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 2012  febbraio 10 Venerdì calendario

«COMPRATE DUE COPIE». L’ULTIMO TENTATIVO DEL «MANIFESTO» —

«Senza fine» era il titolo di ieri, nove grandi caratteri in campo nero che scolpivano insieme paura e speranza. Ancora una volta il manifesto rischia di scomparire dalle edicole. Lo storico quotidiano dell’eresia comunista, fondato nel 1969 e diretto da firme storiche della sinistra come Luigi Pintor, Valentino Parlato, Luciana Castellina, Vittorio Foa, Rossana Rossanda, andrà in liquidazione coatta amministrativa, come deciso il 7 febbraio dal ministero dello Sviluppo per evitare il fallimento. Una brutta, luttuosa espressione che fotografa la «prova cruciale» a cui i tagli alla legge dell’editoria hanno costretto la testata diretta da Norma Rangeri. Il triste annuncio lo ha dato la redazione con un editoriale a tutta pagina dedicato alle «care lettrici e ai cari lettori», chiamati a «una sfida difficile e avvincente». I giornalisti lo dicono in conferenza stampa, il direttore lo rilancia in un video che rimbalza sul web: salvare il manifesto una volta ancora, comprare a partire da oggi due copie al giorno «tutti i giorni», perché nell’origine della storia della testata — scrivono — è racchiuso un germoglio di «vita futura». Nel 2006 il rischio della resa era concreto almeno quanto oggi, ma il giornale fu salvato dalle sottoscrizioni. Nel 2008 un’altra nottata buia e in fondo al tunnel, di nuovo, la luce. Come altre cento testate nazionali e locali il manifesto non potrà chiudere il bilancio del 2011: «Mario Monti e il ministro Passera — denunciano i giornalisti, riuniti in cooperativa contro il mercato "monarca assoluto" — potrebbero riuscire dove Berlusconi e Tremonti hanno fallito». Potrebbero, perché la redazione non molla, si batterà «contro le leggi di un mercato che della libertà d’informazione farebbe volentieri un grande falò» e ha fiducia nei suoi tenacissimi lettori. «Liquidazione non vuol dire chiusura — distilla speranza Parlato in un’affollata conferenza stampa, "addobbata" con le più celebri prime pagine —. Arriverà un liquidatore, vedrà i conti e deciderà. Ma se noi saremo in grado di rialzare le vendite ci sono speranze di continuare a vivere. Se invece le cose continueranno ad andare male, si dovrà vendere la testata...». Non servono solo i soldi, ma anche le idee: «Non ci ha fatto bene il governo dei tecnici, dobbiamo tornare a fare un giornale battente». C’è la solidarietà della Fnsi e c’è quella dei politici, che magari non hanno più il peso di un tempo ma almeno riescono a far sentire la propria voce. Nichi Vendola: «il manifesto è stato ed è uno dei protagonisti dei momenti belli e di quelli meno belli della storia della sinistra italiana. il manifesto ha bisogno di noi e ci siamo e noi abbiamo bisogno del manifesto». Un messaggio di incoraggiamento che si chiude con un appello al premier: «Il governo Monti si muova». Il vicesegretario del Pd, Enrico Letta, promette «un gesto» e affida a Twitter il suo contributo: «il manifesto va salvato. Varie volte non lo condivido. Ma saremmo tutti più poveri...». Non può essere lasciato morire, concordano Matteo Orfini e Francesco Verducci, del dipartimento Cultura e Informazione del Pd: «Il governo sostenga la ricostituzione del fondo per l’editoria. Monti tenga fede all’impegno preso di sostenere i giornali veri». E il senatore Vincenzo Vita rilancia: restare con le mani in mano non si può, «la liquidazione coatta è un segnale di allarme gravissimo».
M. Gu.