Il fatto del giorno
di Giorgio Dell'Arti
I politici greci si sono messi d’accordo fra di loro, ma non ancora con la Ue, con la Bce e col Fondo Monetario, che guarda per ora alle intese interne di quel Paese con un minimo di dubbio. Quindi il default, o fallimento, è sempre più vicino, anche se nessuno ci crede, anche se sembra impossibile.
• Mettiamo
i puntini sulle i. Accordo dei politici greci tra di loro?
Il presidente del consiglio greco, l’equivalente del
nostro Monti, sta a quel posto da poche settimane. Si chiama Lucas Papademos, è
un banchiere, viene pure lui da Goldman Sachs. La cosiddetta troika – cioè i
rappresentanti di Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario
Internazionale – gli hanno chiesto di: ridurre i dipendenti pubblici di 15 mila
unità, primo passo poi per portarli a un totale di 600 mila (adesso sono 750
mila); tagliare del 22% i salari minimi, portandoli a 450-500 euro mensili;
altri tagli alle pensioni superiori ai 1200 euro e a quelle integrative (150
euro al mese di meno). La troika chiede anche nuove privatizzazioni e riduzione
dei salari nel settore privato. Questo pacchetto andrebbe approvato dal
Parlamento di Atene oggi. Il primo ministro Papademos doveva perciò mettersi d’accordo
con i capi dei tre partiti principali greci, George Papandreou (socialisti),
George Karatzaferis (estrema destra), Antonis Samaras (centro-destra o
moderati). Dopo due giorni di discussioni, un accordo sarebbe stato raggiunto,
anche se in questo momento non ne conosciamo i dettagli. Non dev’essere
comunque un’intesa troppo convincente. La troika ha risposto: «Beh, cerchiamo
di capire meglio».
• Come
sarebbe?
I politici greci non vogliono toccare le pensioni. Meno che mai le pensioni integrative. Si tratta di mettere insieme 600 milioni. Se non trovano questi 600 milioni dai tagli alle pensioni integrative, dove andranno a prenderli? In Italia, in questi casi, si ricorre al capitolo “lotta all’evasione fiscale”, che è come dire niente, un titolo generico, sotto al quale si può scrivere qualunque numero. È possibile che i greci stiano ricorrendo a un escamotage di questo tipo, e che la troika non ci creda.
• Che
può fare la troika?
I greci dovrebbero restituire il prossimo 20 marzo 14,5 miliardi di debito. Soldi che non hanno. La troika ha promesso di finanziarli con un prestito di 130 miliardi. A patto che taglino quello che devono tagliare. Per ora i 130 miliardi non glieli dànno. I giornali greci fanno titoli in cui si vede la Merkel vestita da nazista. I sindacati hanno proclamato uno sciopero generale per oggi e domani. Sono sempre in forte sospetto quando gli scioperi sono proclamati a ridosso della domenica. Ma in ogni caso: scioperando che cosa sperano di ottenere? I greci non hanno la coscienza a posto, qualunque rivoluzione delle piazze ci preparino.
• Come
può dire questo? Come si può pretendere che uno viva con 450 euro al mese?
I greci si son fatti dare soldi per molti anni, sapendo bene che non sarebbero stati in grado di restituirli. Hanno vissuto nettamente al di sopra delle loro possibilità. Con questo sistema - di indebitarsi e con i soldi così ottenuti comprarsi il consenso – i partiti hanno mantenuto le loro posizioni di potere. I conti pubblici sono stati truccati, per ingannare l’Unione Europea, che a sua volta, per ragioni che potranno chiarire solo gli storici, ha fatto finta di credere a quello che gli veniva raccontato (sapevano benissimo che i conti di Atene erano taroccati). Ho sentito ieri un’intervista di Cofferati, il quale si indigna per la severità (tutta da verificare) con cui l’Europa tratta la Grecia. I socialisti europei (tra cui appunto Cofferati) hanno scritto una lettera a Barroso in cui parlano di «grave tradimento del modello sociale europeo e della solidarietà» eccetera. Ma quale modello sociale? I soldi presi in prestito vanno restituiti o no? Dei famosi 130 miliardi, una trentina saranno a nostro carico e siamo autorizzati a immaginare già che, quando arriverà il momento, i greci non saranno in grado di restituirli. Trenta miliardi è la manovra appena varata da Monti e che ha suscitato tante grida. Siamo sicuri di quello che diciamo quando critichiamo la Merkel?
• La Merkel voleva commissariare la Grecia.
Un’idea non troppo peregrina. Leggo che in Grecia c’è un forte movimento d’opinione per il ritorno alla dracma. Ma il ritorno alla dracma significa scaffali vuoti nei supermercati, automobili di latta, energia col contagocce, eccetera eccetera. Chi mai venderà la sua merce ad Atene in cambio di dracme? E quante dracme ci vorranno, a quel punto, per comprare un euro? E chi vorrà vedersi restituito con le dracme un debito contratto in euro? Cofferati e quelli come lui, prima di parlare, facciano bene i conti, se ne sono capaci.
[Giorgio Dell’Arti, La Gazzetta dello Sport 10 febbraio 2012]