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 2012  febbraio 10 Venerdì calendario

IL MARITO DELLA CALLAS E I REPERTI RUBATI

Crateri, coppe, anfore: sono diciotto i pezzi archeologici risalenti al periodo compreso tra il VII e il IV secolo a. C., tutti recuperati dalla Guardia di Finanza nei pressi del porto franco di Ginevra e appartenenti a un unico collezionista. «La maggior parte di essi - precisa Massimo Rossi, comandante del gruppo di tutela del patrimonio archeologico - era appartenuta in precedenza a Titta Meneghini, l’ imprenditore marito di Maria Callas, che li conservava nella sua villa in Veneto. Qui era stato intravisto anche un sarcofago, probabilmente proveniente dall’ area archeologica di Paestum, entrato nella collezione Meneghini già negli anni Cinquanta, quindi non si può escludere che l’ imprenditore l’ abbia acquistato in modo lecito, ma omettendone la dichiarazione. Certo è che dopo la sua morte, nel 1981, sia il sarcofago che i vasi sono finiti oltrefrontiera e immessi nel mercato clandestino». Il sarcofago è stato recuperato nel 2009. Le ceramiche, che raffigurano scene orgiastiche con Dioniso, menadi, satiri e amazzoni vengono ora esposte per la prima volta al pubblico. Da oggi e fino all’ 11 marzo si possono ammirare nella mostra «Feste, danze e furori: dal corteo dionisiaco al carnevale», curata dallo stesso maggiore Rossi con Fabrizio Porcaroli e allestita presso i Musei Capitolini. Insieme a un frammento di affresco con satiro danzante, bloccato proprio nei giorni scorsi a Fiumicino mentre lo stavano imbarcando su un volo diretto in Estremo Oriente.
Lauretta Colonnelli