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 2012  febbraio 09 Giovedì calendario

APPUNTI PER GAZZETTA DEL 10/2/2012. GLI AIUTI ALLA GRECIA


AAA. REPUBBLICA.IT
ATENE - I leader politici greci hanno raggiunto un accordo sul pacchetto di misure di austerità che dovrebbe consentire al paese di ricevere 130 miliardi di euro di aiuti internazionali per scongiurare il default. Il compromesso raggiunto ad Atene, però, non ha avuto l’accoglienza che ci si attendeva da parte delle istituzioni internazionali (Ue, Fmi, Bce) che dovrebbero dare il via libera al piano di sostegno per la Grecia. Secondo il ministro tedesco Wolfgang Schäuble, anzi, le misure adottate potrebbero non essere ancora sufficienti. Forse proprio per la freddezza di queste reazioni, il compromesso ateniese non ha avuto grandi effetti sulle Borse che hanno chiuso contrastate in una giornata in cui lo spread Btp-Bund tedesco è sceso ai livelli di settembre fino ai 345 punti base.
Il compromesso - A vertice concluso, il premier Lucas Papademos ha chiamato per dare l’annuncio le istituzioni internazionali che però reagiscono piuttosto freddamente. Gerry Rice, capo delle pubbliche relazioni del Fondo monetario, dice che l’accordo raggiunto ad Atene "è un primo importante passo", a cui dovrà seguire la discussione con le altre parti coinvolte. Christine Lagarde, direttore del Fmi, parla di "segnali molto incoraggianti". Draghi si dice fiducioso sul raggiungimento di un’intesa, mentre il portavoce della Commissione Ue, Amadeu Altafaj, ribadisce che "spetta all’Eurogruppo decidere ai massimi livelli se sussistano le condizioni per procedere con il secondo programma di salvataggio".
Tagli a pubblico impiego e minimi salariali - La notte scorsa, la trattativa si era incagliata sull’ipotesi di un taglio delle pensioni integrative, malgrado "un ampio accordo su tutti i punti del programma". Tra i punti "accettati", c’erano un nuovo taglio di 15mila posti nel pubblico impiego e una riduzione del 22% dei salari minimi, che scendono a 450-500 euro mensili. Come spiegato dal portavoce del Pasok, Panos Beglitis, per concludere le trattative sul nuovo pacchetto di aiuti alla Grecia mancavano ancora 625 milioni di euro dei quali 325 si attendevano dai tagli alle spese della difesa e di altri ministeri. Oggi, dopo l’ennesima maratona di colloqui, l’accordo è stato raggiunto anche se i "risparmi", secondo indiscrezioni, arriveranno da misure diverse da quelle "suggerite" dalla Troika.
La frenata dell’Eurogruppo - Le nuove misure di austerity avranno ricadute anche sul negoziato con i creditori privati, riuniti oggi a Parigi e pronti a rinunciare a 100 miliardi di euro dei loro rimborsi. Il ministro greco delle Finanze, Evangelos Venizelos, al termine della riunione di stamattina aveva espresso la speranza che "l’Eurogruppo prenderà una decisione positiva per il nuovo programma dal quale dipende la sopravvivenza del Paese per gli anni a venire e la sua permanenza nella zona dell’euro". Malgrado l’urgenza messa ad Atene nei giorni scorsi, la riunione straordinaria odierna dell’Eurogruppo non dovrebbe però portare l’atteso verdetto sul via libera agli aiuti.
Schäuble: "Non ci siamo ancora" - Già poco prima del vertice di Bruxelles, il ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schaeuble, ha avvertito che ci sono ancora dei punti da chiarire: "Oggi non ci sarà risultato, non ci siamo ancora", ha detto Schaeuble, aggiungendo che "non è ancora chiaro" se l’intesa con i creditori privati "riuscirà a portare il debito al 120% del Pil entro il 2020". In sostanza, secondo il ministro, l’accordo greco sui tagli alla spesa non sembra soddisfare ancora le condizioni richieste per garantire il nuovo pacchetto di salvataggio. "Non credo arriveremo a una decisione definitiva questa sera, ma questo non è un disastro, discuteremo".
Borse fredde, Paese in sciopero - I mercati finanziari europei hanno accentuato i rialzi poco dopo l’annuncio dell’intesa, salvo poi, viste le reazioni da Bruxelles, frenare e chiudere contrastate. Lo spread Btp-Bund invece è tornato ai livelli di settembre sotto quota 350 punti base. Ben altre le reazioni in Grecia. Contro la prospettiva di un’ennesima stretta, il viceministro del Lavoro, Yiannis Koutsoukous, deputato socialista ed ex sindacalista dell’Adedy, si è dimesso dal governo, mentre i due maggiori sindacati del Paese, la Gsee (settore privato) e l’Adedy (settore pubblico), hanno proclamato uno sciopero generale di 48 ore per venerdì e sabato con manifestazioni davanti al Parlamento.
Proteste all’Europarlamento - Ma i greci non solo gli unici a protestare. Il leader dei socialisti e democratici europei, Hannes Swoboda, ha scritto al presidente della Commissione, José Barroso, criticando le richieste della troika ad Atene, giudicandole segnate da un "approccio ideologico e punitivo" che ha portato la Grecia a una "recessione ancora più profonda". Su richiesta del gruppo S&D l’Europarlamento ha deciso di invitare la stessa troika, Barroso e il commissario Olli Rehn a riferire davanti alla commissione Affari economici.
Swoboda ha espresso "grave preoccupazione" per le condizioni imposte dai negoziatori Ue alla Grecia, aggiungendo che "sono le politiche rovinose di un’estrema austerità imposte alla Grecia che l’hanno portata ad una recessione ancora più profonda".
(09 febbraio 2012)

