VARIE 10/2/2012, 10 febbraio 2012
APPUNTI PER GAZZETTA DEL 10/2/2012. GRECIA
AAA. REPUBBLICA.IT
MILANO - Seduta in profondo rosso per le Borse europee con Milano che chiude in flessione dell’1,76%, il Ftse 100 di Londra dello 0,74%, il Dax di Francoforte dell’1,4%, il Cac 40 di Parigi dell’1,48%, mentre Atene registra un tonfo del 3,23%. Le cose non vanno molto meglio a Wall Street dove il Dow Jones viaggia in calo dell’1%, lo S&P500 dell0 0,9% e il Nasdaq dello 0,9% dove pesa anche il calo della fiducia dei consumatori rilevato dall’Università del Michigan.
Sui mercati mondiali pesa il ’no’ dell’Eurogruppo 1 al piano di tagli messo a punto dai tre partiti che sostengono il governo del primo ministro greco Lucas Papademos. Una decisione definitiva sui 130 miliardi di euro che potrebbero salvare la Grecia verrà presa mercoledì prossimo, quando Atene dovrà presentarsi con tagli ulteriori di 325 milioni di euro o avviarsi verso il default. Nel frattempo da Atene è giunto un nuovo colpo alla credibilità dell’accordo: il partito di destra Laos ha annunciato che i suoi 16 parlamentari non voteranno le misure di austerità in parlamento e in piazza sono ricominciati gli scontri tra polizia e manifestanti 3.
Sul fronte obbligazionario il differenziale di rendimento dei Btp decennali con i Bund di pari durata torna ad allargarsi dopo il minimo da settembre raggiunto ieri. Il differenziale è a 368 punti (344 giovedì). Il decennale rende il 5,574%, il quinquennale il 4,278%, mentre il biennale torna sopra la soglia del 3% a 3,036%.
In Asia la Borsa di Tokyo termina gli scambi a -0,61%. Seul ha chiuso in flessione dell’1,04%, mentre Hong Kong sta perdendo l’1,08%. Chiusura frazionalmente positiva per Shanghai: +0,1%.
L’euro scende sotto quota 1,32 dollari, dopo il massimo da due mesi di 1,3322 dollari registrato ieri. La moneta europea passa di mano a 1,3184 dollari, sulla scia dei timori per la Grecia.
Il petrolio Wti cala dell’1,44% a 98,40 dollari al barile al mercato di New York. Le quotazioni dell’oro sono in discesa dell’1,1% a 1.720,35 dollari. Leggera correzione anche per il platino a 1.654 dollari l’oncia dopo la corsa delle ultime settimane.
BBB. DISCORSO DI NAPOLITANO (repubblica.it)
HELSINKI - Malgrado le difficoltà del momento, l’Europa può farcela. "Se c’è chi pensa che si può essere al sicuro tornando al passato, si colloca fuori della realtà". Lo afferma il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, al meeting dei presidenti europei ad Helsinki. "Dobbiamo esprimere più orgoglio e più fiducia" nell’Europa, ha aggiunto il capo dello Stato. Che ha rivendicato gli sforzi fatti dall’Italia: "Ciascun Paese deve assumersi le proprie responsabilità. L’Italia lo sta facendo con decisioni difficili e duri sacrifici, in particolare per ridurre l’enorme debito pubblico, e non lasciare che gravi sulle giovani generazioni".
Ma per uscire dalla crisi, continua il capo dello Stato, occorre coniugare "rigore e solidarietà". "Nessun Paese da solo, per quanto grande e competitivo, può agire con capacità sufficiente per contare nel contesto globale", dice Napolitano. Che rivendica la necessità di "decisioni ed iniziative comuni per la produttività e la competitività. Siamo stati concentrati sulla difesa dell’euro mentre abbiamo bisogno di Europa in tutti i campi, e anche in quello di politica estera e di sicurezza comune".
"Per tradurre in fatti reali la formula adottata dal Consiglio europeo, ’consolidamento dei conti favorendo la crescita’, dobbiamo andare oltre al mero coordinamento delle politiche economiche internazionali che ha causato il fallimento della strategia di Lisbona - aggiunge il capo dello Stato - Abbiamo bisogno di decisioni e iniziative comuni per la produttività e la competitività. Siamo stati concentrati sulla difesa dell’euro mentre abbiamo bisogno di Europa in tutti i campi, e anche in quello della politica estera e di sicurezza comune. Fuori d’Europa c’è domanda di più Europa, ma di un’Europa che abbia una voce sola".
