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 2012  febbraio 09 Giovedì calendario

IL PASSAPAROLA BATTE IL COLLOCAMENTO 10 A 1 - O

ltre tre milioni di persone iscritte, con il 90% che ha rilasciato una dichiarazione di immediata disponibilità a lavorare. Ma quando si tratta di "intermediare" per trovare un posto i Centri per l’impiego riescono a collocare appena tre persone su 100. E quasi tutte appartenenti a categorie protette.
A differenza invece del "passaparola" che, secondo gli ultimi dati Isfol-Plus 2010, continua ad essere il mezzo principale per trovare lavoro. Più di tre occupati su dieci hanno infatti ottenuto l’attuale posto grazie alla segnalazione di un qualche parente o conoscente. E si tratta di una situazione che è andata "peggiorando" nel tempo. Dal pacchetto Treu del 1997 (che ha di fatto liberalizzato l’intermediazione tra domanda e offerta di lavoro), alla riforma Biagi del 2003, passando per il Collegato Lavoro 2010 e la legge di Stabilità 2012 (legge 183 del 2011), che hanno semplificato le procedure d’autorizzazione per esercitare l’intermediazione (imbarcando pure scuole e università), la "spintarella" ha continuato ad aumentare di efficacia. Prima del 1997 questo canale "informale" di ricerca del lavoro faceva conquistare un impiego al 24,4% di persone. Dopo il 2003 si è saliti al 35,3%, per attestarsi oggi (dati 2010) al 30,7 per cento.
Concorsi pubblici fermi
A differenza per esempio del canale dei concorsi pubblici che "infornano" sempre meno persone: prima del 1997 il 29,5% di lavoratori, scesi ad appena l’8,6% dopo il 2003. «Un espansione temporale dell’intermediazione informale a scapito di quella formale per eccellenza, e cioè i concorsi pubblici - ha detto Emiliano Mandrone, ricercatore Isfol e responsabile dell’Indagine Plus 2010 - che ha finito per erodere il mercato del lavoro poiché molte opportunità lavorative non transitano più nel mercato, ma restano nascoste. Una quota di lavoro "sommerso" che riduce la possibilità di accesso e quindi la concorrenza tra gli individui».
Nel periodo di riferimento (prima del 2007 e dopo il 2003) è cresciuto invece il ruolo delle agenzie private per il lavoro. Mentre è rimasta praticamente costante l’intermediazione diretta dei Centri per l’impiego (gestiti da Regione e province), che collocano in media il 3% di persone. «Ma questo non è il loro compito esclusivo», ha aggiunto Mandrone. Specie dopo la riforma, il collocamento pubblico dei Centri per l’impiego (539 in Italia, con circa 10mila addetti - Fonte Adapt) ha acquisito nuove funzioni che spaziano dalla certificazione della disoccupazione al ruolo di collettore con il mercato del lavoro territoriale. «Funzioni che - ha sottolineato Mandrone - in Emilia Romagna e Lombardia sono svolte molto bene. E sono apprezzate dagli utenti». Complessivamente i Centri per l’impiego sono stati visitati da 9,5 milioni di persone (tra i 18 e i 64 anni) e di queste più di quattro milioni dal 2008 al 2010.
Identikit dell’intermediato
Dal monitoraggio Isfol emerge anche come il ricorso a "conoscenze" abbia consentito di far trovare lavoro a quattro under 30 su dieci. Mentre la "spintarella" è utilizzata solo da un laureto su dieci. Le agenzie di lavoro interinale (o di somministrazione), le società di ricerca e selezione del personale, scuole, università, sindacati e organizzazioni datoriali, tutti assieme, garantiscono invece il 7% del collocamento totale (quasi il 14% tra i giovani). Le letture di annunci sulla stampa fanno trovare un impiego appena a poco più di tre persone su 100.
Tempi del ricollocamento
Secondo poi un’interessante indagine della società ex DBM Italia, ora Intoo, che opera nel campo dell’outplacement, un dirigente impiega in media circa 6,3 mesi per ricollocarsi. Anche se nel 64% dei casi si deve accontentare di una retribuzione inferiore. Un quadro ci mette circa 5,8 mesi e in un caso su quattro (25%) riesce a mantenere lo stesso stipendio. Una percentuale che sale al 36% per gli impiegati (che si ricollocano in 5,3 mesi). Da segnalare infine l’incidenza dell’età sulla ricollocazione. Dirigenti e quadri si ricollocano più facilmente se nella fascia d’età tra i 40 e i 50 anni. Gli impiegati hanno più successo se under 40.