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 2012  febbraio 10 Venerdì calendario

Un giorno a casa Dimitriu "Meno cibo, niente svaghi con 800 euro non si vive" – ATENE - Oggi è festa grande a casa Dimitriu

Un giorno a casa Dimitriu "Meno cibo, niente svaghi con 800 euro non si vive" – ATENE - Oggi è festa grande a casa Dimitriu. «Guardavo in una vecchia giacca», ci confida sornione Nicos, ex impiegato, oggi licenziato, in una delle due compagnie dell´energia elettrica privatizzate e poi fallite, «e ho scovato in una tasca interna un biglietto da 100 euro. Capisce? 100 euro. Posso pagare la rata del debito, la banca mi potrebbe sbloccare la carta di credito, riuscirò a saldare l´ultima bolletta della luce». Nicos si rabbuia, il sorriso scompare dalla sua faccia. «Forse, potrò fare tutto questo. Ma ora, con le nuove misure che ci richiede la troika, ci pagherò solo la benzina per portare mia moglie al lavoro una settimana: 24 chilometri andata e ritorno». Nicos Dimitriu ha 38 anni, per dodici ha lavorato, da sei mesi è disoccupato. E´ sposato con Maria Gannopulu e hanno due bambini, un maschio e una femmina, di 4 e 5 anni. Fanno parte di quella classe media che paga il prezzo più alto della crisi greca. Abbiamo chiesto di seguirli nella loro vita quotidiana. Per riuscire a capire, nel concreto, cosa significa vivere in un paese che vanta una storia millenaria. E che adesso, dopo i fasti del passato, si ritrova sull´orlo del baratro. L´ex impiegato non si arrende alla malinconia. Vuole godersi questo sprazzo di allegria. Accetta la nostra proposta e ci trascina nel suo quotidiano. Un inizio solare che con il passare delle ore si trasformerà in una nuvola nera e cupa. Montiamo in macchina. Accompagniamo Maria al lavoro. Fa la direttrice in un supermercato e prende 800 euro al mese. «Senza quelli sarebbe la fine», sussurra. Vengono anche i bambini. Bisogna portarli all´asilo. Privato. «Quelli pubblici sono pochi, non bastano per tutti. Lo Stato ti rimborsa metà delle retta: 40 euro al mese». E la casa? «L´affitto è di 420 per 60 metri quadrati. Quartiere popolare. Bisogna poi pensare alla luce, 250 euro a bimestre, oltre alla rata di 168 euro per l´Ici che il proprietario, se vorrà, ti rimborserà». Maria tira fuori il cellulare. Glielo indichiamo: quanto vi costa? «60 euro. Ne abbiamo due. Senza contare il telefono di casa, pacchetto Internet, che sono 55 euro, altre 70 per l´acqua, ancora 70 tra riscaldamento e condominio, 30 per le spese dell´auto». E la benzina, i vestiti dei bambini, i libri, magari un giocattolo? Nicos scuote la testa. «Niente libri, niente giocattoli. Devo pensare al cibo. Spendevo 200 a settimana. Ora ho dimezzato. Ma sono sempre 400 al mese». Siamo arrivati a quasi 1.500 euro. Bilancio passivo. Il disoccupato si accende l´ennesima sigaretta. Tira lunghe boccate nervose. «Lo so bene», aggiunge pigiando sull´acceleratore. «Ho tagliato tutto. Ma ora ci vogliono tagliare il resto. Se hai la fortuna di trovare un lavoro ti danno 470 euro. Come primo impiego. Io prendevo 2.300 euro fino a sei mesi fa: 15 anni di anzianità, sposato, due figli. Lo Stato contribuiva. Ora zac, tutto tagliato. Con le stesse condizioni mi darebbero 1.500. Un poliziotto si deve accontentare di 600 euro». Ma almeno lavora. «Certo. Ma gli altri, quelli del privato, devono accettare tagli del 20-30%. Per 8 ore. Ufficiali. In realtà sono 10. Prendere o lasciare. Un giorno arriva il proprietario dell´azienda e ti dice: rischio di chiudere. Dovete lavorare di più per un salario inferiore. Ma con gli stessi contributi». Silenzio. La macchina sfreccia sulla strada che porta al Pireo. «La colpa è nostra», si sfoga. «Abbiamo smesso di pensare, di decidere. Abbiamo delegato e ci siamo ubriacati nella nostra illusione. Pensavamo di essere ricchi. Eravamo entrati in Europa. Noi spendevamo, gli altri guadagnavano con i titoli tossici. Banche, grande finanza. Adesso siamo arrabbiati, ci tormentiamo, scendiamo in piazza, urliamo la nostra angoscia. Tempo perso». Come se la cava? Nicos blocca l´auto. «Mi arrangio: le faccio vedere». Scende, compra un giornale all´edicola, lo sfoglia, prende la pagina interna e ritaglia alcuni tagliandi. «Ecco come faccio. Il giornale mi è costato 4,25 euro. In cambio mi offre dei bonus. Ogni 20 euro di spesa al supermercato ho 6 euro di sconto. Altro giornale, costo 4 euro. Ogni 20 litri di benzina, 4 euro di sconto. Ci guadagna il giornale, ci guadagno io, ci guadagna il benzinaio e il supermercato. Una giostra. Senza incentivi il mercato non si muove. Lo Stato non ha soldi, la gente è al verde. Ci pensano le aziende: piccoli spunti per far rimettere in moto il commercio. Le banche hanno chiuso i rubinetti, ci lasciano la carta di credito. Senza fondi. Il limite oggi è di 2.000 euro, con il 5% al mese per i costi. Ma dipende dal tuo salario. E poi le tasse, 30%. Prima delle ultime misure fino a 12 mila euro di reddito non si pagavano. Era la soglia minima. Soglia di povertà, la chiamano. Colpisce il 30% della popolazione. I disoccupati sono diventati un milione. Quelli ufficiali». Una vita impossibile. Come farete con i nuovi tagli? Nicos si stringe nelle spalle. Gli occhi dardeggiano rabbia. Guizzano da un lato all´altro della strada. Controlla il traffico che sembra impazzito. «Andrò nei mercati a prezzi popolari. Ne sono nati molti. Con 3 euro fai la spesa. Oppure farò come fanno tanti». Indica un ragazzo su uno scooter, consegna le pizze a domicilio. «Mentre sale nel palazzo gli rubano le altre pizze dal bauletto e scappano. E´ una pratica in aumento. Non è uno sfizio. E´ disperazione».