Pietro Bonazza, ItaliaOggi 10/2/2012, 10 febbraio 2012
Bce, il contante non deve sparire – Gli entusiasti dell’attuale governo sostengono che la limitazione dell’uso del contante a non più di mille euro spingerà gli italiani a far maggior uso della moneta elettronica, poco gradita rispetto alla diffusione in altri paesi della Ue
Bce, il contante non deve sparire – Gli entusiasti dell’attuale governo sostengono che la limitazione dell’uso del contante a non più di mille euro spingerà gli italiani a far maggior uso della moneta elettronica, poco gradita rispetto alla diffusione in altri paesi della Ue. La verità è ben più fiscale. Al governo poco importa della moneta elettronica in sé, invece vuol mettere le mani sulla libertà dei cittadini; vuol sapere quanti pacchetti di sigarette consuma il nostro fumatore; quanti bicchieri di lambrusco si scola il beone; quanti fichi secchi entrano nel menù del pranzo di nozze, eccetera. Ciò che conta, ormai, è il mito della tracciabilità e, in suo nome, vorrebbero costringerci a pagare il cappuccino con carte di credito. Sarebbe più semplice mandare al macero tutta la moneta cartacea e lasciarci solo l’argent de poche, cioè la mitraglia metallica. La Bce, oggi guidata da Mario Draghi, nel 2000 ha pubblicato un’analisi approfondita sulle «Problematiche connesse allo sviluppo della moneta elettronica», che già nel titolo rivela incertezze di valutazioni per le ricadute sulla politica monetaria. È tornata in argomento nello scorso gennaio per riconoscere le difficoltà tecniche per una maggior diffusione e, inoltre, problemi di criminalità informatica, fraudolenza e costi per il titolare della carta. Infatti, se le carte sono un business per le banche, qualcuno ne dovrà pur pagare il prezzo. La Bce, premesso che la sua funzione istituzionale è il mantenimento della stabilità dei prezzi, rileva che vi sono tre questioni: a) va salvaguardato il ruolo della moneta come unità di conto negli scambi; b) un’ampia diffusione della moneta elettronica potrebbe avere effetti sui bilanci delle banche centrali e sulla loro capacità di manovrare i tassi d’interesse a breve termine e, poiché anche la Bce è banca centrale, sulla efficacia della propria politica monetaria; c) il contenuto informativo degli indicatori monetari, riguardo all’obiettivo della stabilità dei prezzi, potrebbe essere influenzato dalle carte. In relazione a questo punto e tenendo presente che la moneta elettronica è gestita principalmente dalle banche, essa viene considerata nei bilanci di queste tra i depositi, quindi tra i debiti e non si creerebbero duplicazioni. Lo studio della Bce mette però in evidenza che con la moneta elettronica potrebbe aumentare la velocità di circolazione della moneta con effetti sulla stabilità dei prezzi. Ma si può inoltre considerare che ciò è corretto se il titolare della carta di credito utilizza propri fondi depositati presso la banca e allora la carta è un sostituto del prelievo di contante, cioè è prepagata, ma gli effetti possono essere diversi se il substrato non è un deposito, ma una linea di credito bancario (carte di debito). In questo caso subentra l’effetto di moltiplicazione del credito e si ritorna agli effetti monetari espansivi della carta. In conclusione sarebbe bene che lo Stato lasciasse ai cittadini la libertà di spendere il proprio denaro nella forma e nella quantità che meglio desidera, anche perché la politica economica nel medio periodo è illusoria e la tracciabilità si rivela un bluff politico.