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 2012  febbraio 10 Venerdì calendario

Drogato e disonesto ecco il ritratto dell´Fbi – Quel gran genio di Steve Jobs era anche un gran figlio di buona mamma

Drogato e disonesto ecco il ritratto dell´Fbi – Quel gran genio di Steve Jobs era anche un gran figlio di buona mamma. Non solo si drogava e faceva sesso e figli fuori dal matrimonio: era addirittura «disonesto». C´è scritto nei documenti dell´Fbi che dopo più di vent´anni svelano il lato oscuro del fondatore della Apple: ma anche dell´America. Perché ai federali che spiavano Steve cercandogli qualche macchia, in vista di quell´incarico che il presidente George H. W. Bush stava per appioppargli, uno dei migliori amici dice sereno: sì, ha tutto «ciò che ci vuole per una posizione di alto livello nel governo» - dove «onestà e integrità non sono certo dei prerequisiti». Che ritratto straordinario in queste 191 pagine redatte dopo un´indagine durata sei mesi: dal 21 febbraio al 7 agosto del 1991. I "file" della superpolizia creata da J. Edgar Hoover sono stati desecretati all´indomani della scomparsa - 5 ottobre 2010 - dell´uomo che ha regalato al mondo i computer Apple e l´iPod, l´iPhone e l´iPad. Naturalmente gli invidiosi sono pronti a demolire anche questo. Intendiamoci: nel 1991 Steve era ancora nel mezzo del cammin della sua straordinaria carriera. Con il Macintosh aveva lanciato sul mercato il primo computer facile da usare. Ma nell´85 era stato cacciato dall´azienda che aveva formato. Mentre era sotto inchiesta Steve lottava dunque per la sua nuova avventura: la Pixar. Che solo quattro anni dopo il film "Toy Story" trasformerà nel successone che gli riaprirà le porte della sua Apple nel ´96. Eppure l´uomo che il mondo ha appena salutato come il nuovo Thomas Edison «non è un ingegnere nel vero senso della parola», si legge nelle carte segrete. Sì, «capisce di tecnologia» ma «a livello di base»: che però è quanto basta «per offrire il suo contributo innovativo». Lo stesso Jobs era a conoscenza dell´inchiesta: anche se non dei contenuti. Quando i federali gli chiedono di interrogarlo lui fa fare la fila: e non si concede più di un´ora. Certo doveva essere abbastanza tranquillo visto che poi Bush padre lo nominò comunque in quell´Export Council dove per la verità non si distinse più di tanto. Nelle carte spunta anche un tentativo di ricatto: un pazzo sosteneva di avergli piazzato una bomba e voleva un milione di dollari. Per tutta risposta Steve si rivolse allora, 1985, agli stessi spioni che dopo indagheranno su di lui: e in poco tempo l´Fbi prese il disgraziato. Le parti più succulente sarebbero quelle sulle droghe. Ma è lui stesso a confessare che nella California post-hippy aveva «provato» non solo marijuana e hashish ma anche Lsd. Fino al «cambiamento interiore» - dice un altro amico - «dopo essersi avvicinato al misticismo e alle religioni indiane». Al punto da aver intrapreso «uno stile di vita quasi spartano, un´esistenza monastica». Con un particolare che colpisce: non ci sono ancora i segni della malattia ma il giovane Jobs si chiede «come possa essere utilizzata tutta quella ricchezza quando sarà morto». I federali rintracciano anche Chris Ann-Brennan: è la donna da cui ha la figlia segreta Lisa. I colleghi avvertono l´Fbi: «È pronto a piegare la verità e distorcere la realtà per il conseguimento dei suoi obiettivi». Steve Jobs: santo o demone? Alla luce di ogni nuova notizia nulla diventa più inedito del già edito. E la cosa più divertente spunta rileggendosi la biografia autorizzata di Walter Isaacson. Dove lo stesso Jobs ricorda che aveva dovuto sottoporsi a uno "screening" dell´Fbi. Ma qualche anno prima. E sapete perché? Aveva convinto la National Security Agency - la super agenzia degli spioni - a comprare i suoi computer. Così mentre lo Zio Sam indagava su Steve, era sempre Steve a guadagnarci. Se questo non è un genio: o quell´altra cosa lì.