Andrea Garibaldi, Corriere della Sera 10/02/2012, 10 febbraio 2012
PATRIMONIO DI AN, LIQUIDATORI AL LAVORO. E LA FONDAZIONE ORA E’ A RISCHIO — I
liquidatori che il tribunale civile ha incaricato di occuparsi dei beni di Alleanza nazionale hanno trascorso molte ore, ieri, in via della Scrofa, storica sede del Msi e poi di An. Hanno cominciato con l’inventario dei beni, ma il problema è che gran parte di quei beni non ci sono più: il 17 novembre l’«Associazione An» ha trasferito alla neonata «Fondazione An» 55 milioni di euro più una notevole quantità di immobili, tra i quali il palazzo di via della Scrofa ed ex sedi di partito in tutta Italia (valore stimato oltre 300 milioni). Procedura singolare, perché, di solito, prima si liquida e poi si trasferiscono i beni ad altri. Secondo i due ispettori incaricati dal tribunale, questi trasferimenti da Associazione a Fondazione «possono rappresentare potenziale pregiudizio per eventuali creditori». Chiarire questo punto è uno dei compiti principali che i liquidatori dovranno affrontare: il trasferimento dei beni potrebbe essere messo in discussione. La Fondazione è amministrata da 14 persone, fra le quali tutti gli ex «colonnelli» di An: Gasparri, La Russa, Alemanno, Matteoli. Non c’è invece Fini, che di An fu fondatore e presidente. La nascita della Fondazione venne prevista dall’ultimo congresso di An (Fiera di Roma, 2009), quello che ne decretò la fusione, con Forza Italia, nel Pdl. Si decise allora che i beni non si dovevano fondere, ma sarebbero stati conferiti all’Associazione An, da trasformare in Fondazione entro il 2001. Soci della Fondazione avevano diritto di diventare tutti gli iscritti ad An in quell’ultimo congresso, ma su 100 mila iscritti, solo un migliaio hanno aderito alla Fondazione. Altra questione per i liquidatori: le ingenti somme che l’Associazione ha in cassa sono dovute soprattutto ai rimborsi elettorali delle ultime due legislature. Sostiene Antonio Buonfiglio, ex finiano, presentatore dell’esposto al tribunale civile: «I rimborsi elettorali non possono essere destinati a finalità diverse e non possono essere quindi trasferiti in una Fondazione». Alla base della decisione del tribunale civile di commissariare l’Associazione c’è il fatto che una quantità di denaro, fra il 2009 e il 2011, è stata impiegata per sostenere l’attività del Pdl. Esempi: finanziamenti alle associazioni giovanili Pdl, 28 immobili in uso gratuito al Pdl, prestito di 3 milioni e 750 mila al Pdl, un milione a fondo perduto al Pdl. Parallelamente all’inchiesta civile, va avanti l’inchiesta penale, promossa da una denuncia di Rita Marino, segretaria di Fini. Le indagini di cui è incaricata la Finanza dovranno accertare se ci fu malversazione o appropriazione indebita, in particolare riguardo a 26 milioni che l’Associazione ha speso in questi anni. Su questi, Italo Bocchino, vicepresidente del partito di Fini, ha sintetizzato così: «Nessuno ha sottratto un euro. Ci siamo rivolti alla magistratura perché si è gestito il patrimonio di An per finanziare il Pdl». Elemento velenoso: il senatore Lannutti (Idv) ha presentato un’interrogazione per chiedere come mai il presidente del tribunale civile abbia conferito ripetuti incarichi all’avvocato Giuseppe Tepedino, marito della dirigente della Cancelleria dello stesso tribunale. Tepedino è uno dei due ispettori nominati nel caso An ed è anche uno dei due liquidatori.
Andrea Garibaldi