(10 febbraio 2012)
VENIZELOS ALL’EUROGRUPPO IERI NON HA GARANTITO L’APPOGGIO DEGLI ALTRI PARTITI. Atene brucia, 48 ore di scipero generali, dimissioni di ministri e sottosegretari, voto domenica che estrema destra dirà di no. Default probabile: dead line, l’ultima possibile è mercoledì prossimo, riunione eurogruppo per stabilire se garanzie sono sufficienti, non ci sono condizioni per pilotare questa crisi. Anche perché i greci rifiutano criterio: troika aiuta, ma in cambio Grecia deve farsi carico dei compiti a casa. Greci non vuole accettare, opinione pubblica greca rifiuta l’idea che di fatto per quel paese sarebbe sottoposta a forma di commissariamento totale, aiuti implicano presenza su territorio di delegazione Fmi, Bce, Ue sulla correttezza e rispetto degli impegni. Spodestamento della sovranità ("ricatto" o "aiuto"). Bisogna anche riconoscere che è difficile non accettare nel momento in cui tutti fanno compiti a casa. Anche Spagna ha approvato riforma mercato del lavoro simile a nostro, paese periferico in difficoltà. Lo spread oggi è tornato a 370 (da 340). Alla fine i mercati dovrebbero aver scontato l’idea. Pilotato mercoledì prossimo. Come ha detto Napolitano a Helsinki Europa non vuole distruggere quello che ha costruito.
CCC. REPUBBLICA.IT (Roberto Petrini)
Il netto miglioramento dello spread - la differenza tra il rendimento tra i Btp italiani e i Bund tedeschi - che ormai oscilla intorno ai 350 punti, ci riporta sostanzialmente verso i livelli di tassi d’interesse che precedettero l’estate dello scorso anno. Allora cominciò la corsa del più in voga indicatore di sfiducia in un debito sovrano, provocata dal pasticcio della moltiplicazione delle manovre e dalla loro puntuale scarsa credibilità sottolineata, violentemente e senza pietà, dai mercati.
Non è un caso che Mario Monti controlli con attenzione sul suo IPhone il livello dello spread anche durante le conferenze stampa: il calo dei tassi può portare un sollievo alla finanza pubblica dato che il nuovo governo ha dovuto mettere una decina di miliardi in più di fieno in cascina per il 2012 e che questi denari, con una ulteriore discesa dello spread, potrebbero risultare utili.
Ma soprattutto l’effetto spread potrebbe avere un riflesso positivo sulla crescita. La Banca d’Italia lo ha detto chiaramente e l’altro giorno, in una riunione all’Arel, presente il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, il direttore generale Fabrizio Saccomanni lo ha ripetuto. Con uno spread Btp-Bund a quota 300 la crescita del 2013, che il governo stima prudentemente a quota 0, potrebbe salire allo 0,8 per cento. Decimali, ma assai importanti nell’Europa stretta dal gelo della crisi: con lo spread a 300, secondo Bankitalia, i primi cenni di ripresa potrebbero avvertirsi già dal quarto trimestre di quest’anno. Niente a che vedere con i dati dell’Fmi che prevedono per quest’anno una caduta del Pil del 2,2 per cento e che lo stesso Gurria ha giudicato eccessivamente "meccanici".
Sarà sufficiente? Se il cambiamento di vento dovesse verificarsi, accantonando definitivamente il tragico 2011 che si chiude con una produzione industriale piatta, il tema diventerebbe quello di agganciare la ripresa. La crescita grazie alla riduzione dei tassi infatti dovrebbe passare attraverso la riduzione del costo della raccolta delle banche che sarebbero portate a rilanciare il credito. Se tuttavia la liquidità dovesse trovare lungo questa strada qualche trappola o incidente di percorso, dovrebbe essere la domanda a fare la sua parte. Anche perché il previsto aumento dell’Iva, dal 21 al 23 per cento a fine anno, non aiuterà certamente l’economia.
Come fare? Alcune suggestioni possono trovarsi nell’ambito di un intervento dell’ex ministro del Tesoro, Vincenzo Visco, l’altro giorno in Parlamento: la necessità di ridurre il cuneo fiscale e di intervenire gradatamente e su scala pluriennale sull’Irpef per i redditi medio bassi. E c’è anche una ipotesi di approvvigionamento: la carbon tax, tassa sull’inquinamento quanto mai d’attualità in tempi di sconvolgimenti climatici che, secondo le stime del sottosegretario all’Economia, Vieri Ceriani, potrebbe dare un gettito di 10 miliardi. Lo spread può essere aiutato.