BBB. COFFERATI
Una lettera a Barroso dei socialisti e democratici europei definisce ’’Grave tradimento del modello sociale europeo e della solidarietà’’ la pressione della Troika sulla Grecia. Sergio Cofferati, tra i firmatari, spiega le preoccupazioni dell’eurogruppo socialista sull’impoverimento estremo a cui è stato spinto il popolo greco
INTERVISTA A COFFERATI DI REPUBBLICA TV. Nei confronti della Grecia due clamorosi errori. Ritardo dell’intervento in aiuto della Grecia (Germania, per elezioni in Westyfalia che ha perso lo stesso. Le banche più esposte in Grecia sono le tedesche. Politica ha sacrificato economia e finanza. Le politiche imposte alla Grecia non hano tenuto conto delle esigenze che la Grecia ha di trovare punto di equilibrio e coesione sociale che le permetta di continuare nella creazione della ricchezza). Bisognava lasciare alla Grecia tempo e possibilità di operare perché la sua economia decollasse. Sospetto: costringere la Grecia ad uscire dall’Unione sia un obiettivo quasi voluto, avvertimento che viene dato anche agli altri.

CCC. TASSI
MILANO - I tassi di interesse dell’area euro restano fermi al minimo storico dell’1 per cento. Lo ha deciso il consiglio direttivo della Banca centrale europea riunito a Francoforte. La conferma era attesa da mercati e analisti. Di riflesso rimangono fermi anche i tassi sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi, rispettivamente all’1,75% e allo 0,25%. Alla fine dello scorso anno, nei mesi di novembre e dicembre, al debutto della presidenza di Mario Draghi, mentre la situazione economica dell’area valutaria appariva compromessa dall’esacerbarsi della crisi sui debiti pubblici, la Bce ha tagliato i tassi per due volte.
Nella conferenza stampa, Draghi ha spiegato che l’inflazione resterà elevata per molti mesi: "E’ destinata a restare sopra il 2% per molti mesi". Il 2% è il target della politica monetaria della Bce. Le previsioni sui prezzi a medio e lungo termine "rimangono stabili per effetto delle tassazioni e dei prezzi delle materie prime". Quanto allo scenario economico, "gli indici disponibili - ha detto Draghi - confermano i primi segnali di stabilizzazione dell’attività economica, ma a basso livello. Le prospettive restano incerte". L’Europa ha chiuso il quarto trimestre in maniera "molto debole" e la ripresa nel 2012 sarà "molto graduale". Uno degli imperativi per Draghi è di "ridurre la rigidità e introdurre più flessibilità" nel mercato del lavoro. "Tutti i Governi dell’area dell’euro devono fare il possibile per garantire l’equilibrio di bilancio e il rispetto degli impegni per il 2012. Servono riforme strutturali e rigore nel risanamento dei budget per garantire la sostenibilità e la crescita".
La Bce "continuerà a sostenere" il funzionamento del sistema del credito e della finanza nell’area euro. Secondo Draghi, le misure prese nei mesi scorsi sia dai governi che dalle istituzioni come la stessa Bce hanno attenuato le tensioni dei mercati finanziari e in ultima istanza dunque dell’economia reale. Draghi, invece, è molto preoccupato per il rallentamento del credito. Il presidente non si è pronunciato invece sui bond greci in scadenza e in possesso dell’Eurotower. "Non posso dire niente - ha ribadito - sul possesso dei bond greci". "Discuteremo l’intesa sulle misure di austerità della Grecia più tardi". "L’idea che la Bce possa partecipare con finanziamenti propri al salvataggio della Grecia è del tutto senza fondamento e violerebbe il divieto al finanziamento monetario".
(09 febbraio 2012)

DDD. CORRIERE.IT (DRAGHI)
MILANO - «Vi sono segni di stabilizzazione nell’attività economica ma i rischi restano. E le prospettive sono incerte». Non mancano per Mario Draghi i segnali di fiducia e, anzi, già nel 2012 si potrebbe assistere a una «graduale ripresa nell’ Eurozona» dopo il nerissimo ultimo trimestre del 2011. L’inflazione - dice il presidente della Bce nella conferenza stampa tenuta a Francoforte al termine del consiglio direttivo che ha deciso di tenere invariato il costo del denaro all’1% - viaggerà sopra il 2% «per diversi mesi» per poi scendere sotto i target». Certo, la crisi del debito non è risolta e la prudenza resta d’obbligo però a rasserenare il clima arriva la notizia dell’accordo nel governo greco sui tagli chiesti dalla Troika in cambio degli aiuti, l’accordo anti-default che il premier Papademos ha anticipato al telefono al presidente della Bce.
GRECIA, VERSO L’INTESA ANCHE CON I PRIVATI - «Sono fiducioso che tutte le tessere del mosaico andranno al loro posto» dice Draghi lasciando capire che ora è più vicina anche l’intesa con i creditori privati. La Bce, spiega, non è parte delle trattative delle banche perchè registrare una perdita sui bond greci «equivarrebbe a una forma di finanziamento» che è vietata. Alla domanda se l’accordo con la Grecia possa servire da cornice di riferimento per il salvataggio di altri paesi Draghi replica con una battuta: «La Grecia è unica per tutto»
CON IL FISCAL COMPACT VERSO UNIONE FISCALE - «Il fiscal compact è un primo timido passo verso l’unione fiscale» sostiene Draghi per il quale «l’accordo rappresenta anche un forte segnale di impegno a sostenere l’euro»
IL LAVORO FLESSIBILE E LE RIFORME- Sul mercato del lavoro «bisogna ridurre le rigidità e aumentare la flessibilità». Nei paesi dell’area euro sono necessarie «riforme strutturali per rafforzare le economie, tra cui riforme ambiziose sulla concorrenza nei mercati di prodotti e servizi».
BANCHE NON SI VERGOGNINO - I finanziamenti concessi dalla Bce con il programma Ltro a tre anni alle banche «ci sono per essere utilizzati. Sono decisioni che devono essere prese su un piano puramente commerciale, senza nessuna vergogna»
CROLLA LO SPREAD - Le parole di Draghi sembrano aver dato nuovo impulso ai Btp che hanno ridotto lo spread con i Bund decennali a 344 punti, i minimi da settembre.
Paola Pica

