NICOLA PINNA, La Stampa 10/2/2012, 10 febbraio 2012
Al miglior offerente la “formula” segreta dei sardi centenari - Il segreto della longevità è in vendita
Al miglior offerente la “formula” segreta dei sardi centenari - Il segreto della longevità è in vendita. E non costa neanche troppo. La cassaforte che custodisce il corredo genetico di migliaia di sardi, compreso quello dei centenari ogliastrini, è la banca del dna creata dalla società Shardna, coinvolta nel clamoroso crac del San Raffaele di Milano. Il frutto di tutto questo studio, per il momento, è al sicuro nel parco scientifico e tecnologico di Pula, anche se presto potrebbe essere messo all’ asta. Le case farmaceutiche hanno già fiutato l’affare: la trattativa parte da una proposta di quattro milioni di euro, ma c’è qualcuno che sembra essere disposto ad alzare la posta in palio. La Regione sarda ora tenta di salvare la banca del dna, ma per evitare la svendita bisognerà trovare al più presto una società che acquisisca e custodisca il patrimonio di Shardna, finita nelle sabbie mobili dei debiti accumulati dal colosso della ricerca fondato e affondato da don Verzé. La cassaforte dei geni è stata esclusa subito dal concordato preventivo e così è finita in liquidazione. La nuova proprietà del San Raffaele non considera interessante, o forse poco remunerativa, l’acquisizione della banca genetica dei sardi e così le multinazionali non sembrano disposte a farsi sfuggire l’occasione per creare chissà quale brevetto e per mettere in vendita l’elisir di lunga vita. Per costruire questo tesoro scientifico, i ricercatori di Shardna (fondata dall’ex governatore Renato Soru, che poi ha ceduto la sua quota al San Raffaele) hanno raccolto migliaia di campioni, facendo il giro dei paesi dell’Ogliastra. Nella terra dei centenari i biologi molecolari, i genealogisti e gli informatici hanno lavorato per anni, coinvolgendo nel più grande studio mai fatto in Italia ben quindicimila persone. Tutti i dati sono stati analizzati e successivamente archiviati. Il lavoro è iniziato nel 2000 e nel giro di alcuni anni è nato il Banco genetico della Sardegna. Per salvarlo l’Assessorato regionale all’Industria ha iniziato nei giorni scorsi la mediazione con il liquidatore e si preoccupa anche di trovare una soluzione per i dipendenti che non ricevono lo stipendio da settembre. Ma se nessuno sarà disposto a continuare a investire sulla ricerca genetica, la società dovrà essere sciolta e il patrimonio venduto. Tutto il ricavato, ovviamente, dovrà essere utilizzato per colmare i debiti della fondazione di don Verzé. Alla Giunta regionale ora chiede un impegno immediato anche il consigliere del Pd, Franco Sabatini: «Si tratta di un patrimonio di inestimabile valore che ha permesso di individuare e approfondire le cause di molte malattie. La banca dati che potrebbe finire sul mercato e essere venduta alla stregua di una merce qualsiasi. Di fronte al rischio che una delle esperienze più significative nel campo della genetica possa concludersi così bruscamente, la classe politica è chiamata a mettere in campo tutte le azioni per evitare che ciò accada». Dopo il tracollo dell’impero di don Verzé in Sardegna è rimasto anche un altro scheletro. L’ospedale gemello del San Raffaele di Milano, già costruito alla periferia di Olbia, è abbandonato a se stesso. Per metterlo in funzione manca poco, ma anche questa struttura è stata esclusa dal concordato preventivo deciso dal Tribunale di Milano. Ora dunque si attende che un’altra società si faccia avanti per acquistare la grande clinica: il Bambin Gesù e il Policlino Gemelli hanno già presentato una proposta, ma prima di firmare le necessarie autorizzazioni l’Assessorato regionale alla Sanità dovrà vederci chiaro.