Diego Gabutti, ItaliaOggi 10/2/2012, 10 febbraio 2012
Adesso la Buonanima suggerisce la «massima prudenza» – Avendo conosciuto, a suo dire, «più ingrati in politica che negli affari», la Buonanima è ormai vaccinato contro l’ingratitudine
Adesso la Buonanima suggerisce la «massima prudenza» – Avendo conosciuto, a suo dire, «più ingrati in politica che negli affari», la Buonanima è ormai vaccinato contro l’ingratitudine. Chiude gli occhi, sospira e passa oltre. Personalmente, in ogni modo, lui è per la gratitudine. Per esempio, come ha dichiarato al mensile Usa The Atlantic, facendosi conoscere così una volta di più all’estero, l’ex presidente del consiglio è grato agli omosessuali perché «più gay ci sono meno concorrenti ho». * * * «Vi sono certi individui sul cui viso è impressa una tale ingenua volgarità e una tale bassezza del modo di pensare, nonché una tale limitatezza bestiale dell’intelletto, che ci stupisce come mai siffatti individui abbiano il coraggio d’uscire con un simile viso e non preferiscano portare una maschera» (Arthur Schopenhauer, L’arte di insultare, Adelphi 1999). * * * Un giorno «bamboccioni», un altro «mammoni», i giovani (che per un po’, a partire dalla metà del secolo scorso, sono stati portati in palmo di mano_ bella gioventù, figli dei fiori, è la pioggia che va) sono di nuovo dietro la lavagna, e in ginocchio sui fagioli, com’è sempre stato fin dalla fondazione del mondo. Maestri, demagoghi e professori, beffardi, canuti, li sbertucciano senza sosta da tutte le cattedre e da tutti i pulpiti. Soltanto qualche anno fa, i vecchi volevano sembrare giovani, ballavano, giravano in moto, mentre oggi i giovani, se vogliono far carriera o anche solo trovare un lavoro malpagato, devono vestirsi da vecchi, giacca e cravatta, pantaloni stiratissimi, scarpe lucide, e ostentare opinioni idiote a favore oppure contro il progresso e la reazione, contro o per la Buonanima (il Caro Leader, il cinema d’autore, i comici engagés). * * * Non suona un po’ sinistro, come l’ennesima campana a morto, il fatto che la Buonanima consigli ai suoi ragazzi, quasi ne temesse le intemperanze, «massima prudenza», attenti a come vi muovete, camminate sulle punte, il nemico ci ascolta. Proprio lui, la Buonanima, abituato com’era a vivere spericolatamente: le storielle osè, la bandana, lo jogging, Papi, la patonza, il lettone di Putin (ma anche Putin in persona) e infine, ultimo ma non meno importante, il tendone maomettano da circo del Colonnello di Tripoli (altra buonanima, una prece). E oggi? Domato dall’età e dalla disgrazia politica, oggi il Cavaliere è passato al nemico, come una Sorella Carlucci qualunque: lei al bel Casini, lui alla prudenza. Nonno Mario, assicura la solita Barbara Spinelli su Repubblica, non voleva ostentare cinismo politico, né invitare i giovani (e i meno giovani) che non hanno pane a mangiare brioches, quando con un sorrisetto da senatore a vita (dicesi a vita) ha definito il posto fisso «una noia». Non è stata neppure una gaffe: il Caro Leader, così sobrio e filiforme, è incapace di gaffes. È solo, spiega Barbara Spinelli, che «dopo anni di retorica affettiva» — tipo per capirci «il partito dell’amore», quando la Buonanima osò ricorrere persino a questa ragion sociale, naturalmente più in senso Cicciolina che in senso Maria Goretti... be’, «dopo anni di retorica affettiva» l’esecutivo tecnico bocconiano, Iddio ce lo conservi a lungo, meglio anzi se ce lo conserva per sempre, ha gettato il cuore oltre l’ostacolo del romanticismo sociale ed è passato, in parole semplici, «all’algida offensiva contro i cuori esuberanti, contro la psiche inadatta al mutamento». * * * «Il mito non è necessariamente falso. Può darsi che sia completamente o parzialmente vero. Se è da lungo tempo che influenza la condotta umana, certo conterrà molte cose vere e importanti. Ma ciò che un mito non contiene mai è il potere critico di separare la sua verità dai suoi errori. A questo potere si perviene solo quando ci si rende conto che nessuna opinione umana è troppo alta per misurarsi con i fatti, che qualsiasi opinione è solo l’opinione di qualcuno» (Walter Lippmann, L’opinione pubblica, Donzelli 1995). * * * Accusato dal Giornale d’aver provocato, in combutta con la presidenza della repubblica, la caduta del governo berlusconiano e l’arrembaggio dei bocconiani, l’ex superministro dell’economia, l’antimercatista Giulio Tremonti, scarica ogni responsabilità sul Quirinale: io non ero d’accordo con la manovra, è vero, e l’ho detto a Giorgio Napolitano, ma l’ho detto così, davanti a un caffè, per fare due chiacchiere, e il presidente della repubblica ne ha subito approfittato per rifiutarsi di firmare la manovra. Replica del Quirinale: ha fatto tutto Tremonti. È attesa la controreplica: non gioco più o (a scelta) lo dico alla mamma. * * * «Forse tutto questo/avviene in un laboratorio?/Sotto una sola lampada di giorno/miliardi di lampade la notte?/Siamo generazioni sperimentali?/Travasati da un recipiente all’altro,/scossi in alambicchi,/osservati non soltanto da occhi,/e infine presi uno a uno/con le pinzette?» (Wisawa Szymborska, Forse tutto questo, in A. Szymborska, 25 poesie, Mondadori 1998).