EEE. CORRIERE.IT (GRECIA)
MILANO - La Grecia scongiura il default? Nel governo guidato da Papademos è stato raggiunto in extremis un accordo tra lo stesso premier e i partiti sulle misure di austerità chieste dalla Troika in cambio della nuova tranche di aiuti.
L’EUROPA FRENA - Ma lo sforzo, pur apprezzato in Europa, potrebbe non essere considerato sufficiente. «È un buon inizio, ma resta ancora molto da fare»: ha gelato le attese il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde, entrando alla riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles. Dubbioso anche il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble: « L’accordo, per quanto ho capito, non è ancora in una fase in cui può essere firmato». Le condizioni per il salvataggio, ha aggiunto, «includono l’imperativo di portare il debito al 120% del Pil entro il 2020, limitare a 130 miliardi i prestiti di salvataggio e ottenere l’approvazione del Parlamento greco. Questi requisiti generali non sono stati ancora soddisfatti». Mentre il presidente della Bce Mario Draghi si era detto fiducioso che «i tasselli del mosaico andranno a posto» nella conferenza stampa tenuta a Francoforte dopo il consiglio direttivo. «Non credo ci sarà una decisione finale sulla Grecia stasera, abbiamo molti elementi di cui discutere, e questo non è un disastro» ha preso tempo il presidente dell’Eurogruppo, Jean Claude Juncker.
DISOCCUPATI E INFLAZIONE - Resta convocato lo sciopero generale di venerdì e sabato contro i tagli. E il numero di disoccupati in Grecia ha superato quota un milione di abitanti a novembre (quasi il doppio dell’anno scorso), con un tasso record del 20,9%, mentre il tasso di inflazione è sceso al 2,3% a gennaio, contro il 2,4% di dicembre, secondo quanto indicato dall’Autorità statistica greca.
Un fotomontaggio di Angela Merkel in versione nazista, con la fascia rossa e la croce uncinata nera al braccio, è stato pubblicato giovedì sulla prima pagina del quotidiano greco di destra «Demokratia». La foto incriminata, accompagnata dalla scritta memorandum macht frei (il memorandum rende liberi) che richiama alla memoria la scritta sul lavoro che si stagliava all’ingresso dei campi di concentramento, è stata ripresa dal sito dello Spiegel. La testata tedesca sottolinea come sempre più spesso i giornali greci pubblichino caricature e fotomontaggi in cui la Germania viene associata a simboli nazionalsocialisti. Secondo il settimanale, la Grecia è a caccia del capro espiatorio e la situazione si sta inasprendo.

