Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2012  febbraio 09 Giovedì calendario

ROMA - Rocco Sabelli ha deciso di lasciare la poltrona di amministratore delegato di Alitalia. Un passo indietro dopo 42 mesi di gestione della polpa della compagnia rilevata da Cai a fine 2008

ROMA - Rocco Sabelli ha deciso di lasciare la poltrona di amministratore delegato di Alitalia. Un passo indietro dopo 42 mesi di gestione della polpa della compagnia rilevata da Cai a fine 2008. Un´azienda rimessa in volo con grandi difficoltà, al costo di migliaia di esuberi. Ogni anno, come moltissime compagnie di media grandezza, Alitalia non riesce a rimettere in pari i conti. E anche quest´anno sarà così. «Colpa di un sistema squilibrato dalla parte di tutti gli attori del settore ad eccezione dei vettori», ha ribadito nel corso degli ultimi tempi l´ad. Sabelli, dunque, lascerà la cabina di pilotaggio dell´azienda. E lo farà annunciando la decisione di non accettare un rinnovo del suo mandato, quindi alla scadenza naturale sia al cda del 24 febbraio sia all´assemblea dei soci che si riunirà a marzo per approvare il bilancio 2011. I perché sono scritti nei conti: il pareggio operativo non arriverà come sperato. E quello era uno dei principali obiettivi del suo mandato. Ma ci sono anche altre motivazioni. E non meno importanti come «la mancata fusione con Air France», uno dei suoi crucci. Un passaggio che a settembre sembrava a portata di mano, ma che la crisi ha cancellato dal tavolo nel giro di 24 ore. Sabelli ricorda spesso un fine settimana drammatico con le prenotazioni business crollate di quasi un terzo nel giro di poche ore. Il primo vero sintomo della crisi macroeconomica che ritorna ad affacciarsi sul settore. Ma se Alitalia ha resistito all´impatto «grazie ad un lavoro durissimo fatto di sacrifici da parte di tutti, dipendenti e management», la stessa cosa non è accaduta per Air France, colosso dai piedi d´argilla che ha visto ridursi da quattro ad un solo miliardo di euro il proprio valore in Borsa. Per questo oggi i francesi oggi non pensano di certo ad Alitalia. L´amministratore delegato non ha mai nascosto, poi, la durissima lotta contro le difficoltà incontrate nel corso dello startup della compagnia: «Ho fatto il miglior percorso possibile. Ma questi tre anni e mezzo sono stati un massacro, io non ci ho dormito la notte per questa azienda». In passato, nel mirino di Sabelli sono entrati più volte la politica, quella del Nord pronta a sparare sull´abbandono di Malpensa, e quella romana che ha dimenticato i propri errori del passato (il centrosinistra) e puntato l´indice su Cai "colpevole" di voler consegnare la compagnia nelle mani dei francesi. «Air France? Altro che errore. Quella resta la strada maestra», ha ribadito più volte, «e non la rinnego. Anzi, anche in Italia come in altri Paesi che proteggono il proprio mercato, penso alla Francia, ci sarebbe bisogno di meno liberalizzazioni, meno compagnie. Serve piuttosto un oligopolio con prezzi leggermente più alti per garantire ai passeggeri un servizio ancora migliore, una filiera meno assetata di denaro prodotto in gran parte dalle compagnie». Questa la ricetta di Rocco Sabelli. Che lascia Alitalia con i conti (quasi) a posto e senza sbattere la porta. Ora toccherà agli azionisti dare continuità al lavoro dell´ex amministratore delegato.