Rassegna, 9 febbraio 2012
Beni di An: sotto accusa gli ex colonnelli. Dubbi su 26 milioni
• Lo scontro tra i finiani che hanno dato vita a Futuro e
Libertà e gli ex colonnelli che sono rimasti nel Pdl si è trasferito ora in
tribunale a causa della gestione dei beni di An. Prima c’è stato l’esposto
presentato al Tribunale civile di Roma dagli ex An Enzo Raisi e Antonio
Bonfiglio, che ha portato il presidente del Tribunale a nominare due commissari
liquidatori del patrimonio di An. Poi un secondo esposto presentato
dall’avvocato Consolo per conto della segretaria di Fini, Rita Marino, che
potrebbe portare all’incriminazione degli ex colonnelli se la Procura di Roma
dovesse ravvisare degli illeciti penali. Il presidente del Tribunale nel
nominare i due liquidatori rivela che i suoi ispettori hanno accertato un
ammanco dal bilancio di 26 milioni di euro non giustificato. Cioè gli ex
colonnelli di An, i vari Gasparri, Matteoli, Alemanno, avrebbero gestito i
fondi frutto di lasciti come quelli del finanziamento pubblico ai partiti, per
altre attività, regalando fitti di appartamenti ai giovani del partito,
finanziando convegni e iniziative di corrente. Gli ispettori del Tribunale
avrebbero trovato tracce di un passaggio di 3 milioni e 750 mila euro da un
conto estero, come restituzione di un prelievo di identica somma. Ora gli ex
colonnelli, nella qualità di pubblici ufficiali, rischiano l’incriminazione per
gli abusi commessi nella gestione post scioglimento deciso dal congresso di An.
[Ruotolo, Sta]
• La storia è spiegata con chiarezza da Garibaldi sul Cds: «Il
racconto comincia nel marzo 2009, quando c’è la fusione tra An e Forza Italia
nel Pdl. Ma poiché An possiede 104 immobili (anche la famosa casa di Montecarlo)
e continuerà ad incassare rimborsi elettorali fino al 2011 nonostante l’interruzione
della legislatura, viene costituita un’Associazione An, che a fine 2011 dovrà sciogliersi
in una Fondazione. L’Associazione detiene fra liquidi e palazzi oltre 300
milioni di euro. Per amministrare questi beni viene nominato un comitato di
gestione e un comitato dei garanti, dove ogni leader (Fini, Gasparri, La Russa,
Alemanno, Matteoli...) insedia suoi uomini. Ogni cosa funziona fino all’estate
2010, quando le strade di Fini e Berlusconi (che tiene con sé i nomi più
celebri degli ex An) si dividono. Pian piano i finiani, in minoranza, vengono
esautorati dall’Associazione e dal Secolo
d’Italia e così le distanze politiche si vanno a misurare in tribunale».