FFF. PEZZO DI OGGI DEL CORRIERE DELLA SERA (OFFEDDU DA BRUXELLES)
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
BRUXELLES — Tagli del 20 per cento ai salari minimi, nuove privatizzazioni, possibili riduzioni delle pensioni sociali, 15 mila licenziamenti nel settore pubblico e tagli salariali anche nel settore privato. Tutto questo, ciò che era stato richiesto o imposto dalla Ue e dal Fondo monetario internazionale, sarebbero ormai pronti ad accettare il governo greco e i partiti della sua maggioranza. Le trattative sono finite ieri all’una di notte con questa dichiarazione del premier Lucas Papademos: «Siamo d’accordo su tutti i punti tranne uno». Quell’unico punto in bianco è la questione delle pensioni. Stamani si riprende a discutere. Una prima bozza incompleta di accordo fra i leader politici sarebbe stata comunque siglata ieri e una lettera d’intenti sarebbe stata spedita da Atene a Christine Lagarde, direttrice generale dell’Fmi, per confermare l’impegno a completare il piano di austerità. Mentre Angela Merkel intimava da Berlino: «Ormai è tempo di concludere».
Il condizionale è d’obbligo ma intanto la Ue decide di andare avanti a ogni costo: i ministri finanziari dell’Eurozona sono stati convocati per questa sera alle 18 a Bruxelles per una riunione straordinaria del loro vertice, l’Eurogruppo, che avrà come unico tema proprio la situazione greca. All’incontro parteciperà anche Christine Lagarde. Una volta di più: ogni sviluppo è ancora possibile. Ma l’Eurogruppo, sempre che arrivi la buona notizia da Atene, potrebbe dare il via libera al nuovo piano di aiuti internazionali da 130 miliardi. In questo momento in Grecia i tagli in discussione ammontano a circa 3 miliardi, con i salari minimi che potrebbero calare fino a circa 586 euro mensili.
Se ora partissero i 130 miliardi di aiuti, sarebbe evitata una bancarotta ormai imminente: il 20 marzo scadono 14,5 miliardi di titoli pubblici greci, che oggi Atene non è in grado di rimborsare agli investitori, e il 15 febbraio — una volta ricevuta la conferma dei prestiti — sarebbe l’ultimo termine tecnico-giuridico per accordarsi con le banche e scongiurare il default, l’insolvenza. Nelle ultime ore la situazione si è talmente aggravata che Berlino, davanti al trascinarsi dei negoziati di Atene, ha ventilato uno sdoppiamento in due tronconi dei 130 miliardi, così da esercitare una maggior pressione sui partiti greci.
Ieri mattina, i portavoce di Bruxelles avevano chiarito che l’Eurogruppo non sarebbe stato convocato senza qualcosa di concreto sul tavolo. E se il suo presidente Jean-Claude Juncker ha infine deciso di richiamare i ministri dalle 17 capitali dell’euro (non ci saranno Mario Monti e Vittorio Grilli, impegnati nel viaggio ufficiale a Washington, li sostituirà Carlo Monticelli della Direzione generale del Tesoro), è appunto perché sul tavolo qualcosa di concreto c’è. La bozza di accordo discussa con il primo ministro Lucas Papademos da George Papandreou (partito socialista), George Karatzaferis (estrema destra di Laos) e Antonis Samaras (centro-destra di Nuova democrazia) è composta da 43 pagine in inglese. La trattativa si è arenata per ore anche perché Karatzaferis ha preteso di leggere il documento in greco. In quelle pagine, vengono richieste misure definite dai partiti «molto più dure del previsto», misure che altri governi in situazioni meno drammatiche, probabilmente, non avrebbero mai accettato.
Luigi Offeddu

GGG. PAGINA DI OGGI DI REPUBBLICA ("LO SCENARIO" DI VALENTINA CONTE)
Ore di ansia e di trattative per la Grecia. Da una parte le piazze esplodono, dall´altra i conti non tornano. L´Europa pretende un calendario severissimo per il risanamento dell´economia ellenica. Condizione essenziale e non negoziabile per cominciare ad erogare il nuovo prestito da 130 miliardi di dollari che Ue-Bce-Fmi hanno già messo sul piatto, linfa essenziale per un paese allo stremo. In assenza di un accordo entro lunedì prossimo, Atene potrebbe essere costretta a certificare la sua bancarotta. Perché a quel punto il governo di Lucas Papademos non sarà più in grado di rimborsare 15 miliardi di titoli del debito pubblico, né di far fronte al pagamento delle pensioni e alle spese sanitarie.
Un paese sull´orlo del collasso, economico e sociale. La Grecia entra nel suo terzo anno di crisi, consapevole che una sua discesa agli inferi della bancarotta potrebbe trascinare l´euro in un buco nero dalle conseguenze imprevedibili. I numeri di Atene per il 2011 sono impietosi: deficit al 10,6%, Pil a -7,4%, disoccupazione al 18,2%, tassi di interesse sui titoli decennali addirittura al 32,8%, reddito pro-capite a 13.660 euro. E il 2012 non può che peggiorare la situazione, visto che sarà ancora recessione. A poco sono servite le manovre lacrime e sangue che il governo Papandreou prima e Papademos poi hanno messo in campo. Le previsioni non lasciano scampo. Tagli, licenziamenti, sacrifici, privatizzazioni, prepensionamenti. Questo ha chiesto la troika Bce-Ue-Fmi per incassare le due corpose ciambelle di salvataggio, i pacchetti internazionali che per Atene sono vita: 110 miliardi il primo, stanziato nel 2010 e poi lentamente rilasciato in 7-8 tranche, 130 miliardi il secondo, ancora congelato in attesa che il governo di coalizione guidato da Papademos trovi la quadra su altri pesanti sacrifici.
GLI INIZI
La crisi parte il 19 ottobre 2009 quando il governo socialista di Papandreou che vince le elezioni anticipate del 4 ottobre annuncia che i conti pubblici sono peggiori di quanto certificato e dichiarato dal precedente Esecutivo del conservatore Karamanlis, con un debito pubblico da 160 miliardi di euro e un deficit che poi Eurostat quantificherà al 13,6% del Pil contro il 6% scritto nero su bianco. La tragedia greca inizia da qui e investe l´intera Europa e l´euro. A dicembre Standard&Poor´s taglia il rating sul debito di Atene che entra nel mondo della tripla B, prima di precipitare nella C e ora nella D di default.
IL PRIMO PIANO
Il 2 maggio del 2010 l´Europa e l´Fmi danno il via libera a un primo pacchetto di aiuti da 110 miliardi di euro in tre anni, condizionato a un severo piano di tagli alla spesa da 30 miliardi, e che sarà erogato in più tranche condizionate al rispetto e al raggiungimento degli obiettivi di risanamento. Si tratta della prima scialuppa di salvataggio decisa nei confronti di un Paese dell´Eurozona. Cominciano le manovre severe, i primi scioperi, il malcontento popolare.
IL SECONDO PIANO
L´austerity porta tasse, licenziamenti a catena, rinunce a tredicesime e quattordicesime, un avvio di privatizzazioni e un dimagrimento a tappe forzate della macchina statale, obiettivamente inefficiente e sovradimensionata. Ma non basta. A luglio del 2011 i leader dell´Eurozona capiscono che occorre un secondo pacchetto di aiuti da 109 miliardi che poi diventano 130 miliardi il 27 ottobre.
LE CONDIZIONI
A questo punto la dieta per Atene diventa ancora più rigida e i conti attentamente monitorati. In particolare la troika chiede un numero di statali a quota 600 mila dai 760 mila, privatizzazioni per 50 miliardi in un quinquennio, un avanzo primario dell´1,1% nel 2012 e un calo del deficit dal 9 al 5,4%. Numeri impossibili da centrare senza aizzare le piazze. Papandreou prova la carta del referendum, annunciato il 31 ottobre e poi ritirato. Alla fine arriva il governo di coalizione di Papademos che vara una Finanziaria per il 2012 molto severa.
RISCHIO COMMISSARIAMENTO
Anche le nuove misure non convincono. A fine gennaio la Germania pensa a un piano per commissariare Atene. Berlino vuole il veto sui conti ellenici, ovvero mettere sotto il controllo Ue le decisioni chiave sul bilancio greco, per l´incapacità di Papademos a risanare.

