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 2012  febbraio 09 Giovedì calendario

Tu sei un ladro! Ok. Ti sbattiamo fuori dal Pd! Ah, no! di Diego Gabutti Luigi Lusi è rimasto impassibile quando gli hanno dato del malversatore e persino quando gli hanno dato del ladro

Tu sei un ladro! Ok. Ti sbattiamo fuori dal Pd! Ah, no! di Diego Gabutti Luigi Lusi è rimasto impassibile quando gli hanno dato del malversatore e persino quando gli hanno dato del ladro. Ma quando il partito democratico, con voto unanime del gruppo parlamentare, prima lo ha abbandonato come le sorelle Carlucci hanno ripudiato la Buonanima e poi gli ha dato dell’«incompatibile», be’, l’ex tesoriere della Margherita è diventato una furia. * * * «Se da questi fenomeni si volesse argomentare che in fondo non abbiamo nessun imperatore, non si sarebbe molto lontani dal vero» (Franz Kafka, La muraglia cinese, in F. Kafka, Racconti, Mondadori 1970). * * * Ogni giorno sempre la stessa domanda: se non fossero state due ministre bocconiane, Elsa Fornero e Anna Maria Cancellieri, l’una piangente e l’altra più composta, ma Renato Brunetta o qualche altro capataz berlusconiano a definire «mammona» la nostra bella gioventù, con la sua fissa del posto fisso, che cosa sarebbe successo? Minimo sarebbero fioccati i richiami alla Costituzione e le richieste di dimissioni. Gad Lerner, Lilli Gruber e l’intero Settimo Cavalleria progressista di La7 avrebbero lanciato l’urlo di Tarzan e sarebbero corsi in aiuto dei «mammoni» (come neanche le loro mamme). * * * «Mammoni», dunque «incompatibili», a pensarci, con una sana economia da terzo millennio, postkeynesiana. Anche Luigi Lusi, che pure si è preso del ladro dai suoi compagni di partito, di fronte a una simile «brunettata», l’avesse mai commessa un ministro de destra, sarebbe volato al soccorso (perepè, perepè) dei giovani italiani con un barrito da elefante furioso. Avrebbe tirato a Brunetta o a Tremonti 26 milioni di monetine da 50 centesimi. * * * «Figlio d’un impiegato di Stoccarda, discendente di protestanti austriaci, Hegel segue in politica il corso dei tempi: s’entusiasma dapprima per la rivoluzione, poi per Napoleone; si fa pagare per redigere un giornale napoleonico in Germania; per il tumulto delle guerre di liberazione non ha nessuna simpatia. Dopo la vittoria della restaurazione lascia che la sua filosofia venga onorata come alta celebrazione dell’ordine vigente. Perché no?» (Friedrich Heer, Europa madre delle rivoluzioni, vol. I, Il Saggiatore 1968). * * * Che anche oggi, nel 2011, si possa tranquillamente «passare dal generale al particolare» senza che la Cosa in Sé o qualche Figura dello Spirito scateni subito una rappresaglia metafisica, è cosa che ci rassicura. A garantire che la cosa si può ancora fare è Giulio Tremonti nel suo ultimo libro, Uscita di sicurezza, Rizzoli, pp. 270, euro 12,00. Ma è inquietante leggere che, sempre secondo l’ex superministro dell’economia, è invece «un errore» credere «che sia possibile fare il contrario», cioè «passare dal particolare al generale». Perché? Qual è il problema? Tremonti non lo dice, ma c’è da temere il peggio (forse persino la negazione della «negazione della negazione», quando non addirittura una crisi globale della Dialettica di Soggetto e Oggetto). Basti sapere, dice Tremonti, che semplicemente non si può cercare di cambiare il «sotto lasciando sopra le cose come stanno» perché «è infatti proprio questa la via maestra per non cambiare niente e per perdere tutto, per perdere alla fine anche la libertà». Ricapitoliamo: cambiate qualcosa sotto, senza cambiare niente sopra, e prima ancora d’accorgervene, perderete tutto. Prima la libertà, poi tutto quanto. Ma tutto cosa? I beni? La bellezza? La linea? La serenità? La gioventù? E cos’è che si può cambiare «prima sotto», pannolone a parte, l’età incalzando? * * * Ah, ed è stato sempre lui, Giulio Tremonti, filosofo ogni giorno più inattuale, a decretare con «un documento ufficiale», come ha scritto il Giornale di Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti, la fine del governo Berlusconi, anzi a «dargli il colpo di grazia», opponendosi «al decreto salva Italia». A causa di questa decisione e di questo documento «il governo fallì la missione sviluppo e il Cavaliere fu costretto a lasciare». Prima il colpo di grazia al decreto salva Italia che ha stramazzato il governo Berlusconi e poi la liquidazione del passaggio a nord-ovest della filosofia hegeliana: non si risale più dal particolare al generale. Rimane, grazie al cielo, il passaggio a sud-est del sistema filosofico medesimo: si può ancora discendere, avendo fiato, dal generale al particolare. * * * Be’, adesso sappiamo chi ha fatto della Buonanima una Buonanima. Silvio Cesare non si era affatto sparato un colpo in testa da solo praticando il bunga bunga e trattando accordi impossibili con la Lega. Non è successo perché aveva riempito le due camere di belle sgarzole senza cuore e di yesmen in abiti firmati che l’hanno tradito al primo accenno di crisi. No, lo ha ucciso Tremonti. Non fu un suicidio, ispettore. È stato il maggiordomo. * * * «Gli storici sanno fino a che punto la critica conservatrice e quella rivoluzionaria del mondo borghese possano coincidere» (Hannah Arendt, Nota, in Karen Blixen, Dagherrotipi, Adelphi 1995).