sentiamo Di Pietro, che oltre a definire il provvedimento «un’amnistia mascherata» ha detto anche: «Sono state chieste troppe fiducie, siete sulla stessa media del governo Berlusconi con la differenza che questo governo non è politico e quindi deve essere quanto mai attento alle esigenze del Parlamento e dei deputati».
• Prima di discutere quanto il governo Monti assomigli al governo Berlusconi, mi piacerebbe sapere qualcosa di più su questo svuota-carceri.
Il decreto nasce dalla consapevolezza che il sistema penitenziario italiano può ospitare al massimo 45 mila persone. Adesso sono rinchiusi, invece, in 67 mila. Severino, che ha sollevato la questione fin dalle prime ore del suo insediamento, ha allargato agli ultimi 18 mesi di pena la possibilità di andare ai domiciliari, il che farà uscire tremila detenuti. C’è poi tutto un sistema per registrare gli arrestati che costringe a stare in carcere tre giorni (si chiama “sistema delle porte girevole”, gente che entra ed esce). Riguarda 15-18 mila carcerati l’anno. Per i reati che prevedono fino a 4 anni di preclusione, il giudice, a sua scelta, potrà optare per i domiciliari. La sola estensione dei domiciliari agli ultimi 18 mesi di carcere farebbe risparmiare 375 mila euro al giorno.
• Bene, come mai però il governo, avendo già decretato d’urgenza, costringe il Parlamento a votare una fiducia? Mi pare oggi, no?
Sì, oggi. Il decreto deve essere convertito in legge entro 60 giorni. Questo termine scade il 20 febbraio. Quindi, senza la fiducia che fa cadere tutti gli emendamenti (e i relativi tempi per illustrarli), il decreto sarebbe decaduto. Fiducia pressoché obbligata, quindi, vista che la situazione delle nostre carceri è vergognosa. Le faccio notare di passata che questo provvedimento non piace neanche al Pdl, mentre ha suscitato gli elogi del Pd.
• Quindi: siccome anche Berlusconi andava avanti a colpi di fiducia, non è sbagliato sostenere che, nei fatti, l’attuale premier procede come il suo predecessore.
E come Prodi, se vogliamo dirla tutta. Perché c’è una verità di cui non si vuole prendere atto sul serio: la procedura normale per far passare una legge è tremenda, qualunque provvedimento, seguendo le vie canoniche, arriva a destinazione non prima di due anni, se non tre. I governi passati, quando hanno tentato di far qualcosa, hanno studiato degli aggiramenti, per arrivare a destinazione in tempo: decreti legge, leggi-delega, fiducie, potenziamento di alcune strutture pubbliche collaterali, come ad esempio la Protezione civile. Questo è stato il loro errore: sia Prodi che Berlusconi avrebbero dovuto dare battaglia proprio su queste procedure, innovandole e snellendole in modo da salvaguardare le prerogativer delle Camere. Poiché non lo hanno fatto, siamo al punto di prima, cioè alla stessa situazione del 2006 (e anche degli anni precedenti, a dire la verità).
• Beh, e perché non ci pensa Monti?
Monti aveva e ha da risolvere alcune questioni
urgentissime, che riguardano il rilancio dell’economia, la difesa dei nostri
conti pubblici, l’abbattimento dello spread. Fin dal primo minuto ha avuto il
compito di far presto su questi temi. Non può perdere tempo adesso nella
riforma delle procedure. Deve andare avanti con i sistemi soliti, gli stessi
adoperati in passato da Prodi e da Berlusconi.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 8 febbraio 2012]