HHH. REPUBBLICA PEZZO DI ANDREA BONANNI
BRUXELLES - C´è ottimismo sui mercati e nelle capitali europee sulla possibilità di trovare un accordo che eviti la bancarotta della Grecia. Mentre ancora a tarda sera il premier greco Papademos era in riunione con i leader dei tre principali partiti politici per far loro accettare un duro pacchetto di riforme e di tagli al bilancio, il presidente dell´Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha convocato per oggi pomeriggio la riunione dei ministri delle finanze della zona euro, che dovrebbero dare il loro benestare alla concessione di un prestito di 130 miliardi di euro in grado di salvare il Paese. Questo pomeriggio è convocata a Parigi anche una riunione dei grandi investitori privati detentori di bond greci, che dovrebbero accettare un taglio del 70% sul valore dei titoli in loro possesso concordato con il governo di Atene. Infine, sempre per oggi, è prevista la riunione del board della Bce, che potrebbe decidere di rinunciare a circa undici miliardi di profitti sui titoli ellenici che ha acquistato negli ultimi due anni.
Le varie tessere del puzzle che dovrebbe consentire il salvataggio della Grecia sono dunque tutte sul tavolo. Perché vadano in posizione è però necessario che i leader politici del Paese accettino e sottoscrivano un documento di una trentina di pagine scritto in inglese e concordato tra il governo tecnico di Papademos e la troika composta da rappresentanti del Fmi, della Bce e della Commissione europea. Il documento prevede una riduzione di 15 mila dipendenti pubblici, tagli del 20% sui salari minimi e sforbiciate sulle pensioni superiori a 1200 euro e sulle pensioni integrative. E´ un boccone assai difficile da digerire per partiti che in aprile dovrebbero andare alle elezioni. Ma la sfiducia dell´Europa nei confronti della classe politica greca è ormai talmente forte, che la troika chiede ai partiti di impegnarsi per iscritto a rispettare le nuove misure anche dopo le prossime elezioni politiche, quale che ne sia il risultato. Non solo: secondo indiscrezioni il prestito europeo sarebbe in un primo tempo vincolato al solo pagamento degli interessi sul debito, e la possibilità di utilizzare i soldi per pagare gli stipendi o per finanziare altre spese pubbliche sarebbe condizionata alla effettiva messa in opera delle riforme e dei tagli concordati.
Se i partiti non dovessero accettare le condizioni imposte loro dall´Europa, non solo salterebbe il prestito di 130 miliardi, ma anche l´accordo faticosamente raggiunto con i creditori privati. A questo punto, quando il 20 marzo andranno in scadenza emissioni per 14 miliardi di bond greci, la bancarotta del Paese sarebbe inevitabile. E con essa l´uscita della Grecia dall´euro.
I tempi sono ormai molto stretti. Si valuta che, per completare le procedure necessarie a far arrivare i soldi nelle casse greche prima della nuova emissione dei titoli, l´iter decisionale europeo debba essere completato al più tardi entro il 14 febbraio. Ma evidentemente Papademos deve aver ricevuto segnali incoraggianti dai suoi interlocutori visto che, dopo un colloquio con il premier greco, Juncker ha ritenuto opportuno convocare per oggi a Bruxelles i ministri dell´eurogruppo.
Restano da capire nei dettagli anche le operazioni di riprogrammazione del debito in mano ai privati e alla Bce. L´associazione delle banche mondiali dovrebbe accettare tagli sul valore nominale e un allungamento delle scadenze dei titoli di debito in loro possesso che permetteranno di ridurre l´indebitamento greco di circa 100 miliardi, riportandolo al 120% del Pil. Le banche centrali, che pure detengono bond greci, non prenderanno parte all´operazione. Ma la Bce potrebbe decidere di rivendere i titoli greci in suo possesso al Fondo salva stati ad un prezzo vicino a quello a cui sono stati acquistati e dunque inferiore al loro valore nominale, rinunciando in questo modo al profittoche potrebbe ricavarne.

