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 2012  febbraio 09 Giovedì calendario

LA CRISI COLPISCE ANCHE GLI UTILI DI MOODY’S

Le emissioni obbligazionarie da parte di aziende, amministrazioni locali e stati sovrani hanno subìto una sensibile frenata (intorno al -10%) nell’ultima parte del 2011 a causa delle turbolenze finanziarie – incentrate sull’Eurozona – che, secondo una diffusa vulgata, le agenzie di rating hanno contribuito a rendere più forti con i loro controversi declassamenti a pioggia. Ha finito per farne le spese anche il bilancio di chi su queste emissioni guadagna tramite l’assegnazione di un voto sulla loro solidità: il quarto trimestre 2011 di Moody’s si è chiuso con un calo del 30% dei profitti netti a 96,2 milioni di dollari mentre l’utile operativo si è contratto del 12% a 172,1 milioni. Un risultato che ha deluso le attese di Wall Street e provocato un cedimento di quasi il 2% del titolo. I proventi per l’assegnazione di rating sono scesi del 4%, guidati da una più accentuata diminuzione, nell’ordine del 14% (e -16% fuori dagli Usa), nel corporate finance. Anche l’agenzia rivale Standard & Poor’s (parte dell’impero McGraw-Hill) ha visto scendere i suoi proventi da rating dell’8% nell’ultimo trimestre, con un calo dell’utile operativo del 24%.
Va comunque segnalato che altri fattori hanno dato un contributo negativo all’ultimo trimestre di Moody’s: da una tassazione più favorevole nel periodo di comparazione a un aumento dei costi del 7% dovuto all’assunzione di personale, fino ad acquisizioni e a investimenti tecnologici. La seconda agenzia di rating – il cui maggiore azionista singolo è il finanziere Warren Buffett con il 13% – appare più in spolvero del leader di mercato S&P’s: il presidente e ceo Raymond McDaniel ha parlato di una «solida performance annuale in tutte le aree di business» e pronosticato una crescita per quest’anno «nella maggior parte di esse».
Il gruppo (che include servizi diversificati, dalla consulenza al risk management) ha chiuso l’anno con un aumento del 12% dei ricavi (e del 15% dell’utile di gestione) che comporta un margine operativo pari a un robusto 39%: margine che la società conta di confermare nel 2012, con un incremento stimato degli utili tra il 5 e il 9%. Su base annuale, la divisione Moody’s Investors Service (Mis, focalizzata sui rating) ha accresciuto i proventi del 12% a 1,569 miliardi di dollari (+17% fuori dagli States). Le stime dell’azienda indicano per il 2012 una crescita complessiva del giro d’affari intorno al 10%, ma solo nell’ordine del 5% per il ramo Mis (che non dovrebbe espandere i ricavi fuori dagli Usa).
L’iniziativa del Parlamento europeo – che vorrebbe vietare alle agenzie di rating di esprimere giudizi sui titoli di stato se non espressamente richiesti dagli stati stessi – non impensierisce più di tanto i protagonisti del settore. Qualche onere in più, comunque, lo devono sopportare: McDaniel ha stimato il 10-15 milioni di dollari i costi addizionali nel 2012 per rispettare le nuove e più severe regolamentazioni introdotte sia in Usa sia in Europa (meno, comunque, del relativo onere 2011). Mentre a gennaio le emissioni di bond sono tornate ad aumentare, McDaniel ha anticipato che ritoccherà all’insù il "listino prezzi" dei rating. Il ceo ha anche detto che il business di Moody’s dovrebbe rafforzarsi soprattutto nel secondo semestre e che, se la crisi del debito sovrano europeo si risolverà, i risultati potrebbero essere migliori delle previsioni. Come dire: anche le agenzie di rating hanno interesse a che le turbolenze finanziarie dell’Eurozona quantomeno non si aggravino.