Daniela Roveda, Il Sole 24 Ore 10/2/2012, 10 febbraio 2012
COMMODITY OSTAGGI DEGLI SPECULATORI
Tony Rohrs, agricoltore in Ohio, e Richard Anderson, amministratore delegato della Delta Airlines, hanno scoperto di recente di avere un obiettivo in comune: combattere la speculazione eccessiva sui mercati dei futures delle materie prime e impedire a Wall Street di bloccare la riforma finanziaria. A più di tre anni dalla crisi del 2008, una crisi causata in parte da una bolla sui mercati dei derivati, quasi nulla è cambiato per rimediare agli eccessi che hanno messo in ginocchio il sistema finanziario.
Le buone intenzioni non sono mancate. La legge Dodd Frank approvata dal Parlamento Usa nel 2010 prevede infatti una serie di misure per assicurare maggiore trasparenza e instaurare limiti su ciascuna transazione (non più del 25% delle forniture totali di ciascuna materia prima), ma la riforma giace nel cassetto. Wall Street è partita infatti al contrattacco per bloccare le misure volte a limitare la speculazione finanziaria sui mercati delle commodities, mettendone in discussione la loro costituzionalità. L’iter legale potrebbe protrarsi per molti mesi e culminare con una sentenza della Corte Suprema.
Dal punto di vista di un agricoltore come Tony Rohrs o di una grossa società come la Delta, la presenza dominante degli speculatori ha stravolto lo scopo principale del mercato dei futures per le materie prime, ovvero l’hedging contro il rischio di fluttuazioni nei prezzi: del grano per Tony Rohrs e del petrolio per la Delta. L’arrivo in massa degli speculatori puri nel 2000, l’anno della deregulation del mercato dei derivati, ha coinciso con una maggiore volatilità dei prezzi di tutte le materie prime, dal granoturco al petrolio al cotone.
Per avere un’idea di come è cambiato il mercato, basta osservare che prima del 2000 l’88% del mercato dei futures sul granoturco era a scopo di hedging; nel 2008 la percentuale era scesa al 35% e quella gestita dagli speculatori era salita al 65 per cento. Per il cotone la percentuale era 72% a 28% nel 1996 e 50%-50% nel 2010. Per la soia 84%-16% nel 1996 e 48%-52% nel 2010. Il peso degli speculatori è cresciuto ancor di più dopo il 2005, quando un’altra legge caldeggiata dalla Goldman Sachs rimosse l’obbligo di accantonare riserve di capitale a fronte di possibili perdite per le società di Wall Street. Dopo il 2005 è aumentato anche il volume di scambi negli indici sui futures delle materie prime, strumenti puramente speculativi dove il petrolio ha un peso preponderante; di conseguenza le fluttuazioni nei prezzi del petrolio hanno contagiato i prezzi di tutte le altre materie prime.
L’aumento della speculazione è incontrovertibile, ma sul legame tra la speculazione e la volatilità dei prezzi non vi è consenso. La ricerca economica non ha individuato infatti un chiaro nesso causale tra l’aumento delle transazioni in futures a scopo puramente speculativo e le fluttuazioni dei prezzi, e ha concluso che i prezzi del petrolio, del grano o del cotone anche in questi ultimi dieci anni di ampie fluttuazioni sono stati determinati solamente dai fundamentals, ovvero dalle forze della domanda e dell’offerta. «Gli economisti non hanno capito come è cambiato il mercato - ribatte Steve Suppan, presidente dell’Institute for Agriculture and Trade Policy -. I loro studi si basano sulle transazioni effettuate e registrate al Chicago Mercantile Exchange, ma l’80% ormai avviene sul mercato Over the Counter e sfugge al controllo del CME».
La riforma Dodd Frank tra le altre cose vuole imporre la registrazione di tutte le transazioni sul mercato Over the Counter per assicurarne la trasparenza, ammesso che la riforma dei commodity markets, dove sono quotati i futures di 28 materie prime, venga approvata. La probabilità che entri in vigore si può quantificare in dollari: Wall Street ha stanziato 350 milioni di dollari per fare pressione sul Parlamento e per finanziare la battaglia legale nei tribunali. «In confronto la commissione per la riforma dei mercati dei futures, la Commodities Futures Trading Commission, ha un budget complessivo di 168 milioni di dollari, una cifra che deve coprire stipendi, spese di cancelleria e affitti, e non lascia molte risorse per combattere l’influenza di Wall Street» commenta Steve Suppan.
Anche se Wall Street venisse sconfitta in tribunale e la riforma Dodd Frank dovesse entrare in vigore, molti temono che, in assenza di un coordinamento a livello internazionale, il mercato dei derivati sulle materie prime si potrebbe spostare su piazze non regolamentate come Dubai o Singapore. «Certo è una possibilità - ammette Steve Suppan - ma per il momento questi mercati sono piccoli, non sono sufficientemente liquidi e soprattutto sono privi di un sistema di regole di condotta che assicurino onestà e trasparenza». Anche gli speculatori sul mercato Over the counter, dice Suppan, infatti hanno bisogno di operare in un sistema ben governato e ben gestito.