III. REPUBBLICA PEZZO DI DANIELE MASTROGIACOMO (INVIATO AD ATENE)
DAL NOSTRO INVIATO
ATENE - La folla preme, sbanda, urla. Qualcuno alza i pugni e picchia sul portone di acciaio. «Aprite, siamo qui dall´alba, abbiamo bisogno di lavoro!». Ragazzi e ragazze, ma anche anziani. Uomini con la barba lunga, donne col viso segnato dalla stanchezza. Dall´altra parte della porta blindata una voce gutturale gela la rabbia che rischia di diventare sommossa: «Siete troppi. Tornate domani». Il centinaio di disoccupati cede.
Impreca, bestemmia, alza ancora i pugni; qualcuno crolla in ginocchio. Le facce sono terree, gli sguardi duri. Il sorriso è un ricordo del passato. La Grecia soccombe sotto il peso della recessione: è sull´orlo del fallimento. Ma è già morta. L´Europa, il moderno giurista Dracone, chiede l´impossibile: vivere con 568 euro al mese. Lordi. Non resta che attendere il nuovo Solone e sperare che, con il rigore, riporti anche i fasti dell´antica Atene. Georgios Tsigas, consigliere del lavoro dell´ufficio di collocamento del Pireo, scuote la testa: «Non c´è niente da fare. Siamo sommersi dai disoccupati. Ogni giorno arrivano 800 persone, ma ci sono solo 10 offerte di lavoro. Vendite. Al telefono. Medicinali, libri, macchine, elettrodomestici. Niente stipendio fisso. Si guadagna in percentuale. Con obbligo di presenza. Dodici ore al giorno. Se ti assenti, anche per pochi minuti, sei fuori. Chi viene? Chiunque. Dai 18 ai 65 anni. Molti hanno poca esperienza. Hanno fatto gli impiegati per una vita, non sanno neanche dove cominciare. Puoi stare giorni interi senza vendere nulla. E senza vendite, niente soldi. Torni a casa a mani vuote. Non riesci neanche a mangiare».
LE MENSE DEI POVERI
Ce ne sono venti solo ad Atene. Sette al Pireo. Le ha organizzate la Chiesa ortodossa. Davanti a quella della Santissima Trinità, a due passi dal porto, la fila arriva sulle banchine. Attraversa un´arteria a quattro corsie. Le macchine sfrecciano facendo lo slalom tra le persone in attesa. Nessuno si muove perché nessuno vuole perdere il turno. Si apre alle 12 e si chiude alle 13. Stamattina sono in 300, c´è cibo solo per un centinaio. Molti devono rinunciare. Resistono al gelo che colpisce a raffiche. Soccombono solo quando chiude il portone. Due addetti alla sicurezza, che sembrano armadi, premono la cancellata su questo muro umano. Anche qui proteste. Rassegnate. Il pope, lo sguardo severo, non ha bisogno di spiegare. Alza la mano: «Basta, tornate domani». Si giustifica: «Facciamo quello che possiamo. Ma abbiamo anche noi i nostri problemi. Da domani interrompiamo le trasmissioni della nostra radio: siamo stati costretti a licenziare il personale. Troppi costi. Fino a qualche mese fa venivano soprattutto immigrati. Ora la maggioranza sono cittadini greci. Hanno perso tutto: auto, lavoro, casa. Non hanno nemmeno i soldi per fare la spesa».
FURTI E BUGIE
Crista Olegamossos fa la direttrice di un supermercato. Si alza alle 5 e lavora dalle 7 alle 9 di sera. «Prima eravamo in 15, oggi siamo in quattro. Ma due sono pagati per quattro ore. Con l´altra collega, a tempo pieno, dobbiamo fare tutto: da scaricare la merce dai camion ai turni alla cassa. Se rifiuti, ti licenziano. Abbiamo eliminato i carrelli, ora ci sono solo i cestini. La gente compra l´essenziale. Spese di 10, 15 euro al massimo. E spesso non riescono a pagare. Ogni giorno c´è qualcuno che prova a saldare con una carta di credito. Ma è vuota. Allora chiedono di andare a casa per prendere il contante. Spariscono con la merce e non tornano più. A fine giornata ci rimetto». Almeno il 30% della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Molti si fanno aiutare da parenti e amici. Ma moltissimi non possono far altro che rubare. Gli scippi sono aumentati del 300%. Come gli assalti per strada, i furti dentro casa. Un lettore ci ha scritto: «Ormai usciamo di casa soltanto con 30 euro. Niente portafoglio, usiamo le fotocopie dei documenti. In caso di scippo salviamo gli originali».
NIENTE TASSE, NIENTE LUCE
E´ l´aspetto più odioso delle crisi. Per combattere l´evasione le cartelle esattoriali contengono anche l´utenza elettrica. Il controllo incrociato funziona. Ma gli effetti sono devastanti. Chi non paga l´Ici si ritrova senza luce. Bastano due mesi e sei al buio. Senza indennità di disoccupazione o con stipendio minimo da 600 euro è difficile pagare anche le imposte. Lo Stato ha ordinato ai suoi esattori di procedere alle interruzioni. La maggioranza si è rifiutata. Allora il lavoro è stato affidato ad un´impresa esterna, privata. Due settimane fa un intero paese della Grecia del nord, sommerso dalla neve, si è ritrovato al buio. La popolazione è ricorsa alle candele. Senza corrente elettrica ha rischiato di rimanere congelata. Si pensa alla privatizzazione persino delle pompe di benzina. Le compagnie petrolifere hanno passato la mano e sono sparite. La grande evasione, quella vera, rasenta il 70%. Ma nessuno la combatte seriamente.
IL MERCATO DEI RIFIUTI
Dietro il porto del Pireo c´è il più grande mercato clandestino di materiale raccolto nei cassonetti della nettezza urbana. Due intere strade sono occupate da questa fiera improvvisata e clandestina. Si vende di tutto, a prezzi stracciati. Un euro per un paio di scarpe, due per un impermeabile. Basta lavarli e si possono indossare. Ma anche bicchieri, pentole, quadri, libri, vecchi cellulari e pc. Tra i venditori abbiamo incontrato dei giornalisti licenziati. In due anni hanno chiuso tre importanti quotidiani e una nota tv nazionale. Riciclano quello che avevano in casa. Un mercato delle pulci dei disperati. «Bisogna improvvisare», spiegano, «fare il nostro mestiere in Grecia oggi è impossibile. Molti hanno trovato lavoro come spazzini. E´ l´unica offerta del momento. Tre mesi, a 400 euro. Ma devi essere in forze. Se ti ammali è finita. Un solo giorno di assenza e ti sostituiscono. Fuori, c´è la fila».