DDD. DIMISSIONI DI MINISTRI E SOTTOSEGRETARI AD ATENE (repubblica.it)
ATENE - "Senza un accordo sul debito e il conseguente default la Grecia rischia di cadere in un "caos incontrollato e un’esplosione sociale". Lo ha dichiarato il primo ministro ellenico, Lucas Papademos, durante il consiglio dei ministri.
"Il paese deve fare tutto il possibile per approvare le misure di austerità necessarie per ottenere il nuovo piano di salvataggio o il paese affronterà "una catastrofe", ha aggiunto. "Non possiamo consentire alla Grecia di finire in bancarotta - ha affermato Papademos - La nostra priorità e fare ciò che è necessario per approvare il nuovo programma economico e andare avanti con l’intesa per gli aiuti". "Non c’è bisogno di spiegare che chiunque non condivida e non voti per il programma non possa restare nel governo".
Le dichiarazioni del premier sono arrivate dopo una giornata complicata per il paese. E’ infatti a rischio l’accordo politico in Grecia 1 sulle nuove misure di austerità pretese da Unione europea e Fondo monetario internazionale in cambio di nuovi aiuti. Questa mattina il leader del partito di destra Laos, Georgios Karatzaferis, ha affermato che non intende votare a favore delle misure. Mentre Karatzaferis comunicava la sua decisione, nel centro di Atene si sono verificati violenti scontri fra polizia e manifestanti e tre persone sono rimaste ferite.
Scontri in piazza 2
Poco dopo quattro ministri del partito di estrema destra del Laos, contrari alle nuove misure di austerità approvate del governo di unità, hanno rassegnato le dimissioni dall’esecutivo, insieme a un ministro socialista. Secondo vari osservatori politici, il leader di estrema destra si sta schierando contro l’accordo per tentare di recuperare i consensi elettorali per il suo partito persi in gran parte da quando il Laos ha cominciato a sostenere il governo del ministro greco Papademos. Il Laos conta appena quindici deputati al Parlamento e quindi il suo appoggio non è necessario per l’approvazione delle drastiche misure previste dal piano, che andrà in votazione dopodomani. Da un punto di vista puramente simbolico il suo rifiuto è comunque pesante, e rischia di frammentare ancora di più la già tormentata scena politica ellenica.
LE BORSE IN DIRETTA 3
Nel paese la tensione resta alta. Tre persone sono rimaste ferite durante gli scontri scoppiati nelle manifestazioni ad Atene contro le misure di austerità. La notizia è stata diffusa da fonti della polizia. Decine di giovani hanno lanciato bombe incendiarie e pietre contro gli agenti, che hanno risposto lanciando gas lacrimogeni. Migliaia di persone stanno protestando, dopo che i sindacati hanno proclamato lo sciopero generale per oggi e domani. Secondo la polizia circa 17mila persone stanno prendendo parte a due cortei separati.
Il sindacato di polizia oggi ha minacciato di arrestare i tecnici della Ue e dell’Fmi, in questi giorni ad Atene per imporre nuove misure di austerità di bilancio come condizione di nuovi aiuti. La provocazione è arrivata in una lettera aperta nella quale il sindacato lamenta di non poterne più di reprimere le proteste dei propri "fratelli" greci esasperati dalle misure imposte dall’esterno.
EEE. TONIA MASTROBUONI DALLA STAMPA DI OGGI
Quello che molti greci che si sono riversati già ieri mattina per le strade di Atene per protestare contro il nuovo piano di tagli non sanno è che in calce al nuovo memorandum del governo Papademos non ci sono ancora le firme dei tre leader di partito che sostengono l’attuale esecutivo. Non deve meravigliare, dunque, che l’Eurogruppo abbia accolto con freddezza il risultato del lunghissimo, estenuante negoziato che si è protratto sino alle prime ore di ieri mattina. A rivelarlo, una fonte governativa che aggiunge che il buco da riempire, oltretutto, è di 600 e non di 300 milioni come si pensava in un primo momento.