LLL. PEZZO DELLA STAMPA (TONIA MASTROBUONI, INVIATA AD ATENE)
Ci vogliono tre, quattro secondi per mettere a fuoco la situazione. Non perché non ci sia luce, sono le tre di pomeriggio. Ma perché siamo nel centro di Atene, davanti alla facoltà di Legge. E la scena lascia senza fiato. Tre ragazzi sono accasciati in un angolo, due con le siringhe in mano. Studenti vanno e vengono, incuranti. Spazza un vento gelido e uno dei tre indossa soltanto una felpa. Fabio fa segno di andare oltre, si stringe nelle spalle, «ormai è normale, la polizia neanche interviene più. E quando lo fa è per caricare gli studenti». Poco più in là un gruppo di senzatetto chiede l’elemosina davanti a una chiesa. Altri fantasmi, altri passanti impassibili che camminano oltre. E la polizia la troviamo qualche strada più in là, dove la presenza di squatter e studenti si è fatta visibilmente più densa.

Siamo a Exarchìa, il cosiddetto quartiere degli anarchici, ma la coabitazione con la polizia sembra serena. Almeno, finché il livello di allarme non sale, racconta Fabio. Tipicamente, quando i sindacati proclamano lo sciopero. In quei giorni, come martedì scorso, il richiamo generale è: tutti a Syntagma, la piazza di fronte al Parlamento. Gli scontri cominciano da qui. Ma oggi è una giornata tranquilla, passiamo davanti a un parco occupato: ci volevano fare un parcheggio, gli studenti l’hanno impedito e hanno fatto piantare degli alberi ai bambini del quartiere. È bellissimo, colorato. Le vie accanto pullulano di bar dall’aria nordeuropea, ragazze con i capelli rosso fuoco, piercing a perdita d’occhio, aromi inconfondibili nell’ aria, e, qua e là una chioma rasta.

Fabio Giardina, il nostro cicerone ateniese, è un medico italiano che vive in Grecia da vent’anni. La sua compagna, Augustina, è furibonda. Ha 38 anni e fa la ricercatrice in biochimica. Davanti a un cappuccino pessimo in un bar delizioso ci fa due conti su una tovaglietta di carta: «Prima della crisi guadagnavo 1.250 euro. Ora ne guadagno 850, grazie ai tagli del governo. Ma non è che la vita non si aumentata, anzi. Con l’Iva al 23% è tutto più caro. La benzina costa 1,7-1,8 euro al litro. E con le ultime misure del 2011 hanno introdotto una tassa sulla casa ma che caricano direttamente sulla bolletta elettrica. Un ricatto orrendo!». Augustina cita l’esempio dell’appartamento dei suoi genitori: per circa 100 metri quadri nel quartiere Kipseli, un quartiere borghese vicino al centro, pagavano 45 euro all’anno. Dallo scorso autunno ne pagano 570. Dodici volte tanto.

Il caso di Augustina è tipico per i 750 mila dipendenti pubblici che sono stati il primo e più duro, per ora, bersaglio selle misure di correzione dei conti intrapresi dalla Grecia per far fronte alla crisi. Ma l’impoverimento improvviso di questa fetta di popolazione, colpita da tagli agli stipendi in media del 20 per cento - la televisione racconta ogni sera di bambini maltrutiti che svengono a scuola, di neonati abbandonati in vertiginoso aumento - ha anche conseguenze sull’economia del Paese. Antonis Sergiannis è un signore elegante di 64 anni con una barba bianca e una sciarpa rossa che non toglie neanche dietro la cassa del suo piccolo ristorante a Plaka, vicino al Partenone, nel cuore della città. Quando racconta la sua odissea attraverso tre anni di crisi la voce ogni tanto trema: «A Natale gli affari sono crollati del 70%. Quando i greci vengono a mangiare qui non si prendono più il Gyros, insomma lo spiedino al piatto, ma lo preferiscono nella pita, nel pane, così costa di meno. E poi c’è il crollo del turismo».

Antonis sostiene che i disordini frequenti nelle vie del centro - che gli sono costati anche due vetrine rotte - allontanano i turisti. Ma in questo quartiere si incrocia anche un’altra, tipica sentinella di ogni recessione: i negozi che comprano oro. Nicos sorride un po’imbarazzato dietro il bancone del suo squallido, stretto loculo: «C’est la vie», prova a scherzare in francese. Quanti clienti sono passati? «Ventiquattro». Dall’inizio della settimana? «No no, oggi». Sono appena le cinque.

Poco oltre, a piazza Syntagma, dove non più tardi di due giorni fa qualche esaltato bruciava bandiere tedesche, le macchine passano veloci agli incroci. I taxi sono tantissimi. In mobilitazione anche loro contro le liberalizzazioni. Abbiamo appena pagato 3,80 euro per una corsa di otto minuti. A Roma bastano appena per salire Diamo un’occhiata all’indice più affidabile per il benessere o il malessere di un Paese: il menù base del Mc Donald, sul lato lungo della piazza. Un doppio cheeseburger, patatine e bibita costa 3,50 euro. Ma un gruppetto in tenuta sportivissima ci distoglie da pensieri impuri. Hanno tutti l’aria sfinita e felice. «Io e i miei amici abbiamo fatto 40 chilometri in bici per venire qui» spiega un tipo piccolino, raggiante, in tuta blu. Si chiama Manu Kapnoupolos. Gli chiediamo che lavoro fa. «Ah, no, non lavoro. Ho una pensione di invalidità». Lo guardiamo meglio. Di invalidità? «Già», fa. E si tocca, senza un filo di vergogna, le due robustissime gambe d’acciaio che hanno appena macinato 40 chilometri di fiero asfalto ateniese. Roba da Paraolimpiadi, ci viene da ironizzare. Ma lui è già schizzato via.

MMM. SECONDO PEZZO DELLA MASTROBUONI
Di buon mattino la notizia più ovvia: la riunione sui nuovi tagli tra il premier Lucas Papademos e i tre leader di partito del suo governo di larghe intese, il socialista George Papandreou, il numero uno di Nuova Democrazia Antonis Samaras e il capo di Laos, Giorgios Karatzaferis, è spostata da mezzogiorno alle 16. Per dare modo ai tre di leggere il piano di quasi 50 pagine concordato da Papademos con la troika. Passa qualche ora, un altro rinvio: alle 17. Pare serva al capo del Laos per farsi tradurre il documento dall’inglese al greco.

Durante la riunione fiume di oltre sette ore trapela l’accordo sul taglio dei 15mila dipendenti pubblici che fa parte di un pacchetto più ampio di 150mila esuberi in tre anni, la decurtazione del salario minimo da 751 euro del 20-22 per cento, pesanti tagli al settore sanitario e alla spesa farmaceutica. Mentre sono salve, pare, la tredicesima e quattordicesima del settore privato - oggetto di aspre discussioni fino alla fine. Ma il punto su cui si incaglia alla fine il negoziato sono tagli da 150 euro al mese alle pensioni ausiliarie. E in una nota diffusa al termine dell’incontro, poco dopo mezzanotte, Papademos ha fatto sapere che la convergenza con i tre è su tutto «tranne su un punto», la previdenza, appunto. Nella notte il premier si è impegnato a rinegoziate il nodo con la troika per incontrare di nuovo i partiti e chiudere il pacchetto da 3,3 miliardi, possibilmente, in tempo per l’Eurogruppo convocato per oggi pomeriggio. Il leader di Laos, Karatzaferis, ha fatto capire che non accetta il piano ma che non farà mancare il suo sostegno alla destra di Samaras. Ma se quest’ultimo e il leader del Pasok Papandreou concordano sul pacchetto, hanno ampiamente voti a sufficienza per farlo passare in Parlamento senza Laos, in teoria.

Anche il negoziato parallelo sulla ristrutturazione del debito è slittato ma molte fonti concordano nel dire che l’accordo tra i privati, il cosiddetto Psi, «è fatto». E l’«haircut» coinvolgerà alla fine anche la Bce, come anticipato da La Stampa. Tuttavia una fonte dell’Eurotower definisce la notizia di un’intesa formale complessiva, trapelata ieri sul Wall Street Journal, «ancora prematura». Il punto, spiega la fonte Bce, è che prima di accettare un coinvolgimento, «i privati devono aver raggiunto un’intesa tra loro». In pratica: prima devono raggiungere l’accordo le banche e gli hedge fund sull’entità del taglio e sul nuovo tasso di interesse da applicare ai titoli. Successivamente verrà coinvolto il settore pubblico: la Bce potrebbe girare i suoi 40 miliardi di euro al fondo salva-Stati Efsf o a un altro veicolo (visto che non può aiutare direttamente gli Stati). A quel punto entrerebbero nella trattativa anche la Banca europea per gli investimenti e, secondo fonti vicine al dossier, la tedesca Kreditanstalt fuer Wiederaufbau, l’equivalente tedesca della Cassa depositi e prestiti. Ma al momento, ad Atene, il problema è anche che le ennesime richieste ai greci di stringere la cinghia alla vigilia delle elezioni previste per aprile richiedono un grande atto di responsabilità ai partiti. La settimana scorsa Papandreou ha chiesto a Papademos di rimanere in carica fino al 2013. Ma il suo avversario politico Samaras, in testa nei sondaggi, non ne vuole sapere di rinviare le elezioni. Le due intese, quella con la troika sulle riforme e quella con i creditori sul debito, sono la premessa perché la Grecia abbia accesso al secondo piano di aiuti UeFmi da 130 miliardi di euro. Altrimenti non c’è alternativa al default.