Al termine della riunione finita attorno alla mezzanotte di martedì è emerso subito il disaccordo su un punto: i tagli alle pensioni complementari. Un’impasse che ha impedito in un primo momento la sottoscrizione dell’accordo. Il capo della destra di Nuova Democrazia, Samaras, avrebbe puntato i piedi contro l’ipotesi di ricavare 300 milioni di risparmi dal taglio alle pensioni complementari; l’ex premier socialista Papandreou, a sua volta avrebbe rifiutato l’idea di spostare l’onere sulla previdenza generale. Mentre i tre sono tornati a casa, a Papademos è toccato il compito di risedersi al tavolo con la troika fino alle cinque e mezza della mattina. Ma nelle ore successive è arrivata l’intesa – senza firme - tra i partiti: 300 milioni di tagli saranno spalmati sia sulla previdenza generale sia su quella complementare. E la seconda voragine che si è aperta, secondo la fonte governativa «deriva dal fatto che l’economia va peggio del previsto e non riusciremo a centrare i nostri obiettivi previsti per il 2012; ormai siamo in una spaventosa spirale al ribasso». Questi ulteriori 300 milioni saranno coperti con tagli alla Difesa, agli enti locali ma anche attraverso sforbiciate alle spese sociali come gli investimenti per l’edilizia popolare, aggiunge la fonte.
Intanto, il memorandum spedito all’Eurogruppo contiene una nuova serie di stangate da oltre 3 miliardi di euro solo per il 2012. Per il presidente del Consiglio italiano, Mario Monti «sono stati fatti significativi passi in avanti». Perfettamente consapevole che l’Europa sta chiedendo uno sforzo alla Grecia senza precedenti nella storia, ha aggiunto che «la crisi è stata più dura di quello che si poteva immaginare». Quello che temono tutti, in camera caritatis, è stato sintetizzato brutalmente dai due sindacati principali, Adedy e Gsee, che hanno proclamato 48 ore di sciopero da oggi e indetto manifestazioni continue che cominceranno alle 11 di stamattina nella centrale piazza Syntagma. Per loro queste misure «ridurranno la Grecia in miseria».
Nel nuovo piano di austerità si legge che il salario minimo da 751 euro lordi sarà ridotto del 22 per cento. Un ulteriore 10 per cento sarà tagliato da quello per i giovani sotto i 25 anni. Tutti gli aumenti saranno congelati finché la disoccupazione non sarà dimezzata dall’attuale 20 per cento. Le pensioni di alcune aziende statali saranno tagliate – anche per contribuire a riportare la spesa per stipendi pubblici in linea con il 9% di Pil degli altri Paesi dell’Ocse. Entro fine anno il governo prevede 15mila esuberi ma anche un turn over di 1 a 5 e assunzioni molto più ridotte, in futuro. Ma ci sono anche regole nuove, più restrittive che riguardano il mondo del lavoro e che hanno mietuto già una prima vittima: il viceministro del Lavoro, Yiannis Koutsoukos si è dimesso. Prevista anche anche di un’accelerazione delle privatizzazioni: entro fine giugno saranno vendute l’azienda pubblica del gas Depa, e quella del trasporto di gas Desfa, la Hellenic Petroleum, l’agenzia di scommesse Opap, le aziende dell’acqua dell’Attica e di Thessaloniki e quelle per le fognature e la radio pubblica. Infine, è prevista anche una riduzione delle spese militari, la razionalizzazione di molte strutture pubbliche, la lotta all’evasione fiscale attraverso uffici potenziati ma anche l’eliminazione di numerose esenzioni fiscali.
Il piano potrebbe approdare direttamente in Parlamento; sino a ieri sera non era chiaro se sarà portato all’approvazione dei ministri. Di certo dovrà essere votato in un Parlamento che sarà assediato ininterrottamente dai manifestanti che si alterneranno sulla piazza antistante, a Syntagma. Molto più a nord, da Francoforte, il presidente della Bce Mario Draghi si è detto fiducioso ieri che anche l’altro, spinoso dossier che riguarda la Grecia andrà a posto, quello della ristrutturazione del debito. Un’impressione confermata dal ministro delle Finanze ellenico, Evangelos Venizelos che ha detto ieri che l’intesa con i creditori privati c’è. Draghi non si è voluto neanche soffermare su un’ipotesi di mancata intesa: «Non avrò mai un piano B: significherebbe ammettere fin da adesso una sconfitta. Sono fiducioso che alla fine tutti i pezzi andranno a loro